Il mondo cerca stabilità energetica e la trova, per ora, nel petrolio e nel gas. Mentre la transizione verde procede tra ostacoli e ripensamenti, la sicurezza degli approvvigionamenti torna a dettare l’agenda degli investimenti globali. Secondo una analisi di Tom O’Hara, Investment Director European Equities di GAM, il settore delle energie fossili è entrato in una nuova fase di espansione strutturale, guidata da fattori geopolitici e da una ritrovata consapevolezza dei Governi.
Il contesto macroeconomico è ormai consolidato: dopo il crollo del 2020, la spesa in conto capitale (CapEx) nel settore petrolifero e del gas ha recuperato fino al 60% e si prevede che rimanga robusta. Nonostante l’inflazione dei costi, i tassi di rendimento interni si attestano ancora intorno al 20%. “Il ciclo si riflette negli ordini e nei risultati”, spiega O’Hara, sottolineando come l’ultima stagione degli utili abbia confermato questa tendenza. “In un contesto di incertezza geopolitica, vi sono segnali che indicano che la sicurezza energetica sta iniziando a prevalere sulla transizione energetica”.
Un concetto, quest’ultimo, reso ancora più urgente dalle recenti tensioni in Medio Oriente. “Gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran hanno temporaneamente scosso i titoli azionari, il che è comprensibile per la logistica a breve termine, ma più importante è il quadro generale”, prosegue l’esperto di GAM. “Ogni shock geopolitico di questo tipo sembra acuire la consapevolezza dei ministri dell’energia in Europa, Giappone e Corea sulla necessità di garantire l’approvvigionamento sovrano“.
Questo scenario si traduce in un aumento del lavoro per le società di servizi petroliferi, in particolare nei settori del gas naturale liquefatto (GNL) e dello sviluppo in acque profonde. “Nomi come Saipem e SBM Offshore – evidenzia O’Hara – sulla base dei dati di consenso di Bloomberg, sono scambiati con rendimenti di free cash flow a due cifre, che riteniamo costituiscano una solida base. Se il mercato acquisisse fiducia nella forza e nella durata del ciclo, potrebbe esserci spazio per un rischio al rialzo delle stime relative a ordini, utili e flussi di cassa, con la possibilità di un rialzo dei rating”.
La voce dei protagonisti lungo la catena del valore
Le dichiarazioni raccolte durante la recente stagione di rendicontazione dipingono un quadro di fiducia diffusa. Ecco cosa dicono i manager delle principali aziende del settore:
SBM Offshore. “Poiché l’offerta dai giacimenti esistenti diminuisce naturalmente nel tempo, saranno necessari nuovi sviluppi e in particolare FPSO in acque profonde per colmare il divario tra domanda e offerta… si prevede che per il resto di questo decennio, il 35% della nuova produzione di petrolio proverrà da sviluppi in acque profonde”, ha dichiarato il CEO Øivind Tangen.
Saipem. “Le prospettive a medio termine rimangono molto buone”, ha affermato l’amministratore delegato Alessandro Puliti. “Le compagnie petrolifere nazionali, specialmente in Medio Oriente, sono molto meno soggette nella loro politica di investimenti alla volatilità dei prezzi delle materie prime. E ora vediamo anche il ritorno delle compagnie petrolifere internazionali, che hanno rinviato le loro decisioni finali di investimento dal 2025 al 2026. Le prospettive sono davvero promettenti”.
Technip Energies. Per l’ad Arnaud Pieton, “Il ciclo di investimenti nel gas e nel GNL proseguirà anche nel prossimo decennio, con uno spostamento dell’attenzione dalle preoccupazioni relative all’eccesso di offerta ai rischi di un’ulteriore carenza futura… Ci troviamo in un periodo di domanda strutturale sostenuta per le nostre capacità”. Pieton ha poi aggiunto un passaggio cruciale sul ruolo del gas: “Il gas naturale svolge un ruolo indispensabile in questo contesto. Senza gas non c’è stabilità della rete e senza stabilità della rete non c’è espansione delle energie rinnovabili”.
GTT. Il CEO Francois Michel ha posto l’accento sulla geografia e la geopolitica: “Per ragioni geografiche e geopolitiche (per le ragioni geopolitiche davvero fondamentali), vedremo sempre meno gasdotti e sempre più liquefazione, per garantire una maggiore flessibilità e sicurezza dell’approvvigionamento ai consumatori”.
Vallourec. Philippe Guillemot ha evidenziato le sinergie con il settore geotermico: “I costi di perforazione e dei pozzi rappresentano fino all’80% del costo totale [geotermico]: i significativi miglioramenti nella velocità di perforazione stanno migliorando notevolmente l’economia dei progetti… Stiamo già registrando un aumento significativo delle nostre prenotazioni geotermiche”.
TechnipFMC. Doug Pferdehirt, CEO, ha parlato di un “boom” dell’offshore: “Prevediamo che una quota maggiore della spesa in conto capitale si sposterà verso l’offshore, dove i giacimenti sono prolifici, di alta qualità e accessibili a molti operatori con progetti economicamente interessanti che continuano a migliorare… Il nostro elenco di opportunità sottomarine evidenzia ora circa 29 miliardi di dollari di opportunità, il livello più alto mai registrato”.
Tenaris. Paolo Rocca ha confermato i numeri da record: “Se guardiamo alle stime degli investimenti nel settore offshore profondo per il 2027 e il 2028, i numeri mostrano livelli di investimento nell’ordine dei 120 miliardi di dollari nel 2028, quasi il triplo rispetto ad alcuni degli anni più bassi degli ultimi 2-3 anni. A lungo termine, le prospettive sembrano molto promettenti”.
Maire. Infine, Giovanni Sale, Chief Strategy Officer di Maire, ha riassunto il sentiment generale: “Il confronto geoeconomico è oggi al suo livello più alto degli ultimi decenni e le agende energetiche sono sempre più definite a livello regionale e nazionale… la sicurezza energetica e la politica industriale sono fattori chiave. Il gas rimarrà il pilastro dell’energia per il futuro”.
