Asset allocation: ecco perché inserire (ora) in portafoglio le small cap europee

Negli ultimi anni l’attenzione degli investitori globali si è concentrata quasi esclusivamente sui giganti tecnologici statunitensi. Tuttavia, con valutazioni ormai molto elevate e margini di errore sempre più ridotti, lo scenario potrebbe cambiare. Secondo Hywel Franklin, Head of European Equities di Mirabaud AM, le opportunità più interessanti potrebbero trovarsi altrove: tra le piccole e medie capitalizzazioni europee, spesso trascurate ma ricche di potenziale.

Valutazioni elevate per i big tech

Le grandi società tecnologiche statunitensi hanno guidato i mercati azionari per oltre un decennio, offrendo rendimenti considerevoli. Oggi, però, le loro valutazioni suggeriscono che la fase dei guadagni più semplici potrebbe essere terminata.

“Poiché le valutazioni dei giganti tech USA hanno raggiunto livelli che lasciano poco margine di errore, la storia suggerisce che i guadagni facili su questi titoli sono ormai alle spalle”, osserva Franklin. “Le opportunità più interessanti non si trovano più in quest’area affollata del mercato”.

Secondo l’esperto, questo non significa semplicemente adottare un approccio contrarian o puntare sul valore: indica piuttosto che la crescita globale sta iniziando ad ampliarsi e a coinvolgere nuovi segmenti del mercato.

Il pregiudizio sul mercato europeo

Un luogo comune diffuso tra gli investitori è che il mercato azionario europeo sia composto prevalentemente da settori tradizionali come banche, utilities e industrie mature, con prospettive di crescita limitate.

“Il mito prevalente sui titoli azionari europei è che si tratti di un settore tradizionale, costituito da banche, servizi di pubblica utilità e industrie del vecchio mondo destinate alla stagnazione”, afferma Franklin. “Questa percezione è una lettura fondamentalmente errata dell’ecosistema”.

In realtà, se gli indici delle grandi capitalizzazioni tendono ad avere una composizione più tradizionale, il segmento delle small e mid cap rappresenta un vero motore di innovazione per il continente.

I “campioni di nicchia”

Molte piccole aziende europee sono leader globali in mercati altamente specializzati, pur restando quasi sconosciute al grande pubblico degli investitori.

“Si tratta dei campioni di nicchia, società altamente specializzate e agili che dominano i mercati di nicchia globali”, spiega Franklin. “Dall’automazione industriale ad alta precisione alla diagnostica medica all’avanguardia, queste aziende spesso detengono una quota di mercato dominante nelle rispettive nicchie globali”.

La loro dimensione relativamente contenuta rappresenta un vantaggio competitivo. Un’impresa specializzata con una capitalizzazione di qualche centinaio di milioni può incrementare significativamente i propri utili semplicemente espandendosi in nuovi mercati o introducendo innovazioni di prodotto.

Agilità e resilienza

Secondo Franklin, la scala operativa delle small cap europee permette loro di crescere più rapidamente rispetto ai colossi globali.

“A differenza dei giganti da mille miliardi di dollari, che necessitano di cambiamenti radicali nel contesto macroeconomico per fare davvero la differenza, un produttore specializzato può aumentare notevolmente i propri guadagni conquistando nuovi territori o lanciando un prodotto innovativo”.

Inoltre, molte di queste aziende operano con una forte base domestica e catene di approvvigionamento più snelle. Questo le rende relativamente meno esposte alle tensioni geopolitiche e commerciali che spesso influenzano le multinazionali.

Il vuoto informativo

Se i fondamentali di queste aziende sono solidi, perché rimangono poco valorizzate? Per Franklin la risposta è legata alla mancanza di copertura da parte degli analisti.

“Nell’ultimo decennio le risorse di ricerca si sono concentrate sempre più sulle large cap, lasciando migliaia di piccole imprese con una copertura analitica minima o nulla”, sottolinea. “Mentre un gigante tecnologico globale può essere seguito da 40 o 50 analisti, un leader di nicchia europeo può averne meno di tre”.

Questo crea un’inefficienza di mercato che gli investitori attivi possono sfruttare. La scarsità di informazioni e analisi significa che il prezzo delle azioni spesso non riflette pienamente i fondamentali delle società.

“Questo divario informativo non rappresenta solo una mancanza di rumore, ma anche una riserva di alfa per coloro che sono disposti ad analizzarlo in profondità”, aggiunge Franklin.

Un momento favorevole per la rivalutazione

Il contesto macroeconomico potrebbe ora favorire una rivalutazione del segmento delle small cap europee. Storicamente, questi titoli tendono a reagire con forza dopo lunghi periodi di sottoperformance.

“Attualmente stiamo uscendo da uno dei periodi in cui le small cap sono state maggiormente trascurate dagli operatori di mercato”, afferma Franklin, ricordando come negli ultimi anni il settore abbia sofferto per l’aumento dei tassi di interesse, l’incertezza energetica e la fuga verso la sicurezza percepita dei mercati statunitensi.

Tuttavia, il quadro sta cambiando.

“Con il ridursi del divario di crescita tra Stati Uniti ed Europa e con previsioni di convergenza della crescita reale del PIL entro il 2027, l’importanza della diversificazione geografica diventa sempre più evidente”, osserva.

Dalla crescita a qualsiasi prezzo alla qualità

Secondo Franklin, i mercati stanno entrando in una nuova fase, in cui non conta solo la crescita ma anche il prezzo pagato per ottenerla.

“Stiamo assistendo ai primi segnali di un cambiamento di regime, in cui il mercato inizia a penalizzare le operazioni eccessivamente concentrate e con valutazioni elevate e a premiare le società con margini duraturi e punti di ingresso interessanti”.

In questo contesto, le small cap europee potrebbero tornare protagoniste.

“Dopo anni in cui sono state oscurate dai giganti tech, oggi si trovano in una posizione unica”, conclude Franklin. “Per gli investitori attenti, rappresentano un’opportunità per intercettare la prossima fase della crescita globale”.