Secondo una ricerca di State Street, invecchiamento demografico, tecnologia e nuovi modelli di lavoro stanno cambiando gli equilibri dei sistemi pensionistici. Anche l’Italia affronta sfide strutturali e spazi di innovazione.
I sistemi pensionistici di tutto il mondo stanno attraversando una fase di trasformazione profonda. A spingerla sono dinamiche demografiche, economiche e tecnologiche che stanno mettendo sotto pressione i modelli tradizionali e aprendo nuove opportunità per il settore finanziario. È quanto emerge da “Reimagining Retirement”, una nuova serie di ricerche pubblicata da State Street che analizza come le principali forze macroeconomiche stiano ridefinendo il futuro della previdenza.
Lo studio prende in esame 15 Paesi tra Nord America, Europa, Asia-Pacifico, America Latina e Medio Oriente, inclusa l’Italia, e individua cinque fattori chiave che stanno ridefinendo i sistemi pensionistici: l’invecchiamento della popolazione, i cambiamenti socioeconomici – tra cui la crescita della gig economy – la discontinuità tecnologica, l’aumento della longevità e le crescenti pressioni fiscali.
Nonostante le differenze tra i modelli nazionali, secondo il report molti sistemi stanno convergendo verso soluzioni simili, caratterizzate da piani a contribuzione definita più trasferibili e da meccanismi di decumulo flessibili, pensati per garantire redditi pensionistici più sostenibili nel tempo.
Italia tra spesa elevata e cambiamenti demografici
In questo scenario globale, anche il sistema pensionistico italiano sta attraversando una fase di evoluzione. L’Italia rimane tra i Paesi dell’OCSE con la più alta spesa pensionistica pubblica, pari a circa il 16% del prodotto interno lordo, mentre oltre 10 milioni di pensionati dipendono principalmente dal sistema pubblico gestito dall’INPS.
La sostenibilità del modello a ripartizione è però messa sotto pressione da diversi fattori strutturali. Tra questi, l’invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite e la progressiva riduzione del rapporto tra lavoratori attivi e pensionati. A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono la diffusione di carriere lavorative discontinue e la crescita del lavoro autonomo, che tendono a ridurre la base contributiva.
Previdenza complementare ancora limitata
In questo contesto cresce il ruolo potenziale della previdenza complementare. Nel 2024 i fondi pensione in Italia contavano quasi 10 milioni di aderenti e un patrimonio complessivo di circa 243 miliardi di euro, pari a circa il 10% del PIL.
La diffusione di questi strumenti, tuttavia, rimane concentrata soprattutto nelle grandi imprese, tra i lavoratori con livelli di istruzione più elevati e nelle aree economicamente più dinamiche del Paese. Anche la previdenza individuale, basata sui piani individuali pensionistici, resta limitata nella diffusione.
Tra i principali ostacoli vengono indicati commissioni relativamente elevate, strategie di investimento spesso conservative e incentivi fiscali considerati poco attrattivi, fattori che ne riducono l’interesse soprattutto tra giovani e lavoratori autonomi.
Digitalizzazione e innovazione nel sistema
Nonostante queste criticità, il sistema previdenziale italiano mostra segnali di modernizzazione. L’accesso digitale ai servizi pubblici, ad esempio attraverso la piattaforma MyINPS, sta contribuendo ad aumentare le aspettative degli utenti in termini di semplicità e trasparenza.
Parallelamente, l’ecosistema dei fondi pensione evidenzia spazi di innovazione nella gestione digitale delle posizioni degli iscritti, nell’integrazione dei dati e nei modelli di consulenza e distribuzione, oggi ancora largamente dominati dal canale bancario.
Le nuove opportunità per il settore finanziario
Secondo la ricerca, le profonde trasformazioni in atto stanno creando nuovi spazi di sviluppo per l’industria dei servizi finanziari. Il report individua infatti diversi “value pool”, ovvero aree di opportunità in cui gli operatori possono generare valore affrontando le sfide legate all’invecchiamento della popolazione e alla sostenibilità dei sistemi pensionistici.
In questo scenario, il successo non dipenderà tanto da singoli prodotti quanto dalla capacità delle istituzioni di progettare e coordinare sistemi completi che integrino architettura dei piani, consulenza e gestione operativa su larga scala.
La sfida per l’Italia, conclude lo studio, sarà rafforzare la sostenibilità del sistema pubblico e allo stesso tempo ampliare l’accesso e l’attrattività della previdenza complementare, trasformando un modello storicamente centrato sul primo pilastro pubblico in un sistema più equilibrato e resiliente rispetto ai cambiamenti demografici ed economici.
