Oltre l’incertezza: i fondamentali che tengono in piedi i mercati

In un’epoca in cui l’informazione viaggia alla velocità della luce e i titoli negativi catturano l’attenzione, mantenere la lucidità per un investitore è diventata un’impresa eroica. Eppure, in questo 2026 segnato dall’incertezza, c’è chi invita a guardare oltre il rumore di fondo. Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, traccia un’analisi dettagliata e sorprendentemente ottimista sullo stato di salute dei mercati, mettendo in guardia dal farsi distrarre dal “flusso incessante di titoli”.

Il fascino discreto dei fondamentali

Il punto di partenza dell’analisi di Tognoli è quasi filosofico: in un mondo iperconnesso, l’investitore deve saper distinguere il segnale dal rumore.

“Nell’odierna economia dell’attenzione, è facile farsi distrarre dal flusso incessante di titoli (solitamente negativi) dei media. Tuttavia, come investitori, in periodi di forte incertezza, è importante ricordare che i fondamentali sottostanti sono quello che in ultima analisi guida l’economia e i mercati.”

Secondo l’esperto, sebbene i rischi geopolitici e macroeconomici siano sotto gli occhi di tutti, la struttura portante dell’economia regge. Un fatto positivo, dice, “che non tende a diventare virale o a finire in prima pagina”.

La svolta dell’IA: timori e realtà di mercato

Uno dei temi caldi è senza dubbio l’Intelligenza Artificiale, fonte di enormi aspettative ma anche di crescenti paure. Dall’impatto sull’occupazione dei “colletti bianchi” al rischio di una bolla speculativa, il cosiddetto “muro della preoccupazione” appare sempre più alto.

“Come suggerisce la recente volatilità, l’IA è ora accompagnata da una lunga lista di timori, che spaziano dalla convinzione che l’IA ‘agente’ porterà ad una disoccupazione di massa tra i colletti bianchi e ad una recessione globale, al timore che un’adozione limitata dell’IA si tradurrà in un massiccio eccesso di investimenti.”

Eppure, i dati di mercato raccontano una storia diversa. Nonostante le tensioni sul comparto tecnologico, l’S&P 500 resiste. Il merito, spiega Tognoli, è di un “allargamento” del mercato senza precedenti.

“Finora, nel 2026, l’S&P 500 equi-pesato ha sovraperformato la sua controparte ponderata per capitalizzazione di mercato con il margine più ampio dal 1992. L’ampiezza del mercato è a livelli record, con oltre 320 società dell’S&P 500 che da inizio anno stanno sovraperformando l’indice generale (e tra queste non figura nessuna delle ‘Magnifiche 7’).”

Questa forza diffusa, al di là del solo comparto tech, è la chiave di volta che tiene l’indice generale a un passo dai massimi storici.

Dazi e incertezza: una nuova normalità

Il 2026 si porta dietro l’eredità delle turbolenze commerciali del 2025. La questione dazi, lungi dall’essere risolta, si è semplicemente trasformata. La recente decisione della Corte Suprema ha spostato il baricentro dalle misure d’emergenza a strumenti più articolati, ma l’incertezza rimane una costante.

“È probabile che autorità alternative all’IEEPA mantengano l’aliquota tariffaria effettiva ben al di sopra della media registrata prima del 2025. Nel frattempo, lunghe indagini specifiche per settori e paesi renderanno l’attuazione dei dazi più macchinosa.”

Tuttavia, Tognoli invita a non sottovalutare la resilienza del sistema. Nonostante lo scossone del cosiddetto “Giorno della liberazione”, le grandi imprese americane hanno continuato a macinare utili record. Nel quarto trimestre del 2025, la crescita degli utili per l’S&P 500 è stata del 14% su base annua, “il quinto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra, ovvero la serie più lunga dal 2018”.

La tenuta dei consumatori (anche quelli a basso reddito)

Un’altra grande paura che attraversa i mercati è la salute dei consumatori, messa a dura prova dall’inflazione. La spesa, è vero, è diventata “top-heavy”, polarizzata verso i redditi più alti e gli over 55. Eppure, i dati della Federal Reserve dipingono un quadro sorprendentemente solido.

“I dati della Fed continuano a suggerire che i bilanci delle famiglie siano solidi, non solo nel complesso o tra le famiglie più ricche, ma in tutte le fasce di reddito. Nello specifico, il debito come quota del patrimonio netto delle famiglie appartenenti al 20% inferiore per reddito si attesta attualmente al 16,1%, il livello più basso dal 1999.”

Una fotografia che smentisce gran parte della narrativa dominante, mostrando un consumatore che, pur sotto pressione, parte da basi patrimoniali storicamente solide.

“Sell America”? Più fumo che arrosto

Infine, l’analisi smonta un altro luogo comune: la presunta fuga degli investitori stranieri dagli Stati Uniti. Un tema caldo nel 2025, tornato d’attualità con il recente calo del dollaro.

“Come nel 2025, la narrazione secondo cui gli investitori stranieri starebbero abbandonando gli asset statunitensi a causa di sviluppi macroeconomici o geopolitici ha dominato i titoli dei giornali quest’anno. Eppure, c’è stata scarsa evidenza di ciò”.

I dati del Tesoro mostrano l’esatto contrario: nel 2025 gli acquisti netti di attività finanziarie USA a lungo termine da parte di stranieri hanno toccato il record di 1.550 miliardi di dollari, in aumento del 31% rispetto all’anno precedente. Per Tognoli, il calo del dollaro è da attribuire più a strategie di copertura del rischio da parte di investitori asiatici ed europei, dopo un decennio di rally della valuta, che a un vero e proprio abbandono.

“A conti fatti, l’operazione ‘sell America’ sembra quindi essere stata più fumo che arrosto. Non lasciatevi influenzare dal timore che gli investitori stranieri abbiano rinunciato agli asset statunitensi.”

In conclusione, l’analisi di Cfo Sim invita a una prudente fiducia. Tra le pieghe di un’informazione spesso urlata, i fondamentali continuano a disegnare un percorso di crescita, seppur in un contesto di “nuova normalità” fatto di dazi e volatilità.