Investimenti e nuovo ordine globale: ecco perché il Giappone torna protagonista

Il Giappone è stato uno dei principali beneficiari dell’ordine mondiale nato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un sistema costruito sulle macerie del conflitto e pensato per evitare gli errori compiuti dopo la Prima Guerra Mondiale.

“Il Giappone è stato un grande beneficiario del vecchio ordine mondiale, oggi messo in discussione da nuove forze politiche emerse dal fallimento di quel sistema nel rispondere ai bisogni di un numero crescente di persone”, osserva Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim.

Dopo la devastazione del conflitto, che in Giappone raggiunse livelli tra i più drammatici al mondo, le potenze vincitrici decisero di adottare un approccio diverso rispetto a quello seguito con la Germania dopo il primo conflitto mondiale. A ispirare questa svolta fu anche il pensiero di John Maynard Keynes, che nel saggio Le conseguenze economiche della pace aveva messo in guardia contro le riparazioni punitive imposte alla Germania dal Trattato di Versailles.

L’idea che prosperità condivisa e stabilità economica fossero la base per una pace duratura guidò la costruzione del nuovo assetto globale. Il piano funzionò: nei 45 anni successivi il Giappone e la Germania divennero rispettivamente la seconda e la terza economia mondiale.

Bretton Woods e il ruolo del dollaro

Il nuovo ordine prese forma con gli accordi di Conferenza di Bretton Woods, da cui nacquero il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e il sistema commerciale del General Agreement on Tariffs and Trade. A questi si aggiunse l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Uno dei nodi centrali del dibattito fu il sistema monetario internazionale. Keynes proponeva una valuta globale gestita da una banca centrale sovranazionale, mentre la posizione americana – sostenuta da Harry Dexter White – prevalse, sancendo il dollaro come valuta di riferimento ancorata all’oro a 35 dollari l’oncia.

“Quel dibattito anticipava il problema strutturale degli squilibri commerciali: come gestire i Paesi che accumulano surplus persistenti e come evitare tensioni sistemiche”, spiega Tognoli.

Il boom giapponese e la bolla degli anni ’80

Il Giappone sfruttò il sistema per costruire enormi eccedenze commerciali fino agli anni Ottanta. Al culmine del boom, le valutazioni degli asset giapponesi raggiunsero livelli estremi: i terreni del Palazzo Imperiale di Tokyo venivano valutati, secondo alcune stime dell’epoca, più dell’intero patrimonio immobiliare della California. Le azioni giapponesi rappresentavano la quota maggiore dei mercati azionari globali.

L’amministrazione Reagan intervenne per correggere gli squilibri, anche spingendo la produzione automobilistica giapponese verso gli Stati Uniti. Fu il primo grande problema di disallineamento commerciale nel sistema postbellico.

Dalla stagnazione al nuovo equilibrio

Dopo lo scoppio della bolla nei primi anni Novanta, il Giappone ha vissuto decenni di crescita debole. Eppure resta uno dei Paesi più ricchi al mondo e il principale detentore estero di titoli del Tesoro statunitense.

“Tassi bassi e yen debole hanno favorito enormi flussi di capitali in uscita, anche attraverso il carry trade”, sottolinea Tognoli. “Ma il nuovo ordine mondiale implica un riequilibrio: meno dipendenza dai surplus commerciali e maggiore focus su crescita e investimenti interni”.

Secondo le stime di valore equo, lo yen sarebbe oggi sottovalutato. Un eventuale rientro dei capitali potrebbe sostenerne il recupero.

Riforme di governance e svolta monetaria

Negli ultimi anni Tokyo ha accelerato le riforme di corporate governance, a partire dal Codice adottato nel 2015. La Borsa ha intensificato la pressione sulle società con valutazioni inferiori al valore contabile, chiedendo piani di miglioramento del capitale e maggiore tutela degli azionisti di minoranza.

“In sintesi, il vecchio sistema che favoriva gli insider è stato progressivamente riformato per rendere il mercato più attraente per gli investitori”, afferma Tognoli.

Parallelamente, dopo una lunga lotta contro la deflazione, la Banca del Giappone ha raggiunto il target d’inflazione del 2% e ha avviato una fase di rialzo dei tassi. La normalizzazione monetaria rende più interessanti gli investimenti domestici e potrebbe favorire il rimpatrio dei capitali.

Invecchiamento, IA e prospettive per i mercati

Il Giappone è stato il primo grande Paese a confrontarsi con l’invecchiamento della popolazione, una sfida oggi diffusa in tutto il mondo sviluppato. L’intelligenza artificiale potrebbe offrire soluzioni decisive.

“Crediamo che il Giappone sia in prima linea nello sviluppo di tecnologie capaci di rispondere ai problemi delle società che invecchiano”, osserva Tognoli.

Tra una valuta potenzialmente più forte, un mercato azionario in fase di rilancio dopo decenni di stagnazione e un quadro politico relativamente stabile, gli analisti guardano con interesse alle azioni giapponesi in un’ottica di portafoglio diversificato.

“In un contesto globale segnato da divisioni politiche, il Giappone sembra avere le condizioni per adattarsi al nuovo ordine mondiale con maggiore rapidità rispetto ad altri Paesi”, conclude Tognoli.