L’entusiasmo per il rally azionario guidato dall’intelligenza artificiale resta elevato e, per molti aspetti, giustificato. Ma anche i mercati Toro più longevi, soprattutto quelli alimentati da ondate di innovazione rapida, possono rallentare. In questo contesto, secondo Mark Casey, gestore di Capital Group, i dividendi tornano al centro dell’attenzione come fattore di stabilità.
“Quando la musica si ferma, i dividendi, in quanto moltiplicatori silenziosi, possono aiutare i portafogli a rimanere in linea con gli obiettivi di lungo periodo”.
Storicamente, i dividendi hanno fornito un contributo rilevante non solo nelle fasi espansive dei mercati, ma anche – e soprattutto – nell’attenuare l’impatto delle correzioni.
La lezione dei cicli ribassisti
Un’analisi dei cicli passati offre indicazioni preziose. Nei precedenti mercati ribassisti, i titoli con dividend yield più elevato hanno sovraperformato l’indice generale in misura solo marginale. Tuttavia, in momenti chiave di stress, la loro funzione difensiva è emersa con maggiore chiarezza.
Dal picco successivo alla bolla tecnologica di fine anni Novanta fino al 2002, i titoli a dividendo sono riusciti a generare rendimenti positivi, mentre molte società tecnologiche e l’indice generale registravano flessioni significative.
In altre parole, nelle fasi di forte ricalibrazione delle valutazioni, il flusso cedolare ha rappresentato una componente essenziale del rendimento totale.
Distribuzioni globali ai massimi
Oggi la distribuzione dei dividendi a livello globale ha raggiunto nuovi massimi storici. A trainare la crescita è soprattutto il comparto finanziario, con le compagnie assicurative che evidenziano la dinamica più sostenuta.
All’interno del settore, anche banche e società finanziarie diversificate hanno aumentato le distribuzioni, così come le aziende di software e servizi IT. L’eccezione arriva dal segmento dei semiconduttori, dove un importante produttore statunitense di chip ha sospeso i dividendi.
Europa in evidenza, emergenti da monitorare
A livello geografico, le banche europee si sono distinte per la solidità delle politiche di distribuzione. Anche l’area del Pacifico ha mostrato resilienza, mantenendo un profilo relativamente stabile.
Diversa la situazione nei mercati emergenti, dove il quadro appare meno uniforme. In particolare, il comparto energetico in alcune aree di India e Brasile presenta rischi di revisione al ribasso dei pagamenti. Negli Stati Uniti, la dinamica dei dividendi potrebbe risultare leggermente più debole, anche se le dichiarazioni di fine anno potrebbero ancora modificare lo scenario.
Crescita attesa nel 2025 e oltre
Nonostante ostacoli come i dazi, un mercato del lavoro statunitense meno tonico e un’inflazione persistente, il trend dei dividendi appare solido.
“Il nostro studio indica una crescita del 5% per l’intero 2025 e un livello più elevato di distribuzioni globali”.
Guardando al 2026, i venti di coda strutturali per l’azionario globale dovrebbero restare favorevoli. La rinascita industriale, insieme ai progressi nell’intelligenza artificiale e nella sanità, potrebbe sostenere ulteriormente la crescita degli utili societari.
Nel complesso, lo scenario attuale combina innovazione accelerata e flussi di reddito affidabili. In questa fase di mercato, i dividendi non si pongono in alternativa ai temi di crescita, ma li affiancano, aggiungendo resilienza nei momenti di ricalibrazione e contribuendo alla costruzione di rendimenti sostenibili nel lungo periodo.
