Usa: mercato in equilibrio precario tra crescita, inflazione e dazi

Le prospettive per l’economia e i mercati statunitensi possono essere riassunte con tre parole chiave: Bifurcation, Broadening e Balance. Tre concetti che fotografano una fase di transizione complessa, sospesa tra segnali di rafforzamento e nuove incognite.

A delineare il quadro è Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, che sintetizza così l’attuale scenario: “Le prospettive per l’economia e i mercati statunitensi negli ultimi mesi possono essere riassunte da quelle che diversi analisti chiamano le tre B: Bifurcation, Broadening e Balance, tutte nel contesto di un delicato equilibrio economico”.

Bifurcation: un’economia a K

Negli ultimi tre anni gli Stati Uniti hanno vissuto una fase di marcata biforcazione economica, la cosiddetta economia a K. Da un lato imprese e consumatori favoriti da tassi elevati, dall’altro soggetti penalizzati dal costo del denaro.

“La biforcazione, innescata dalla decisione della Fed di aumentare il tasso di interesse di riferimento dallo 0,25% nel marzo 2022 fino al 5,5% nel luglio 2023, è stata aggravata dalla rapida ascesa dell’intelligenza artificiale, con ingenti investimenti nel settore che hanno spinto i Magnifici Sette e altri vincitori della tecnologia a raggiungere nuovi traguardi”, osserva Tognoli.

Il risultato è stato un mercato azionario concentrato su pochi grandi nomi tecnologici, capaci di catalizzare capitali e performance, ampliando il divario rispetto al resto del listino.

Broadening: l’allargamento dei mercati

Negli ultimi mesi, però, qualcosa è cambiato. La Federal Reserve ha tagliato i tassi per un totale dell’1,75% dal 2024 e questo ha innescato un progressivo allargamento del mercato.

“Più di recente, l’economia e i mercati, storicamente ristretti, hanno iniziato a mostrare graduali segnali di ampliamento”, spiega Tognoli. I titoli a piccola e media capitalizzazione hanno sovraperformato il mercato più ampio, segnando una netta inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti, con gli investitori che hanno iniziato a ruotare dai grandi tecnologici verso società più cicliche e sensibili all’andamento economico.

Anche la reazione alla recente sentenza della Corte Suprema sui dazi ha confermato questa dinamica: rally degli indici, nuovi massimi per le mid cap e stabilità del mercato dei Treasury, con il rendimento del decennale al 4,08%, oltre 70 punti base in meno rispetto a un anno fa.

Balance: crescita, inflazione e lavoro in tensione

Resta però il tema centrale dell’equilibrio. “Gran parte di questo ottimismo rimane in un delicato equilibrio in mezzo a un tiro alla fune di tensioni tra una crescita economica costante, una persistente debolezza del mercato del lavoro e un’inflazione ostinata, che rimane bloccata al di sopra dell’obiettivo del 2% della Fed ormai dalla fine del 2023”, sottolinea Tognoli.

L’ultimo dato sul Pil del quarto trimestre 2025 ha mostrato una crescita annua dell’1,4%, ben al di sotto del 2,8% atteso. A pesare sono stati la storica chiusura del governo federale di 43 giorni, il rallentamento dei consumi e un’inflazione che fatica a rientrare.

L’indice Pce di dicembre 2025 è salito al 3% su base annua, in accelerazione rispetto al 2,8% dei mesi precedenti e sostanzialmente invariato rispetto a fine 2024. Un livello ancora lontano dal target del 2%, segno che negli ultimi due anni i progressi verso la stabilità dei prezzi sono stati limitati.

L’incognita dei dazi e il fronte geopolitico

A complicare il quadro si aggiunge la sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato illegittimo l’utilizzo dell’International Emergency Economic Powers Act per imporre dazi. Una decisione che ha lasciato in sospeso miliardi di entrate tariffarie e aperto nuovi interrogativi.

Secondo le stime del Penn Wharton Budget Model, circa 175 miliardi di dollari di entrate già riscosse potrebbero essere soggette a rimborsi. Senza i dazi IEEPA, l’aliquota tariffaria effettiva media scenderebbe al 9,1%, il livello comunque più alto dal 1946, escluso il 2025. Con i nuovi dazi del 15% annunciati ai sensi del Trade Act del 1974, la tariffa effettiva salirebbe al 13,7% per i prossimi 150 giorni, salvo proroghe del Congresso.

Sul fondo restano i rischi geopolitici, dalle tensioni tra Stati Uniti e Iran alle incertezze sugli accordi commerciali con i principali partner, oltre ai dubbi sulla sostenibilità della spesa per l’intelligenza artificiale.

Diversificazione come bussola

Nonostante le incognite, la politica monetaria si è spostata in territorio più accomodante e la politica fiscale, dopo il freno rappresentato dalla chiusura del governo nel quarto trimestre 2025, è tornata a sostenere la crescita. L’Hutchins Center stima che il One Big Beautiful Bill Act e la ripresa della spesa federale possano aggiungere circa tre punti percentuali al Pil nel primo trimestre 2026.

Ma l’equilibrio resta fragile. “Siamo consapevoli che l’incertezza rimane elevata in questo periodo di delicato equilibrio. Tuttavia, vale anche la pena sottolineare che nulla è mai certo al 100% quando si tratta di investimenti. Continuiamo quindi a sostenere i vantaggi della diversificazione come rimedio collaudato all’incertezza e l’utilizzo di un portafoglio ben bilanciato per affrontare diversi contesti economici”, conclude Tognoli.

In un contesto in cui biforcazione, allargamento e bilanciamento convivono, la parola d’ordine per gli investitori resta prudenza, senza rinunciare alle opportunità offerte da un mercato in trasformazione.