Mentre i mercati globali continuano a scommettere sull’intelligenza artificiale e sulla resilienza dell’economia americana, qualcuno comincia a guardare oltre il consenso. Secondo Axel Botte, Head of Market Strategy di Ostrum AM (affiliata di Natixis IM), il 2026 potrebbe segnare una svolta per il dollaro e per la stessa narrativa dell’«eccezionalismo statunitense».
«Occorre ripensare l’eccezionalità degli Stati Uniti e la politica di copertura del dollaro» avverte Botte, che spiega: «Il biglietto verde dovrà probabilmente affrontare ostacoli strutturali per gli anni a venire. Un’analisi che suona come un campanello d’allarme per chi continua a vedere nella valuta americana il rifugio per eccellenza».
Eppure, nel breve termine, il quadro resta complesso. «La narrativa e i fattori trainanti del mercato appaiono incerti», ammette l’analista. Da un lato, i dati macroeconomici sostengono ancora gli Stati Uniti: «Le previsioni di consenso sulla crescita del PIL statunitense sono del 2,3% nel 2026, rispetto all’1,3% dell’area Euro». Dall’altro, la grande scommessa sull’intelligenza artificiale continua a mobilitare capitali senza precedenti. «L’attuale corsa all’AI con la Cina stimola la spesa per investimenti delle aziende tecnologiche statunitensi – fino a 650 miliardi di dollari nel 2026 per le grandi aziende tecnologiche – alimentando le aspettative di un aumento sostenuto della produttività. L’adozione dell’intelligenza artificiale in tutti i settori economici trasformerà il modello di business».
Una trasformazione che non sarà indolore. «Naturalmente, nella corsa all’intelligenza artificiale ci saranno vincitori e vinti – sottolinea Botte –. Alcuni business subiranno sconvolgimenti e gran parte del capitale attualmente impiegato dovrà essere svalutato». Il rischio, per i mercati azionari, è quello di una selezione sempre più severa. «Gli investitori potrebbero continuare ad acquistare sulla scia dell’entusiasmo per l’IA, anche se potrebbero diventare più selettivi lungo il percorso. Le notizie negative derivanti da un mercato del credito privato sotto pressione potrebbero colpire alcune parti dei mercati azionari statunitensi, compreso il settore del software».
Ma è sul dollaro che l’avvertimento si fa più netto. «La forza del dollaro è andata di pari passo con il vantaggio comparativo degli Stati Uniti in materia di tecnologia. Le prospettive del biglietto verde dipendono quindi dalla volontà degli investitori azionari esteri di coprire il loro rischio sul dollaro stesso». Finora, spiega Botte, «gli afflussi di capitali dall’estero non sono stati coperti in larga misura dal rischio di cambio». Ma il contesto sta cambiando. «La copertura del dollaro ha ancora un costo, poiché il tasso dei Fed fund, compreso tra il 3,50% e il 3,75%, rimane elevato rispetto ai tassi di interesse in Europa, Giappone e nella maggior parte dei paesi del G10».
Con la ripresa della politica di riduzione dei tassi da parte della Fed – attesa proprio in risposta alla debolezza del mercato del lavoro – «la domanda di copertura potrebbe aumentare». E i differenziali di tasso si assottigliano: «Il carry sul dollaro scenderà a circa 100 punti base rispetto all’Euro e diventerà negativo rispetto alla sterlina e al dollaro australiano quest’anno».
A pesare, però, non sono solo i fattori tecnici. La politica commerciale dell’amministrazione Trump ha lasciato cicatrici profonde. «I dazi e gli accordi commerciali coercitivi hanno costretto i partner commerciali degli Stati Uniti a cercare altri accordi internazionali. In questo processo, la legittimità del dollaro come ancora monetaria è stata messa in discussione». Per Botte, il segnale più preoccupante è arrivato dal cosiddetto fenomeno “Sell America”: «Ha dimostrato che il dollaro non è più la valuta rifugio».
E mentre il Segretario al Tesoro Scott Bessent – «sa bene che il Paese non può permettersi una crisi di fiducia» – cerca di mantenere la barra dritta su conti pubblici e debito, l’eccezionalità americana viene messa alla prova proprio sul suo terreno più avanzato.
«Anche il boom dell’intelligenza artificiale è oggetto di un maggiore scrutinio da parte degli investitori», conclude Botte. Il corollario, per chi investe, è una raccomandazione implicita alla prudenza: «I flussi di copertura del dollaro potrebbero aumentare e le misure di valutazione suggeriscono che il biglietto verde ha margine per un aggiustamento al ribasso».
