Asset allocation, attenzione alle tre forze globali che plasmeranno l’economia nei prossimi anni

Nel pieno di una fase di profonda trasformazione dell’economia mondiale, sono tre le direttrici destinate a incidere in modo strutturale su crescita, inflazione e mercati finanziari: intelligenza artificiale, riorganizzazione del commercio internazionale e tensioni geopolitiche. A delineare il quadro è Richard Flax, Cio di Moneyfarm, secondo cui queste dinamiche non rappresentano fenomeni transitori ma veri e propri cambiamenti di regime.

“Non siamo di fronte a fattori ciclici, ma a forze strutturali che plasmeranno il contesto macroeconomico per anni”, osserva Flax.

Cosa aspettarci nel 2026 sui mercati secondo Moneyfarm

A un anno dalle prime valutazioni sul potenziale dell’intelligenza artificiale, le evidenze mostrano che molte imprese stanno già beneficiando di significativi aumenti di efficienza, mentre il ritmo di sviluppo delle applicazioni resta sostenuto.

“L’AI non è un tema tattico legato alle trimestrali delle Big Tech, ma il motore potenziale di una trasformazione industriale profonda”, afferma Flax.

L’intelligenza artificiale si configura come tecnologia di uso generale, paragonabile per impatto all’elettricità o a Internet. A differenza delle rivoluzioni precedenti, però, presenta due caratteristiche distintive: la capacità di sostituire su larga scala anche il lavoro cognitivo e creativo e una velocità di adozione molto più rapida.

Le prime stime indicano guadagni di produttività tra il 15% e il 20%, equivalenti a un risparmio di tempo pari a una giornata lavorativa a settimana. Tuttavia, l’adozione piena resta limitata e molte aziende si trovano ancora in una fase sperimentale.

“Anche ipotizzando incrementi inferiori alle stime più ottimistiche, i benefici resterebbero significativi in termini di margini, salari reali e crescita potenziale”, sottolinea Flax.

Sul fronte occupazionale, le proiezioni del World Economic Forum indicano un saldo netto positivo entro il 2030, con 170 milioni di nuovi posti di lavoro a fronte di 92 milioni eliminati. La vera sfida sarà però la gestione della transizione e la riqualificazione delle competenze.

Quanto alle valutazioni di mercato, il paragone con la bolla dot-com appare, secondo Moneyfarm, solo parzialmente pertinente: oggi le aziende leader dispongono di modelli di business consolidati, elevata redditività e capacità di autofinanziamento.

Commercio mondiale: dalla globalizzazione alla regionalizzazione

Dal 2025 il commercio internazionale ha imboccato una nuova traiettoria, segnata dal ritorno del protezionismo statunitense con la rielezione di Donald Trump. L’introduzione di nuovi dazi e una retorica più conflittuale hanno alimentato il timore di una contrazione degli scambi globali.

“I mercati temevano un collasso del commercio internazionale, ma ciò che è cambiato non è la quantità complessiva degli scambi, bensì la loro geografia”, spiega Flax.

Il commercio non si è ridotto in modo drastico, ma si è riconfigurato. Le catene globali del valore sono oggi sempre più influenzate da considerazioni strategiche e di sicurezza, oltre che economiche. L’obiettivo non è una contrazione indiscriminata degli scambi, ma una loro riorganizzazione in chiave più coerente con gli interessi nazionali.

Questa trasformazione ha implicazioni dirette sulle aspettative macroeconomiche. Sanzioni, restrizioni commerciali e politiche industriali mirate introducono frizioni che possono alterare le catene di approvvigionamento e generare pressioni inflazionistiche.

In un mondo più frammentato, anche i mercati finanziari richiedono premi per il rischio più elevati. L’incertezza geopolitica aumenta la volatilità e la sensibilità degli asset alle notizie politiche, anche in assenza di effetti economici immediati.

Geopolitica e tensioni internazionali: il rischio come variabile strutturale

Il 2025 ha registrato 59 conflitti statali attivi, il livello più alto dalla Seconda Guerra Mondiale. Parallelamente, è cresciuta la spesa per armamenti e si è intensificata la retorica nazionalista.

“La geopolitica non è più un fattore esogeno, ma una componente strutturale dell’analisi macro”, afferma Flax.

Nonostante il quadro teso, emergono segnali di pragmatismo. Il confronto tra Stati Uniti e Cina, pur competitivo, si è mantenuto entro canali di dialogo economico. Anche il conflitto in Ucraina, pur estremamente violento, resta circoscritto geograficamente, senza coinvolgimento diretto tra Russia e Nato.

Dal punto di vista dei mercati, l’esperienza storica invita alla cautela nel sovrastimare l’impatto degli eventi geopolitici: il vero discrimine è la capacità di tali eventi di compromettere crescita, inflazione o funzionamento del credito.

“I mercati sembrano aver incorporato un contesto di instabilità cronica, reagendo in modo via via più contenuto agli shock ripetuti”, osserva Flax.

Analisi dei rendimenti attesi

Secondo Moneyfarm, i rendimenti attesi riflettono uno scenario di crescita moderata ma resiliente, con inflazione più stabile rispetto al recente passato e politiche monetarie orientate alla normalizzazione, caratterizzate da tassi reali positivi.

“Le azioni continuano a offrire il principale potenziale di rendimento reale nel lungo periodo, pur con maggiore volatilità e dispersione”, spiega Flax.

Le obbligazioni governative tornano a svolgere un ruolo centrale, sia in termini di rendimento sia di diversificazione, grazie a livelli di tassi più elevati rispetto agli anni di politica monetaria ultra-espansiva. Anche il credito e i mercati emergenti offrono opportunità selettive, a fronte di un’attenta gestione del rischio.

Il contesto macroeconomico di riferimento

Le stime del Fondo Monetario Internazionale indicano per gli Stati Uniti una crescita reale del Pil intorno al 2% nei prossimi cinque anni, inferiore alla mediana storica. Le prospettive per le altre principali economie restano contenute ma stabili, con aspettative di inflazione inferiori alla media storica, ad eccezione del Giappone.

Sul fronte azionario, l’Equity Risk Premium risulta in riduzione a causa di valutazioni elevate e aspettative di crescita più moderate. Le stime di rendimento atteso mostrano differenze geografiche significative: Giappone 3,8%, Mercati Emergenti 4,1%, Stati Uniti 4,4%, Europa 5,6% e Regno Unito 6,7%.

“Questo quadro rafforza l’importanza di una diversificazione geografica attiva”, sottolinea Flax.

Negli Stati Uniti le valutazioni appaiono particolarmente tirate, con multipli superiori ai picchi del 2021. Moneyfarm adotta quindi un approccio prudente, ipotizzando una crescita degli utili per azione intorno al 4% fino al 2035, ben al di sotto della crescita mediana superiore al 10% registrata nell’ultimo decennio.

Obbligazioni governative: ritorno alla centralità

Dopo anni di rendimenti compressi, le obbligazioni governative tornano a offrire un contributo significativo sia in termini di rendimento sia di stabilizzazione dei portafogli.

“I rendimenti di partenza più elevati migliorano il profilo rischio-rendimento dell’asset class”, afferma Flax.

I titoli indicizzati all’inflazione appaiono particolarmente interessanti, combinando protezione dal rischio inflattivo e rendimenti reali più elevati. Tuttavia, il contesto di debito pubblico elevato e politiche fiscali espansive impone una gestione attenta della duration e una selezione accurata delle curve dei rendimenti.

Credito, mercati emergenti e materie prime

Il rischio di default è diminuito in alcune sotto-asset class, favorendo in particolare il debito dei Mercati Emergenti. Negli Stati Uniti, i titoli Investment Grade offrono rendimenti attesi simili agli High Yield, riducendo l’incentivo ad assumere rischio aggiuntivo in presenza di spread compressi.

“I titoli indicizzati all’inflazione risultano attraenti perché combinano protezione e rendimenti reali più elevati rispetto agli ultimi anni”, conclude Flax.

Nel complesso, i rendimenti attesi restano su livelli storicamente elevati per tutte le principali aree geografiche e generalmente superiori a quelli dello scorso anno, in un contesto che richiede selettività, diversificazione e una gestione attenta del rischio strutturale.