Investimenti: fase di ricalibrazione per l’AI, ora si cercano i beneficiari

I mercati tecnologici stanno vivendo un periodo di forte volatilità e correzioni, che ha riacceso il dibattito sulla solidità del ciclo degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Per molti analisti, l’attuale selloff rappresenta una svolta significativa, ma non una rottura strutturale. È la tesi di Fabiana Fedeli, Chief Investment Officer Equities, Multi Asset & Sostenibilità di M&G Investments.

Il recente selloff tecnologico riflette un aggiustamento significativo piuttosto che una rottura strutturale nel ciclo di investimenti in AI“, spiega Fedeli. “Sebbene alcuni abbiano fatto parallelismi con l’anno 2000, le condizioni odierne sono molto diverse: le società quotate che trainano l’attuale impennata degli investimenti in capitale (capex) generalmente hanno solidi flussi di cassa e la flessibilità finanziaria per investire, anche se parte di quella spesa potrebbe rivelarsi in ultima analisi mal allocata”.

Gli investitori, osserva l’esperta, si stanno giustamente interrogando sulla natura di questa fase. “Le preoccupazioni circa l’aumento dei capex e il fatto che le software company possano aver sovrapromesso sui ricavi generati dall’AI sono legittime, ma questo non è uno spartiacque. Segna invece un reset, poiché i mercati rivalutano le aspettative“.

Un fattore chiave è la velocità con cui avvengono queste correzioni. “La rapidità dei movimenti del mercato è aumentata, amplificando le oscillazioni e contribuendo all’entità della recente purga. Questi aggiustamenti sono ora più ampi e rapidi rispetto ai cicli precedenti, e gli investitori dovranno affinare la loro capacità di distinguere il rumore dai segnali significativi“.

Secondo Fedeli, questo ambiente porterà inevitabilmente a una maggiore selettività. “Il mercato diventerà più discernente su quali aziende sostenere, premiando quelle con percorsi di monetizzazione identificabili e modelli di business sostenibili. Questo reset presenta anche opportunità per acquisire titoli di alta qualità rimasti intrappolati in vendite generalizzate”.

La visione di M&G è chiara: non siamo di fronte alla fine della “AI trade”, ma a un suo ampliamento. “Non vediamo questo come la fine dell’investimento in AI, ma più come un allargamento dell’universo di opportunità oltre la manciata di grandi nomi della tech statunitense che hanno dominato l’attenzione degli investitori”, sottolinea Fedeli. “La corsa all’AI è globale. Sebbene crediamo che alcuni abilitatori dell’AI – come i produttori di hardware che costruiscono l’infrastruttura – abbiano ancora margine di rialzo, crediamo sempre di più che si stia presentando un’opportunità tra i ‘beneficiari’ dell’AI, ovvero aziende di diversi settori come consumer, media, finanziario, materiali e industriali che stanno implementando l’AI per migliorare costi, ricavi e acquisizione di clienti. È cruciale ricordare che l’AI è un investimento globale e dobbiamo guardare oltre il mercato statunitense”.

In conclusione, l’attuale underperformance del tech USA offrirà nuove chance. “L’underperformance corrente del tech statunitense offrirà agli investitori attivi alcune nuove opportunità, poiché l’innovazione, in senso lato, continua a mostrare una forza strutturale”, afferma Fabiana Fedeli. “Questa è una ricalibrazione, non un’inversione di tendenza. E i principali beneficiari del boom degli investimenti in AI potrebbero non essere le aziende che sostengono i capex, ma quelle meglio posizionate per capitalizzarli”.