«Viviamo in tempi movimentati. La politica globale è sempre più caratterizzata da equilibri di potere mutevoli, ma i mercati finanziari al momento guardano al di là dei rischi geopolitici di primo piano — come le recenti tensioni legate all’Iran e alla Groenlandia — per concentrarsi sui dati macroeconomici, sugli utili societari e sui fattori che guideranno i rendimenti nel medio termine». Ad affermarlo è Hans-Jörg Naumer, Director, Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors, che descriveun 2026 partito con slancio dopo un 2025 già positivo per le azioni, e con materie prime come oro e argento in trend rialzista. I mercati obbligazionari, invece, mostrano performance differenziate: «Le obbligazioni governative europee hanno beneficiato del calo dei rendimenti, mentre i titoli sovrani del Regno Unito e degli Stati Uniti hanno subito pressioni».
Il nodo valutario: yen e dollaro sotto pressione
I mercati valutari sono teatro di dinamiche complesse. «I mercati valutari sono stati dominati dalla debolezza sia del dollaro statunitense che dello yen giapponese», spiega Naumer. La Bank of Japan (BoJ), pur avendo iniziato ad alzare i tassi, mantiene un approccio cauto in un contesto di politica fiscale espansiva del governo Takaichi.
«Parallelamente, l’aumento delle aspettative di inflazione sta diventando più evidente soprattutto sulla parte lunga della curva dei rendimenti delle obbligazioni governative giapponesi, situazione che potrebbe indurre gli investitori giapponesi a riportare in patria i capitali investiti all’estero». Questo rimpatrio di capitali potrebbe sostenere lo yen e, al contempo, esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti obbligazionari globali, rischiando di innescare lo scioglimento dei pericolosi carry trade.
Anche il dollaro desta preoccupazioni. Dopo l’ultima riunione della Fed, tenutasi in un contesto di crescita moderata e inflazione contenuta, l’euro ne è emerso come beneficiario relativo. «Il rafforzamento della moneta unica, tuttavia, alimenta sempre di più il dibattito sulla possibilità che la Banca Centrale Europea (BCE) possa in futuro intervenire tagliando i tassi d’interesse per contrastare un apprezzamento eccessivo». Un intervento, precisa Naumer, che per ora non appare necessario data la solidità macroeconomica dell’Eurozona.
L’era dell’IA: bolla o nuovo ciclo di crescita?
Il rapido avanzamento tecnologico rappresenta un pilastro fondamentale per i mercati. «Il rapido emergere della cosiddetta “Era dell’intelligenza”… sta accelerando il cambiamento strutturale dell’economia globale. Per ampiezza e intensità, questa evoluzione assomiglia a un nuovo e protratto ciclo di crescita», afferma Naumer, citando il ciclo di Kondratieff.
I timori di una bolla speculativa, simile a quella dei primi anni 2000, sono comprensibili ma potrebbero essere fuorvianti. «Diversamente da quanto accadeva nei cicli tecnologici precedenti, l’intelligenza artificiale (IA) è ora implementata su larga scala, con effetti tangibili su business model, produttività e processi operativi». A sostenere questa tesi, spiega l’esperto, ci sono i persistenti colli di bottiglia nell’offerta, dalla produzione di microchip alla disponibilità energetica per i data center, e il fatto che «una parte significativa dell’attuale espansione della capacità viene finanziata internamente, attingendo ai solidi flussi di cassa delle principali società tecnologiche».
Le valutazioni sono giustificate? Il verdetto degli utili
La domanda cruciale per gli investitori è se i multipli di mercato riflettano aspettative realistiche. «E, quasi come da copione, la stagione delle trimestrali è partita su basi decisamente solide», osserva Naumer. A gennaio, circa tre quarti delle società statunitensi hanno superato le stime degli analisti, con le big tech in testa. In Europa, il trend dell’indice Stoxx 600 appare più contenuto, ma la stagione dei bilanci è ancora in fase iniziale.
«Le valutazioni elevate, soprattutto in alcune aree del settore tecnologico… dovranno alla fine essere giustificate da una crescita degli utili sostenuta nel tempo».
La bussola tattica: Azioni sovrappesate, occhio al dollaro e all’Europa
In questo contesto, Naumer delinea una chiara allocazione tattica:
- Posizione azionaria forte e diversificata: «Il contesto macroeconomico prevalente continua a sostenere una posizione sovrappesata in azioni, ben diversificata a livello di aree geografiche e settori».
- Dollaro, una sfida strutturale: la debolezza del biglietto verde potrebbe non essere temporanea. «Con un deficit fiscale prossimo al 6% del PIL, i timori circa la sostenibilità del debito statunitense appaiono fondati», mentre le banche centrali sono incentivate a diversificare le riserve.
- Europa sotto la lente: «La debolezza del dollaro aumenta l’attrattività relativa delle azioni europee». Valutazioni più basse, crescita degli utili stabile e iniziative politiche per l’autonomia strategica (dalla difesa all’energia) sono i driver. Inoltre, un aumento dell’esposizione al Vecchio Continente bilancia un portafoglio globale oggi troppo concentrato (quasi il 75%) sugli USA.
- Opportunità nei mercati emergenti (esclusa Cina): solido momentum economico, condizioni monetarie favorevoli e valutazioni attraenti caratterizzano molte economie, dal boom tech di Corea e Taiwan alla crescita strutturale dell’India.
- Obbligazioni: durata attiva e occhio agli emergenti: La divergenza tra i mercati obbligazionari richiede un approccio attivo. Negli USA si preferiscono scadenze brevi, mentre «le obbligazioni governative dei mercati emergenti possono costituire un’interessante integrazione di lungo periodo», grazie a tassi nominali elevati e banche centrali con spazio di manovra.
In conclusione, in questi “tempi movimentati”, la strategia vincente sembra essere una navigazione attenta, che sfrutti le opportunità strutturali dell’IA e della ripresa europea, gestendo con cautela le transizioni monetarie in atto e i rischi geopolitici sullo sfondo.
