La stagione degli utili del quarto trimestre 2025 negli Stati Uniti entra nel vivo mostrando segnali complessivamente positivi, ma accompagnati da crescenti elementi di selettività da parte del mercato. Dopo la pubblicazione dei conti di circa il 25% delle società dell’S&P 500, la crescita degli utili per azione su base annua si attesta al 10%, un dato superiore di due punti percentuali rispetto alle attese iniziali, ma in rallentamento rispetto al +13% del terzo trimestre.
Secondo Wolf von Rotberg, Equity Strategist di J. Safra Sarasin, “con il 69% delle aziende che ha superato le aspettative, il tasso di sorprese positive resta sotto la media storica, ma dovrebbe comunque consentire all’S&P 500 di chiudere la stagione con una crescita degli utili a doppia cifra”.
Un contributo determinante continua ad arrivare dai grandi hyperscaler tecnologici. Meta e Microsoft, tra i primi ad aver pubblicato i risultati, hanno entrambe superato le stime sugli utili, ma con reazioni di mercato divergenti. In particolare, Microsoft ha registrato solo un lieve superamento delle attese sui ricavi, elemento che ha raffreddato l’entusiasmo degli investitori.
Il tema centrale resta quello degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. “Il mercato appare sempre meno disposto a sostenere indiscriminatamente i grandi investitori nell’IA e si concentra sempre di più sulla capacità di trasformare il capex in crescita dei ricavi”, osserva von Rotberg, sottolineando come il quadro delle performance stia diventando sempre più differenziato tra i principali nomi del settore.
Nonostante questa maggiore cautela, gli obiettivi di spesa in conto capitale continuano a salire. Meta ha rivisto al rialzo la guidance sul capex per il 2026, portandola in un intervallo tra 115 e 135 miliardi di dollari, rispetto ai 109 miliardi stimati prima dell’avvio della stagione degli utili. Revisioni analoghe hanno interessato anche altri hyperscaler nelle ultime settimane.
Nel complesso, il capex previsto per il 2026 dei cinque principali hyperscaler è aumentato di circa 40 miliardi di dollari dall’inizio di gennaio, raggiungendo i 554 miliardi. Si tratterebbe di un incremento del 50% rispetto al 2025, con la quota del gruppo sul totale del capex dell’S&P 500 destinata a salire al 40%, dal 30% dell’anno precedente.
Questa dinamica, tuttavia, introduce anche nuovi rischi. “Se il mercato iniziasse a percepire il capex degli hyperscaler come una spesa e non come un investimento, potremmo assistere a una revisione al ribasso delle valutazioni e a un impatto negativo anche sulle prospettive di crescita del PIL”, avverte von Rotberg. In questo contesto, i risultati attesi di Alphabet e Amazon, in calendario rispettivamente mercoledì e giovedì, saranno osservati con particolare attenzione.
Al di fuori del comparto tecnologico, anche il settore finanziario ha mostrato risultati operativi solidi nel quarto trimestre, senza però riuscire a tradurli in una performance di mercato positiva. Circa il 90% delle società finanziarie ha superato le attese e il reddito netto da interessi aggregato delle principali banche statunitensi ha continuato a crescere, ma nell’ultimo mese il settore ha registrato la peggiore performance relativa all’interno dell’S&P 500.
Tra i fattori che spiegano questa debolezza figurano un quadro più contrastato nel trading e nell’investment banking e costi superiori alle previsioni per alcune istituzioni. “In un contesto di valutazioni record, le banche statunitensi appaiono particolarmente vulnerabili a eventuali battute d’arresto”, conclude von Rotberg.
