Il mercato obbligazionario globale sta vivendo una fase di slancio inusuale, prossima a chiudere quello che potrebbe essere il suo quarto anno consecutivo di rendimenti solidi. Un trend che, nonostante le turbolenze geopolitiche e le correzioni occasionali, sembra destinato a proseguire, trainato da rendimenti strutturalmente interessanti e da una crescita economica moderata. A delineare il quadro è Robert Tipp, chief investment strategist, fixed income e head of global bonds di PGIM, che ribadisce la validità del motto “Yield is destiny” (“Il rendimento è il destino”) coniato per questo ciclo.
“Grazie al mercato ribassista del 2022 che ha riportato i rendimenti a lungo termine a livelli storicamente interessanti, il mercato rialzista delle obbligazioni ha proseguito il suo corso”, afferma Tipp. “Sebbene eventi come l’introduzione dei dazi nel primo trimestre 2025 e il conseguente crollo dei mercati abbiano creato qualche ostacolo lungo il percorso, la continua espansione economica con una crescita e un’inflazione moderate hanno mantenuto i rendimenti generalmente elevati e contenuti”.
Il motore del rally e il cambio di passo dei Treasury
Secondo l’analisi di PGIM, il motore del rally è stato duplice: “Dalla fine del 2022, il reddito incrementale derivante dai prodotti a spread, insieme alla rivalutazione del capitale derivante dalla compressione degli spread, ha alimentato quasi interamente il mercato rialzista”. I Treasury, invece, fino al 2025 hanno frenato i rendimenti totali, sottoperformando la liquidità. La situazione è però cambiata lo scorso anno: “Grazie ai tagli dei tassi da parte delle banche centrali negli Stati Uniti e in tutto il mondo, le curve dei rendimenti si sono irripidite e sono diventate positive, migliorando le probabilità che le obbligazioni battessero la liquidità”. Di fatto, i Treasury hanno così aderito al rally.
Un mare di divergenze sotto la superficie
L’apparente stabilità degli ultimi anni nasconde però “un mare tumultuoso di divergenze” tra i cicli delle banche centrali, i tassi a lungo termine e le valute. Tipp evidenzia come “le banche centrali asincrone e i cambiamenti nella gestione del debito creino un divario nei tassi a lungo termine”. Un esempio drastico viene dalla Germania, che ha rotto con la tradizione di prudenza fiscale per finanziare spese per la difesa e le infrastrutture, influenzando la curva dei rendimenti.
Al contrario, Stati Uniti e Regno Unito hanno sovraperformato. “Mentre le aspettative di ulteriori tagli dei tassi hanno in qualche modo ancorato i tassi a lungo termine nel Regno Unito e negli Stati Uniti, un ulteriore effetto al ribasso potrebbe essere derivato dagli sforzi proattivi di gestione del debito”, spiega Tipp, citando la scelta del Tesoro USA di finanziare i deficit con Treasury Bill a breve e le operazioni del Regno Unito per abbreviare le scadenze.
Spread: stabilità precaria e rischi settoriali
Per quanto riguarda i crediti spread, il contesto è mutato: “Ci troviamo in un contesto di carry. Con gli spread vicini ai minimi storici, il mercato è alla ricerca di potenziali crepe”. Accanto alle ansie da recessione, crescono le preoccupazioni per i rischi legati alle operazioni di M&A e alla “massiccia espansione delle infrastrutture di AI: ovvero, i ricavi saranno sufficienti a pagare le infrastrutture?”. Queste paure hanno pesato sui settori industriale e delle utility in termini relativi, favorendo la sovraperformance del settore finanziario, percepito come più sicuro.
I rischi: più “fuoco” che “ghiaccio”
Quali sono i principali rischi per la prospettiva positiva? “Continuiamo a temere più il fuoco che il ghiaccio”, avverte Tipp. “Cioè, se i cicli economici dovessero invertire la tendenza, determinando una combinazione di crescita più forte e/o inflazione più elevata che costringerebbe un maggior numero di banche centrali ad adottare politiche più restrittive, il reddito fisso potrebbe subire uno sciopero temporaneo degli acquirenti”. La vigilanza, in ogni scenario, rimane fondamentale.
Prospettive: un quarto anno di bull market in vista?
Nonostante l’incertezza, l’ipotesi di base di PGIM è di continuità. “I rendimenti elevati e incanalati in un range ristretto sembrano destinati a persistere, consentendo il proseguimento di questo lento mercato rialzista, in cui i ritorni non derivano da un rapido calo dei rendimenti e da un aumento dei prezzi, bensì dall’accumulo graduale generato dai rendimenti stessi”, afferma Tipp. Inoltre, “le curve dei rendimenti tornate recentemente in territorio positivo dovrebbero conferire al reddito fisso a lungo termine un vantaggio in termini di performance rispetto alla liquidità”.
Cauto ottimismo e valore della gestione attiva
“Restiamo cautamente ottimisti all’inizio di quello che sembra essere il quarto anno del bull market obbligazionario”, conclude Tipp. In un ambiente dove “la confusione crea ampie opportunità per aggiungere valore attraverso una gestione attiva”, il contesto di valutazioni obbligazionarie “allettanti” rispetto alle azioni e una Fed orientata all’allentamento offrono un quadro di rischio-rendimento migliorato. Tuttavia, “data l’ampia gamma di rischi e esiti possibili, la cautela resta d’obbligo”, un monito a navigare con attenzione le acque ancora divergenti del mercato del credito globale.
