La Bce non dovrebbe riservare sorprese nella riunione della prossima settimana. Tuttavia, il recente rafforzamento dell’euro potrebbe riaprire un dibattito che a Francoforte sembrava temporaneamente accantonato: quello su un possibile nuovo taglio dei tassi. È quanto emerge dall’analisi di Carsten Brzeski, Global Head of Macro di ING, secondo cui i movimenti del mercato valutario stanno rendendo il quadro di politica monetaria più complesso.
“Non ci aspettiamo cambiamenti dalla Bce nella riunione della prossima settimana. Tuttavia, il recente rafforzamento dell’euro potrebbe riaccendere il dibattito su un ulteriore taglio dei tassi”.
Lo scorso maggio la presidente della BCE, Christine Lagarde, aveva parlato di un momento dell’“euro globale”, evocando una valuta europea più forte e centrale nello scenario internazionale. Oggi, con il dollaro statunitense in indebolimento e la moneta unica in rafforzamento, la riunione del Consiglio direttivo del 5 febbraio appare più delicata di quanto non fosse solo pochi giorni fa.
Secondo Brzeski, sul piano dei fondamentali la BCE resta comunque in una posizione di relativa tranquillità. “Considerando tutto ciò che sta accadendo nel mondo, la BCE è diventata quasi un faro di continuità”. Una situazione che a Francoforte viene definita semplicemente una “buona posizione”: crescita dell’Eurozona vicina al potenziale e inflazione attorno all’obiettivo del 2%, come confermato anche dai verbali della riunione di dicembre.
Questo non significa però che i rischi siano scomparsi. “L’incertezza geopolitica ed economica è ancora tra noi”, osserva Brzeski, sottolineando la discrepanza finora evidente tra tensioni geopolitiche e andamento macroeconomico. Finché queste incertezze non si rifletteranno in modo concreto sulle prospettive dell’Eurozona, la BCE continuerà a osservare senza intervenire.
Negli ultimi giorni, tuttavia, qualcosa è cambiato. L’indebolimento del dollaro e il conseguente rafforzamento dell’euro hanno iniziato a creare disagio all’interno dell’Eurotower. Diversi esponenti delle banche centrali nazionali hanno segnalato come un euro troppo forte possa incidere negativamente sull’inflazione. Il governatore della Banca centrale austriaca, Martin Kocher, ha ricordato che un apprezzamento eccessivo della valuta può tradursi in una minore inflazione, diventando quindi una questione di politica monetaria. Anche il governatore francese Francois Villeroy de Galhau e il vicepresidente della BCE Luis de Guindos hanno più volte indicato la forza dell’euro come un fattore da monitorare attentamente.
Dal punto di vista tecnico, spiega Brzeski, l’apprezzamento recente della moneta unica avrebbe già un impatto non trascurabile. “Il rafforzamento dell’euro ridurrebbe le previsioni di inflazione della BCE di dicembre di circa 0,1 punti percentuali”. Dallo scorso dicembre l’euro si è apprezzato di circa il 3,5% contro il dollaro e dell’1,5% rispetto a un paniere di valute. A parità di altre condizioni, questo porterebbe l’inflazione prevista sotto il 2% per i prossimi tre anni, riaccendendo i timori di una dinamica troppo debole dei prezzi.
Il tema si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo internazionale della moneta unica. “Non tutti alla BCE o in Europa sono pronti per un momento euro globale”, avverte Brzeski. Una valuta globale, infatti, è spesso associata a una forza valutaria strutturale, mercati finanziari profondi e liquidi e, storicamente, anche a una forte capacità geopolitica. “Un euro globale non dovrebbe essere un obiettivo in sé, ma il risultato di un’unione dei mercati dei capitali, di un’unione fiscale e di una maggiore autonomia strategica”.
Nel breve termine, l’euro più forte rappresenta un ulteriore ostacolo per la ripresa ciclica dell’industria europea e per le prospettive di crescita. Secondo ING, questo non basterà a spingere la BCE a cambiare rotta già nella prossima riunione. “Per ora, la banca centrale manterrà la sua posizione e Lagarde si limiterà probabilmente a ribadire che il tasso di cambio viene monitorato attentamente”.
Lo scenario potrebbe però cambiare rapidamente. “Se la tendenza al rafforzamento dell’euro dovesse continuare e se la BCE volesse segnalare che un lieve calo dell’inflazione è preoccupante quanto un lieve aumento, le probabilità di un taglio dei tassi a marzo aumenterebbero chiaramente”, conclude Brzeski.
