Dollaro sotto pressione tra geopolitica, Fed e tensioni valutarie

Il dollaro statunitense mostra segnali di indebolimento strutturale in un contesto sempre più complesso, segnato da incertezza geopolitica, politiche commerciali statunitensi e crescenti interrogativi sull’indipendenza della Federal Reserve. A rafforzare questa dinamica hanno contribuito anche le recenti indiscrezioni su un possibile intervento coordinato tra Federal Reserve e Bank of Japan per contrastare l’eccessiva debolezza dello yen.

Secondo Luca Bindelli, Head of Investment Strategy di Banque Lombard Odier & Cie SA, “le presunte indicazioni di un intervento coordinato da parte della Federal Reserve e della Bank of Japan hanno rafforzato la percezione che le autorità statunitensi siano sempre più disposte a tollerare un dollaro più debole”. Una percezione che, unita al quadro geopolitico e alle tensioni legate alla futura nomina del presidente della Fed, ha contribuito ad aumentare i rischi di ribasso per il biglietto verde e la volatilità sul mercato dei cambi.

Il movimento si è intensificato ulteriormente dopo le dichiarazioni del presidente Donald Trump, che si è detto a suo agio con la debolezza della valuta statunitense dall’inizio dell’anno. “Il declino del dollaro si è ampliato e accelerato dopo queste affermazioni, alimentando anche timori di svalutazione monetaria”, osserva Kiran Kowshik, FX Strategist della banca ginevrina. Un contesto che aiuta a spiegare il contemporaneo rialzo dei prezzi dell’oro, tornato al centro dell’attenzione degli investitori come bene rifugio.

Finora, l’impatto sul mercato obbligazionario statunitense è rimasto contenuto, mentre l’azionario ha continuato a mostrare una buona tenuta. “La stagione degli utili resta il principale driver di mercato”, sottolineano gli esperti, indicando come le dinamiche societarie abbiano finora compensato le preoccupazioni macroeconomiche e valutarie.

Un dollaro più debole, spiegano da Banque Lombard Odier & Cie SA, riflette in genere condizioni di liquidità globale più favorevoli e tende a sostenere i mercati orientati al rischio, in particolare quelli emergenti. Pur non ritenendo centrale uno scenario di movimento disordinato della valuta statunitense, gli analisti riconoscono che un ribasso più marcato potrebbe favorire un’ulteriore sovraperformance dell’oro, nonostante un momentum già molto esteso.

“In questo contesto manteniamo una posizione di sovrappeso sugli asset dei mercati emergenti e sull’oro”, conclude Bindelli, ricordando come il premio sui tassi reali statunitensi resti elevato rispetto alle altre valute del G10 e come gli Stati Uniti continuino a guidare la crescita degli utili nei mercati sviluppati. Un equilibrio delicato, che rende il dollaro uno dei principali osservati speciali dei mercati globali nei prossimi mesi.