Avete mai visto un film di Godzilla? In tutti i film di Godzilla, c’è uno schema ricorrente: all’inizio vediamo l’oceano calmo, il radar funziona correttamente e la città procede come al solito. Tuttavia, dopo un po’, inizia a comparire l’anomalia. Le boe smettono di inviare dati, le finestre iniziano a vibrare… ma nessuno ha ancora visto niente.
“Anche il Giappone oggi si trova nella stessa fase del film“, spiega Alessio Garzone, portfolio manager di Gamma Capital Markets: “Non si verificano incidenti, non si scatena il panico e nessun titolo ci dice che dobbiamo preoccuparci. Al contrario, abbiamo una serie di indicatori insoliti. Ma quando il mostro emergerà dalle profondità dell’oceano finanziario, non distruggerà solo Tokyo“.
L’analisi di Garzone si concentra sul perché il Giappone sia ormai diventato “l’elefante nella stanza” dei mercati globali, delineando cinque ragioni interdipendenti che, insieme, lo trasformano da questione locale a potente meccanismo globale di trasmissione del rischio.
La “linea dei 160” e l’illusione del controllo
Il primo segnale anomalo è la battaglia infinita per difendere lo yen. “In Giappone, c’è un numero che ha un peso molto maggiore di molti annunci governativi: il livello di 160 yen per dollaro”, sottolinea Garzone. Le autorità intervengono spendendo migliaia di miliardi di yen, ottenendo però solo un sollievo temporaneo. “La prima impressione è che le azioni intraprese dalla Banca del Giappone siano decisive; tuttavia, i dati indicano chiaramente che non è così”, afferma. Il limite è fondamentale: finché i tassi USA resteranno molto più alti di quelli giapponesi, i capitali cercheranno il dollaro, vanificando gli sforzi.
L’innesco politico e il rischio fiscale dimenticato
La politica ha acceso i riflettori su un problema nascosto per anni: il rischio fiscale. “Ciò che ha innescato tutto questo è stato l’annuncio di elezioni anticipate e il dibattito sui tagli fiscali”, spiega Garzone. Con un debito/PIL al 215%, il Giappone ha sempre vissuto in un mondo a tassi zero. “Oggi, l’equilibrio tra elevati livelli di debito, una politica fiscale più espansiva e un costo del capitale in aumento sta inducendo il mercato a considerare il Giappone in modo diverso. Non è più un’eccezione”.
BoJ: il paradosso e la tripla impossibilità
Qui, secondo Garzone, si trova l’elemento più paradossale. “La banca centrale più paziente del mondo deve agire, ma non può agire in modo troppo aggressivo… Deve essere lento, ma veloce!”, osserva. La Banca del Giappone (BoJ) non può più proteggere contemporaneamente tre cose: la stabilità dello yen, il controllo della curva dei rendimenti e la propria credibilità. “Ora deve decidere quali di questi tre proteggere”, afferma Garzone. Ogni mossa rischia di far crollare un pilastro.
Il legame vitale (e pericoloso) con Wall Street
Perché gli investitori globali dovrebbero preoccuparsi? La risposta è nello yen carry trade. “Lo yen è la valuta di finanziamento principale per la maggior parte dei carry trade globali”, ricorda Garzone. Capitali presi a prestito in yen a basso costo sono stati convertiti in dollari o euro e investiti in asset rischiosi. “Questo approccio è stato perfetto finché lo yen è rimasto debole e stabile”. Ma se lo yen perde prevedibilità, scatta la liquidazione forzata. “Ogni volta che si verifica un periodo di rapido apprezzamento dello yen, la volatilità delle azioni tende ad aumentare. Abbiamo sperimentato questo fenomeno nell’agosto del 2024”.
Cosa può far esplodere la situazione? Un piccolo dato
Il potenziale innesco, secondo l’analisi, potrebbe essere un numero apparentemente tecnico: i dati sull’inflazione di Tokyo. “Se i numeri indicano che l’inflazione continua a essere elevata, la Banca del Giappone ha meno giustificazioni per rimanere inattiva. Lo yen debole e i tassi di interesse più elevati diventano più difficili da ignorare”.
La fine del mondo “comodo”
Garzone chiarisce: non si tratta della fine del mondo, ma della fine del mondo finanziario “comodo” degli ultimi dieci anni, caratterizzato da tassi bassi, credito facile e banche centrali onnipotenti. Anche la Cina avrà un ruolo: un eventuale deprezzamento competitivo dello yuan metterebbe ulteriore pressione allo yen, trasformando le valute in strumenti politici.
“Il vero pericolo per Wall Street non è un crollo improvviso”, conclude Garzone, “ma che il mercato avrà poca tolleranza per gli errori, diventerà impaziente verso valutazioni troppo elevate e sarà altamente sensibile a shock troppo piccoli. I mercati diventeranno meno elastici, i drawdown più rapidi”.
Come nei film di Godzilla, il momento più pericoloso è proprio quello che precede l’emergere del mostro, quando i segnali ci sono ma vengono ignorati. “Oggi, il Giappone si trova in quella fase del film. Una volta che Godzilla emerge, non c’è più tempo per discutere se i segnali fossero legittimi o meno”.
