Per anni il debito dei mercati emergenti è rimasto ai margini dei portafogli globali, percepito come un’asset class volatile e ad alto rischio, utile al massimo come fonte occasionale di alfa. Oggi, però, lo scenario è cambiato radicalmente. Secondo Philip Meier, responsabile debito EM, vice CIO di Gramercy e gestore delegato del fondo GAM Local Emerging Bond strategy di GAM, il debito emergente sta assumendo caratteristiche sempre più simili a quelle di una vera allocazione core nel reddito fisso.
“Per gran parte dell’ultimo decennio il debito dei mercati emergenti è stato visto come un investimento satellite, ma oggi presenta molte delle qualità che gli investitori cercano in un’allocazione core: rendimenti reali positivi, basso rischio di insolvenza, miglioramento del credito e un contesto politico generalmente favorevole agli asset obbligazionari“.
Uno degli elementi chiave di questo cambio di paradigma è la resilienza macroeconomica di molte economie emergenti. Una resilienza che, sottolinea Meier, non è più una promessa ma un dato di fatto. “La capacità di alcuni Paesi emergenti di divergere dalle politiche monetarie dei mercati sviluppati è ormai evidente. Il Brasile, ad esempio, ha alzato i tassi nel 2021-22 per contrastare l’inflazione e li ha poi ridotti nel 2023-24, mentre la Fed stava ancora restringendo la politica monetaria”.
Questa autonomia si riflette anche nei rendimenti. Nei principali mercati emergenti, come Messico e Brasile, i rendimenti reali in valuta locale si attestano rispettivamente intorno al 5% e al 4,5%, livelli che offrono, secondo Meier, “un significativo cuscinetto contro shock esterni, sorprese inflazionistiche e volatilità dei cambi“.
Il confronto con i mercati sviluppati appare sempre meno favorevole a questi ultimi. Le obbligazioni dei Paesi avanzati stanno infatti perdendo il loro tradizionale ruolo di beni rifugio. “I Treasury USA a lunga scadenza, un tempo pilastro dei portafogli 60:40, hanno mostrato una correlazione indesiderata con i mercati azionari, soprattutto dopo l’inizio della guerra tra Russia e Ucraina”, osserva Meier.
Alla base di questa perdita di appeal vi sono crescenti timori fiscali. Negli Stati Uniti, il rapporto debito/PIL si avvicina al 125%, mentre in Europa e Giappone il peso dell’invecchiamento demografico grava su economie già fortemente indebitate. “In molti mercati sviluppati gli investitori obbligazionari devono accontentarsi di rendimenti reali bassi o addirittura negativi, come in Germania, Giappone o Svizzera, a fronte del +3% o +5% disponibile in diversi mercati emergenti”.
Il contesto attuale sembra dunque favorire una riallocazione strutturale. Il forte calo del dollaro USA nella prima metà del 2025, l’inflazione più contenuta nei mercati emergenti e profili fiscali relativamente più solidi hanno riportato l’attenzione su un’asset class spesso sottovalutata. Non a caso, il 2025 ha segnato il primo ciclo di afflussi sostenuti nei fondi di debito emergente dopo cinque anni di deflussi.
“Stiamo assistendo all’ingresso di una nuova categoria di investitori”, spiega Meier. “Non più solo specialisti EM o fondi pensione locali, ma anche investitori crossover, tradizionalmente focalizzati su titoli di Stato e credito investment grade dei mercati sviluppati, che iniziano a cogliere le opportunità di lungo periodo offerte dal debito emergente”.
In questo contesto, la gestione attiva diventa un elemento cruciale. L’universo del debito emergente è ampio e altamente diversificato, con forti differenze tra Paesi, valute ed emittenti. “Un approccio passivo rischia di catturare solo una piccola parte delle opportunità disponibili”, avverte Meier. “La selettività su duration, Paese, valuta e qualità del credito, così come la scelta tra strategie in valuta locale, in dollari o miste, può fare una differenza significativa in termini di rendimento”.
La conclusione è netta. “Per la prima volta in 15 anni, il debito dei mercati emergenti combina caratteristiche difensive, reddito interessante ed esposizione alla crescita”, afferma Meier. “Per gli investitori che cercano queste qualità in un’allocazione core nel reddito fisso, le obbligazioni emergenti potrebbero non essere più soltanto una posizione satellite, ma un pilastro strategico del portafoglio”.
