Investimenti settoriali: nell’era dell’IA i data center sono le nuove utility

Fino a pochi anni fa i data center erano infrastrutture pensate soprattutto per l’archiviazione di file e l’esecuzione di software tradizionali. Oggi, invece, stanno vivendo una trasformazione radicale: vengono riprogettati per operare come vere e proprie super-fabbriche di intelligenza artificiale, attive 24 ore su 24 e dedicate a carichi di lavoro avanzati. Un cambiamento strutturale che riguarda il design degli impianti, la loro localizzazione e le fonti energetiche necessarie ad alimentarli.

Secondo Andrew Ye, Investment Strategist di Global X, “stiamo assistendo a una svolta epocale nel modo in cui i data center vengono concepiti e utilizzati: non sono più semplici magazzini digitali, ma il cuore produttivo dell’economia dell’IA”.

La spinta della commercializzazione dell’IA

Alla base di questa evoluzione c’è la rapida commercializzazione dell’intelligenza artificiale. Piattaforme come ChatGPT hanno raggiunto in tempi brevissimi numeri impressionanti, arrivando a circa 800 milioni di utenti settimanali. Parallelamente, nuovi prodotti di IA vengono lanciati quasi quotidianamente e il volume delle interrogazioni cresce a ritmi senza precedenti.

“L’adozione di massa dell’IA conversazionale ha cambiato le regole del gioco”, osserva Ye. “Per sostenere questa crescita e rendere possibili tecnologie emergenti come la physical AI o il quantum computing, la capacità globale dei data center deve espandersi in modo significativo”.

Dall’esplosione dei dati all’era di ChatGPT

Negli ultimi dieci anni i data center sono stati costruiti soprattutto per gestire l’aumento vertiginoso dei dati e la diffusione del software. Tra il 2015 e il 2025, gli asset di dati globali sono cresciuti di oltre il 1.200%, spinti dai consumatori e dall’adozione di massa del digitale, accelerata anche dalla pandemia.

L’arrivo di ChatGPT ha però segnato una discontinuità. L’IA conversazionale è diventata in poco tempo un’interfaccia di massa, facendo impennare il coinvolgimento degli utenti e costringendo i modelli linguistici a processare volumi di dati sempre maggiori, con tempi di risposta più rapidi. Le richieste, sempre più arricchite da immagini, video e contesti estesi, hanno moltiplicato le esigenze di calcolo.

“Questa nuova ondata di applicazioni ha generato una domanda di capacità di elaborazione che il settore non aveva pienamente previsto”, sottolinea Ye.

Investimenti record, ma la capacità resta scarsa

La risposta dell’industria è stata un’accelerazione senza precedenti degli investimenti. Nel 2024, a livello globale, sono stati spesi 455 miliardi di dollari nei data center, con un aumento del 51% su base annua. Nonostante ciò, la disponibilità di server IA e di connessioni adeguate alla rete elettrica continua a rappresentare un collo di bottiglia critico.

Negli Stati Uniti la situazione appare particolarmente tesa. Nel primo trimestre 2025 il tasso di vacancy dei data center era sceso all’1,6%, con aree chiave come la Virginia del Nord ancora più vicine alla saturazione. Questo squilibrio persiste nonostante un 2024 da record per le nuove costruzioni, con quasi 7 GW di nuova capacità immessa sul mercato.

“Considerando tempi di sviluppo che possono arrivare a 18 mesi, è plausibile che questa tensione tra domanda e offerta si estenda almeno fino al 2026”, afferma Ye.

Un vantaggio per gli operatori incumbent

La scarsità di capacità potrebbe tradursi in un forte vantaggio competitivo per gli operatori già presenti sul mercato. Con poche alternative disponibili su scala adeguata, i clienti tendono a restare legati ai fornitori esistenti, mantenendo basso il churn e alta l’occupazione.

“I data center stanno beneficiando di una combinazione rara: domanda strutturalmente in crescita e offerta rigida nel breve periodo”, spiega Ye. “Questo rafforza il potere contrattuale degli operatori, che possono negoziare canoni più elevati con una resistenza limitata”.

A ciò si aggiungono contratti pluriennali, spesso della durata di 10-15 anni, stipulati con hyperscaler e grandi imprese. Accordi che garantiscono flussi di ricavi prevedibili e consolidano una relazione di lungo periodo tra clienti e infrastrutture.

La corsa all’espansione globale

Per rispondere alla domanda crescente, i principali operatori stanno accelerando i piani di espansione. Equinix ha annunciato 56 progetti in 24 Paesi, inclusi 12 data center hyperscale. Anche Digital Realty sta sviluppando circa 499 MW di nuova capacità, con focus su hub strategici come la Virginia del Nord, Chicago e Dallas.

Nel frattempo, la domanda energetica dei data center a livello mondiale potrebbe raggiungere i 945 TWh entro la fine del decennio, più che raddoppiando rispetto ai livelli di fine 2024. Una sfida infrastrutturale che apre opportunità anche al di fuori del mercato statunitense.

Le utilities dell’era dell’IA

In prospettiva, i data center sono destinati a diventare le vere utilities dell’era dell’intelligenza artificiale. Le esigenze di calcolo potrebbero espandersi rapidamente dalle applicazioni conversazionali quotidiane verso la physical AI, il calcolo ad alte prestazioni e il quantum computing.

“Gli operatori capaci di portare nuova capacità sul mercato in tempi rapidi e di monetizzarla attraverso reti di clienti consolidate potrebbero essere tra i principali beneficiari di questa trasformazione”, conclude Andrew Ye.