Mirabaud AM: “Il 2026 sarà l’anno del carry per i bond high yield”

Dopo un biennio 2024-2025 di performance robuste, il mercato globale dell’high yield si appresta ad affrontare il 2026 in una fase di transizione matura e particolarmente interessante. La recessione ampiamente temuta per il 2023-24, infatti, non si è mai materializzata, grazie alla resilienza dei consumi statunitensi, al volano degli investimenti in IA e al ciclo di tagli dei tassi avviatosi a fine 2024, che ha supportato un atterraggio morbido dell’economia. Questo contesto ha guidato una significativa compressione degli spread creditizi, portando le valutazioni verso i minimi dei rispettivi range post-crisi. «In altre parole», commenta Al Cattermole, portfolio manager di Mirabaud AM «il mercato ha già scontato una parte importante del rischio di ribasso che preoccupava gli investitori.»

Un mercato guidato dal reddito, non dalle direzionalità

Proprio per questo, le opportunità più cogenti per il nuovo anno non risiedono in un’ulteriore stretta degli spread, bensì nella solidità del carry, ovvero del reddito generato dalle cedole. «Sebbene gli spread siano storicamente compressi, i rendimenti complessivi rimangono interessanti perché i tassi governativi non sono scesi così rapidamente come atteso», spiega Cattermole. «Le aziende hanno emesso obbligazioni con cedole molto elevate negli ultimi due anni, ricostituendo il reddito disponibile. Pensiamo quindi che il 2026 sarà l’”anno del carry”, con un potenziale di ritorni totali nella media-alta singola cifra, in uno scenario macroeconomico stabile».

Uno scenario costruttivo, ma con rischi ben definiti

Lo scenario di base di Mirabaud AM è positivo: gli stimoli monetari e fiscali dovrebbero sostenere la crescita globale almeno fino al 2026-27, in condizioni finanziarie accomodanti. «I settori tipici dell’high yield – industriale e servizi – sono in grado di navigare in un contesto di crescita moderata ma stabile», osserva il Portfolio Manager.

Tuttavia, la narrazione non è priva di rischi. Il primo è che gli stimoli arrivino troppo tardi, con un mercato del lavoro in indebolimento che potrebbe portare a una recessione e a un significativo allargamento degli spread. Il rischio opposto è che gli stimoli siano eccessivi, riaccendendo l’inflazione e costringendo le banche centrali a un ritmo di tagli dei tassi più lento del previsto, contenendo così il potenziale di apprezzamento.

Cattermole segnala inoltre un fattore “wildcard”: «Sono già apparsi i primi segnali di debolezza nel credito privato, dove standard di sottoscrizione meno rigidi e minore trasparenza potrebbero portare a grandi svalutazioni. Eventuali shock in quel segmento potrebbero riverberarsi sul mercato pubblico high yield, provocando una decompressione degli spread, più marcata per gli emittenti di qualità inferiore».

Sorprendere al rialzo: il ritorno di M&A e LBO

Accanto ai rischi, esistono anche potenziali driver positivi. «Le attività di M&A e leveraged buyout stanno tornando in primo piano, grazie a valutazioni più basse e finanziamenti più agevoli», sottolinea Cattermole. «Per gli investitori obbligazionari, le circostanze di change-of-control possono creare opportunità in entrambe le direzioni». Questo tema, secondo Mirabaud AM, diventerà sempre più rilevante nel corso del 2026.

Posizionamento: qualità, selezione e carry

Alla luce di questo quadro, Mirabaud AM sta posizionando i propri portafogli per massimizzare il carry, gestendo al contempo l’asimmetria al ribasso. «L’obiettivo è ottenere un reddito superiore al benchmark attraverso una selezione disciplinata e una preferenza per le cedole più interessanti rispetto al prezzo», afferma Cattermole.

Contemporaneamente, il team mantiene una chiara preferenza per la qualità creditizia. «I rating CCC hanno performato eccezionalmente nel 2023-24, ma questo segmento è ora più vulnerabile. La crescita economica è insufficiente per permettere a molti emittenti di “crescere” fuori dai propri debiti. Rimangiamo sovrappesati nei rating BB e B più solidi, che offrono un profilo di reddito più resiliente».

La selettività rimane fondamentale anche a livello settoriale e geografico. «Vediamo opportunità in settori ciclici come la chimica e i materiali da costruzione, in caso di ripresa del ciclo», conclude Cattermole. «Geograficamente, preferiamo gli Stati Uniti, dove deregolamentazione e crescita stabile offrono un percorso più chiaro. L’Europa offre alcune opportunità di valore, ma il quadro macro rimane più frammentato».

In sintesi, il 2026 si prospetta come l’anno in cui l’high yield manterrà la sua promessa di rendimento principalmente attraverso il potere delle cedole. A patto che il soft landing si confermi e gli stimoli sostengano l’economia senza surriscaldarla, questa asset class sembra destinata a offrire livelli solidi di reddito, in un mercato dove sarà il carry a fare la differenza.