State Street Investment Management ha presentato il proprio Global Market Outlook 2026, dal titolo “Forward With Focus”. Redatto dal team guidato dal Global Chief Investment Officer Lori Heinel e dal Global Chief Investment Strategist Jennifer Bender, lo studio delinea un quadro di “cauto ottimismo” per il prossimo anno, sostenuto da politiche fiscali espansive, dall’ascesa trasformativa dell’intelligenza artificiale e da una normalizzazione monetaria, seppur in un contesto di persistenti incertezze geopolitiche e commerciali.
Il quadro macro: crescita globale e venti fiscali favorevoli
Il report prevede una crescita economica continua ma accompagnata da un “persistente senso di inquietudine”. Gli Stati Uniti beneficeranno di un duplice sostegno: il percorso di allentamento monetario della Fed (fino a tre tagli dei tassi nel 2026) e un significativo stimolo fiscale, incluso il One Big Beautiful Bill Act (OBBBA) e vari incentivi che scatteranno a gennaio. L’agenda di deregolamentazione sui settori finanziario ed energetico dovrebbe ulteriormente sostenere credito e crescita.
A livello globale, si prevedono misure moderatamente stimolanti per contrastare l’incertezza commerciale. La Germania, con un pacchetto da 500 miliardi di euro su difesa e infrastrutture, potrebbe vedere miglioramenti macro già all’inizio del 2026. In Asia, sia Cina che Giappone sono pronti a incrementare gli stimoli fiscali, con Tokyo che punta su espansione fiscale e investimenti strategici in AI multilingue sotto la guida del nuovo Primo Ministro Takaichi.
Azioni: l’intelligenza artificiale motore dominante, ma con selettività
State Street mantiene un approccio costruttivo sui mercati azionari, pur riconoscendo valutazioni elevate e concentrazione come preoccupazioni. Il tema dominante rimane l’intelligenza artificiale, vista non solo come driver settoriale ma come motore macroeconomico. La spesa in capitale delle “Magnifiche 7” è attesa crescere oltre il 30% annuo, toccando circa 520 miliardi di dollari nel 2026, stimolando PIL e utili a cascata.
“Sebbene il nostro ottimismo sia temperato dalla prudenza, riteniamo che i mercati siano generalmente ben posizionati per registrare una crescita sana”, commenta Lori Heinel. Oltre ai mega-cap tecnologici USA, si intravedono segnali di ripresa per le small cap e un recupero dell’Europa, sostenuta dalla spesa per la difesa. Il Giappone, in piena dinamica reflazionistica, rimane attraente. Per i mercati emergenti, i venti favorevoli includono liquidità, debolezza del dollaro e crescita trainata dall’AI, con India e Paesi del Golfo in primo piano.
Reddito fisso: preferenza per il debito sovrano e finezza nella selezione
Nel fixed income, l’asset manager privilegia il debito sovrano rispetto alle obbligazioni societarie nella maggior parte delle economie avanzate, dati gli spread creditizi ridotti e il contesto politico. Si consiglia selettività nella durata. Negli USA si preferisce la parte centrale della curva (5-10 anni), mentre nell’Eurozona le prospettive di tagli sono più limitate. I titoli di Stato giapponesi potrebbero offrire interessanti opportunità nel 2026, con la fine percepibile del ciclo di rialzi dei tassi. Il debito dei mercati emergenti in valuta locale rimane nel mirino.
Alternativi: pilastro fondamentale per diversificazione e rendimento
In un mondo dove i rischi di coda restano elevati, State Street sottolinea il ruolo cruciale degli investimenti alternativi per diversificare i portafogli e trovare fonti di rendimento non correlate. Private equity, private credit (un mercato cresciuto fino a 2.8 trilioni di dollari), oro e specifiche strategie hedge fund sono indicati come strumenti strutturali per potenziare un portafoglio tradizionale 60/40.
“Continuiamo a vedere ragioni valide per investire in asset class alternative, che offrono ulteriori fonti di rendimento non correlate e una diversificazione fondamentale”, conclude Heinel. La selezione di gestori esperti è però ritenuta essenziale per navigare i cicli di credito e cogliere la crescita in settori non tradizionali.
In sintesi, il 2026 si prospetta per State Street come un anno di opportunità, ma da affrontare con focus e discernimento, bilanciando l’ottimismo per la spinta fiscale e tecnologica con la prudenza dettata da valutazioni, rischi geopolitici e la necessità di una diversificazione sofisticata.
