Bond: come posizionare i portafogli nei prossimi mesi secondo Columbia Threadneedle Investments

Il 2026 si profila come un anno potenzialmente favorevole per i mercati obbligazionari, sostenuto da un contesto di politica monetaria più accomodante, fondamentali societari solidi e da una domanda che resta robusta. Tuttavia, non mancano le incognite, a partire dal mercato del lavoro e dai livelli compressi degli spread creditizi.

Secondo Gene Tannuzzo, Global Head of Fixed Income, ed Ed Al-Hussainy, portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments, “le prospettive per i titoli obbligazionari nel 2026 appaiono solide, seppure non manchino alcuni ostacoli”. Gli esperti sottolineano come i tagli proattivi dei tassi da parte della Fed, uniti a fondamentali societari resilienti e a un persistente appetito per il reddito fisso, creino le condizioni per rendimenti interessanti. Allo stesso tempo, però, “un mercato del lavoro in indebolimento e spread creditizi ridotti rappresentano potenziali sfide”.

Fed più accomodante, ma non in risposta a una crisi

Uno degli elementi centrali dello scenario è la traiettoria della politica monetaria statunitense. La Fed, spiegano Tannuzzo e Al-Hussainy, sta riducendo i tassi in modo preventivo, con l’obiettivo di limitare il rischio di un deterioramento macroeconomico, e non come risposta a una recessione già in atto. I mercati attualmente scontano tagli complessivi tra 75 e 100 punti base nel 2025 e ulteriori 75 punti base nel 2026, ipotizzando un ciclo di allentamento particolarmente aggressivo.

Secondo i due gestori, questo scenario appare poco probabile senza un rapido e marcato peggioramento del mercato del lavoro. Inoltre, sarebbe necessario che la Fed ignorasse una serie di fattori potenzialmente inflazionistici, dai dazi alla ripresa degli investimenti privati fino agli stimoli fiscali. “Riteniamo che questo quadro sia improbabile, il che suggerisce che la parte iniziale della curva dei Treasury non sia correttamente prezzata, creando opportunità per gli investitori”.

A differenza dei cicli passati, i tagli dei tassi potrebbero non tradursi in una curva dei rendimenti più ripida, ma piuttosto in una struttura stabile o leggermente più piatta. Da qui derivano tre indicazioni chiave per i portafogli obbligazionari: una maggiore attrattività della duration, la possibilità di acquisire rendimento senza scommettere sulla direzione dell’economia e un ruolo rafforzato della diversificazione, soprattutto attraverso il reddito fisso di alta qualità.

Il rendimento reale sulle obbligazioni di alta qualità rimane interessante Rendimento delle obbligazioni societarie Bloomberg al netto dell’inflazione CPI su base annua (%)

Tre scenari per il 2026

La dinamica tra un mercato del lavoro in progressivo indebolimento e una crescita economica ancora presente sarà determinante per l’andamento dell’obbligazionario nel 2026. Nel loro scenario di base, Tannuzzo e Al-Hussainy ipotizzano una crescita intorno all’1%, con disoccupazione sotto il 4,5% e un’offerta di lavoro in calo. In questo contesto, la strategia preferibile resta una duration multisettoriale accompagnata da un’elevata selettività nel credito.

In uno scenario recessivo, caratterizzato da un aumento più marcato della disoccupazione, gli esperti punterebbero invece su obbligazioni investment grade con una duration più lunga. Al contrario, in caso di ripresa sostenuta da una riduzione dell’incertezza commerciale, da nuovi investimenti e da politiche fiscali espansive, la preferenza andrebbe alle obbligazioni a breve termine.

Con rendimenti dei Treasury decennali intorno al 4% e rendimenti del credito investment grade prossimi al 5%, le obbligazioni offrono, secondo i due gestori, un valore interessante, soprattutto in presenza di un’inflazione vicina al 3%. In questo quadro, diventa cruciale individuare i settori che garantiscono un rendimento più elevato per unità di duration.

Dove cercare valore nel reddito fisso

All’interno dell’universo obbligazionario emergono alcune aree considerate particolarmente attrattive. Il credito legato ai consumi, sostenuto da bilanci familiari solidi e da garanzie reali, offre diversificazione rispetto al credito corporate tradizionale. Le obbligazioni investment grade societarie appaiono invece meno interessanti in termini relativi, a causa di valutazioni elevate e del rischio di un allargamento degli spread, pur restando un pilastro per gli investitori istituzionali nella gestione delle passività.

Maggiore valore si riscontra, secondo Tannuzzo e Al-Hussainy, nei titoli garantiti da ipoteche emessi da agenzie, che combinano qualità creditizia e valutazioni più interessanti. Anche il tema dell’intelligenza artificiale sta creando nuove opportunità nel mercato obbligazionario, grazie alla crescente domanda di capitale per finanziare infrastrutture e progetti innovativi.

Le opportunità non si limitano agli Stati Uniti. Le obbligazioni internazionali tornano a essere attraenti, con curve dei rendimenti più ripide in mercati come Giappone, Francia e Australia, mentre nei mercati emergenti si possono individuare sacche di valore selettivo. Anche i prestiti a leva, pur con un profilo di rischio più elevato, offrono opportunità relative interessanti rispetto ad altri segmenti dell’high yield.

Rischi da monitorare nel 2026

Accanto alle opportunità, si stanno però accumulando alcuni rischi al ribasso. La dispersione del credito è uno dei temi principali: i default recenti sono rimasti circoscritti a emittenti specifici, ma le differenze di performance tra settori e singole società si stanno ampliando. A questo si aggiunge il rischio legato ai dazi, i cui effetti potrebbero emergere in modo più evidente nel 2026, incidendo su consumi e scorte.

La volatilità degli spread è destinata ad aumentare con l’avanzare del ciclo economico. In questo contesto, i due gestori invitano a concentrarsi sui fattori fondamentali, come l’andamento del mercato del lavoro e la solidità dei consumi, evitando di farsi distrarre dal rumore di fondo. Anche l’incertezza politica e geopolitica resta un elemento da tenere sotto osservazione, pur avendo storicamente un impatto limitato sulla performance effettiva dei mercati obbligazionari.

Un anno costruttivo, ma da affrontare con cautela

In sintesi, secondo Gene Tannuzzo ed Ed Al-Hussainy il mercato obbligazionario continuerà a offrire valore nel 2026, ma richiederà un approccio disciplinato. “I tagli preventivi della Fed, un contesto macroeconomico stabile e la solida domanda di obbligazioni creano le condizioni per rendimenti costruttivi”, spiegano, avvertendo però che le tensioni sul mercato del lavoro e possibili episodi di stress nel credito potrebbero intensificarsi.

La chiave, concludono, sarà restare focalizzati su duration, rendimento e diversificazione, così da costruire portafogli in grado di resistere alla volatilità e di cogliere le opportunità offerte da un contesto in continua evoluzione.