La settimana che sta per chiudersi si era aperta con un quadro macro statunitense che sembrava dipingere la tanto agognata ipotesi del “soft landing”. I dati diffusi ieri hanno mostrato però segnali contrastanti ma nel complesso rassicuranti per gli investitori, mentre il dibattito sulla sostenibilità del rally guidato dall’intelligenza artificiale si è riaccesa con veemenza, alimentato da una volatilità che non accenna a placarsi. Tra indicatori che suggeriscono una ripresa graduale e timori di una bolla speculativa, il mercato si trova a navigare in acque agitate, cercando di distinguere tra fondamentali solidi e facili entusiasmi.
Usa: soft landing più vicino?
I dati pubblicati ieri hanno fornito un sostegno tangibile a chi spera in un rallentamento controllato dell’economia statunitense. Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese a 226 mila unità, rispetto alle 230 mila della settimana precedente, confermandosi su un livello storicamente basso che testimonia la resilienza del mercato del lavoro. Le richieste continuative hanno registrato un lieve rialzo, ma senza destare particolari allarmismi.
Il vero colpo di scena è arrivato dal Philadelphia Fed Manufacturing Index di giugno, che è balzato a +10.3 punti, un netto miglioramento rispetto al -0.4 di maggio e ben al di sopra delle attese degli analisti. Questo dato suggerisce un rimbalzo chiaro nell’attività manifatturiera regionale, sostenuto da un miglioramento degli ordini nuovi e delle spedizioni. Nel pomeriggio, il Leading Economic Index di maggio ha confermato il trend, salendo dello 0.1% per il secondo mese consecutivo.
Si tratta di un segnale debole ma positivo, dopo mesi di contrazione. Come da notare Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, “I dati USA di ieri sono stati complessivamente confortanti per chi spera in un ‘soft landing’. Il mercato del lavoro USA resta resiliente e il manifatturiero mostra segni di ripresa. Non c’è ancora nulla che spaventi la Fed, ma neanche dati così forti da far pensare a un’accelerazione robusta”. Un quadro, quindi, di moderata crescita che lascia la banca centrale americana in una posizione di attesa.
Il ritorno del fantasma della bolla tecnologica
In parallelo alla lettura dei dati macro, il mercato azionario è tormentato da un interrogativo che ormai accompagna questo ciclo rialzista in ogni sua fase: il rally dell’IA sta creando una bolla? Il dibattito è tornato prepotentemente in primo piano, alimentato dalla recente volatilità che ha scosso il comparto tecnologico. Dopo un forte rimbalzo che aveva riportato l’S&P 500 ai massimi storici, il settore ha subito una battuta d’arresto, con gli investitori che hanno rivalutato le proprie posizioni alla luce di rinnovate tensioni geopolitiche e sorprese sull’inflazione. Questa altalena, sebbene non insolita, ha rafforzato il sospetto che i mercati si siano spinti troppo oltre e troppo in fretta.
Il fondamento di queste preoccupazioni non è campato in aria. Questo mercato rialzista è caratterizzato da una leadership insolitamente ristretta. Un piccolo gruppo di società a mega-capitalizzazione legate all’IA ha trainato una quota sproporzionata dei rendimenti, tanto che solo 10 titoli hanno rappresentato più della metà del rendimento totale cumulativo del 114% dell’S&P 500 dall’ottobre 2022. Il peso di questi primi 10 titoli all’interno dell’indice è salito a circa il 37%, uno dei livelli più alti degli ultimi tre decenni. Inoltre, i parametri di valutazione rimangono al di sopra delle medie storiche, rendendo il mercato vulnerabile a qualsiasi cambiamento nelle aspettative di crescita.
L’enorme scommessa sugli investimenti nell’IA
A intensificare il dibattito è l’entità senza precedenti degli investimenti legati allo sviluppo dell’IA. Secondo le stime più recenti, la spesa per le infrastrutture di IA potrebbe avvicinarsi agli 800 miliardi di dollari nel 2026, con un incremento del 67% rispetto allo scorso anno, per tendere verso i 1.000 miliardi di dollari nel 2027. Questa mole di capitali solleva dubbi non solo sul fatto che il ritorno economico possa giustificare simili livelli di investimento, ma anche su quanto rapidamente tale spesa potrà tradursi in una crescita sostenuta degli utili e in un incremento diffuso della produttività.
Perché questo ciclo è diverso dalla bolla delle Dot.com
Nonostante le apprensioni, concentrarsi esclusivamente sui fattori di rischio rischia di far perdere di vista ciò che rende unico il ciclo attuale. A differenza della bolla delle Dot.com della fine degli anni ’90, il rally attuale è stato ampiamente allineato all’andamento degli utili sottostanti. Secondo gli analisti, la crescita degli utili retrospettivi dell’S&P 500 negli ultimi cinque anni, pari al 79%, è all’incirca equivalente al suo rendimento totale (85%) nello stesso periodo. Nell’era delle Dot.com, invece, il rendimento totale dell’indice (+220%) superò in modo significativo la crescita degli utili (+67%). Come ha spiegato Tognoli, “i rendimenti dell’S&P 500 di quest’anno sono stati sostenuti da una forte crescita degli utili, portando a una modesta compressione dei multipli anziché all’ampia espansione delle valutazioni tipica degli eccessi speculativi”.
A rafforzare questa distinzione è la qualità intrinseca del mercato. La composizione dell’S&P 500 si è evoluta verso settori con margini di profitto più elevati, migliore qualità del credito e maggiore stabilità degli utili. Questa redditività strutturalmente più forte giustifica, secondo molti, livelli di valutazione mediamente più elevati rispetto al passato. Anche la natura del ciclo di investimenti nell’IA presenta elementi di discontinuità. Il ciclo sembra guidato da una solida domanda sottostante piuttosto che da una sovra-costruzione speculativa. Il dibattito si sta spostando dal chiedersi se i rendimenti arriveranno al domandarsi se l’infrastruttura dell’IA riuscirà a tenere il passo con la domanda. L’attuale contesto, caratterizzato da vincoli sul lato dell’offerta, si pone in netto contrasto con la considerevole sovra-capacità accumulata alla fine degli anni ’90.
Rischi e strategie per navigare l’incertezza
Tuttavia, questo scenario non elimina i rischi. La sostenibilità degli utili nel tempo rimane una vulnerabilità chiave. Un rallentamento della crescita o condizioni finanziarie più restrittive, in uno scenario in cui la Fed fosse costretta ad aumentare i tassi, potrebbero mettere in discussione le attuali aspettative. L’elevato livello di concentrazione del mercato rende il tutto più fragile: qualsiasi cambiamento nel sentiment verso le aziende leader potrebbe avere un impatto sproporzionato sulle performance generali.
In questo contesto, la domanda che gli investitori devono porsi non è tanto se si tratti o meno di una bolla, ma piuttosto come navigare in un mercato che presenta al contempo solidi fondamentali e rischi in evoluzione. Piuttosto che adottare una visione dicotomica, gli esperti suggeriscono di mantenere un portafoglio diversificato, evitando una sovraesposizione a un singolo tema e rimanendo ancorati a un processo di investimento disciplinato. Il ciclo dell’IA potrà anche rivelarsi duraturo e trasformare l’economia nei prossimi anni, ma il percorso da compiere, come ricordano le recenti scosse di volatilità, potrebbe non essere sempre lineare.
