L’economia manifatturiera degli Stati Uniti mostra segnali di uscita dalla lunga fase di stallo e potrebbe aprire una nuova fase di espansione capace di sostenere l’allargamento della leadership sui mercati azionari. Gli ultimi dati congiunturali indicano infatti un miglioramento della produzione industriale e della domanda, mentre anche la composizione dei rendimenti di Borsa suggerisce un possibile cambio di passo.
Secondo Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, i segnali che arrivano dal comparto manifatturiero americano potrebbero rappresentare l’avvio di una dinamica più ampia. “L’economia manifatturiera statunitense sembra stia uscendo dalla sua fase di stallo e l’ultima inversione di tendenza potrebbe dare una reale continuità al trend di ampliamento del mercato azionario”.
I segnali di ripresa dell’industria
A febbraio l’attività industriale statunitense è cresciuta per il secondo mese consecutivo. L’indice dei direttori agli acquisti del settore manifatturiero (Pmi) elaborato dall’Institute for Supply Management è tornato sopra la soglia dei 50 punti – livello che separa contrazione ed espansione – per la terza volta negli ultimi 40 mesi.
Si tratta inoltre della prima sequenza di due mesi consecutivi in territorio espansivo dal settembre 2022. Il balzo registrato a gennaio aveva inizialmente sollevato dubbi tra gli analisti, che temevano si trattasse di un episodio isolato.
Tognoli sottolinea però come il nuovo dato rafforzi la tesi di un cambiamento strutturale. “Il dato di febbraio, sebbene leggermente inferiore rispetto a quello di gennaio, resta indicativo di crescita e rafforza l’ipotesi che ci troviamo nelle fasi iniziali di un ciclo espansivo manifatturiero”.
Domanda e ordini trainano la crescita
Uno degli aspetti più rilevanti del miglioramento riguarda la componente della domanda, che sta sostenendo l’intero ciclo produttivo. I nuovi ordini e la produzione restano infatti stabilmente in territorio di espansione.
Parallelamente si osserva un aumento dei portafogli ordini, mentre le scorte dei clienti rimangono su livelli storicamente bassi. Una combinazione che suggerisce la necessità di incrementare la produzione nei prossimi mesi.
“Le componenti legate alla domanda stanno guidando il miglioramento dell’indice Ism”, osserva Tognoli. “L’aumento dei portafogli ordini e le scorte ancora ridotte indicano future necessità produttive e rafforzano le dinamiche favorevoli della domanda sottostante”.
Il rafforzamento dell’indice Ism è inoltre coerente con la virata al rialzo osservata in diversi altri sondaggi manifatturieri a partire dalla scorsa estate.
Small cap protagoniste in Borsa
Le prime conseguenze della ripresa industriale sembrano già emergere nella struttura dei mercati azionari. In particolare, sono le società a minore capitalizzazione a guidare la performance di inizio anno.
Nel primo scorcio del 2026 l’indice Russell 2000 ha infatti sovraperformato l’S&P 500 di circa tre punti percentuali, dopo un lungo periodo in cui era rimasto indietro rispetto alle grandi società. Allo stesso tempo cresce la quota di titoli dell’indice che scambiano sopra la propria media mobile a 200 giorni, segnale di un rafforzamento dell’ampiezza del mercato.
“La mancanza di una ripresa manifatturiera rappresentava uno dei principali rischi per le small cap, data la loro forte sensibilità alla domanda interna”, spiega Tognoli. “Storicamente esiste una correlazione significativa tra l’indice Ism e la performance relativa delle small cap rispetto alle large cap”.
I dati storici confermano questa dinamica. Dopo il primo superamento della soglia dei 50 punti da parte dell’Ism, il Russell 2000 ha registrato in media un rialzo del 14% nei successivi dodici mesi, con la maggior parte della performance concentrata nei primi sei mesi. Inoltre, nel 70% dei casi l’indice ha sovraperformato le large cap sia a sei sia a dodici mesi.
Utili in crescita e mercato più ampio
L’ampliamento della leadership di mercato non è soltanto un fenomeno tecnico. Anche i risultati aziendali mostrano segnali di rafforzamento e maggiore diffusione tra i diversi settori.
Nel quarto trimestre gli utili delle società dello S&P 500 sono cresciuti del 14% su base annua, segnando il quinto trimestre consecutivo di crescita a doppia cifra e superando le stime degli analisti del 7%. Tutti i comparti, ad eccezione dei beni di consumo discrezionali, hanno registrato un incremento dei profitti.
Le grandi società tecnologiche continuano a guidare la crescita, ma il divario rispetto al resto del listino potrebbe ridursi nei prossimi anni.
“Nei cicli espansivi manifatturieri lo slancio degli utili tende a diffondersi a un numero maggiore di settori”, osserva Tognoli. “Ci aspettiamo quindi che il divario di crescita tra le mega-cap tecnologiche e il resto dell’indice possa ridursi nel corso del 2026”.
I primi segnali di questa dinamica sono già visibili. Le revisioni al rialzo delle stime sugli utili stanno infatti superando quelle al ribasso, con un miglioramento significativo rispetto ai livelli particolarmente depressi registrati lo scorso anno.
Politica monetaria e stimolo fiscale
A sostenere il quadro macroeconomico nei prossimi mesi potrebbero contribuire anche fattori di politica economica. Una linea monetaria più accomodante e un impulso fiscale significativo potrebbero rafforzare lo slancio della crescita.
Naturalmente rimangono alcune incognite legate al contesto geopolitico internazionale, che continuano a richiedere attenzione da parte degli investitori.
“Pur in presenza di rischi geopolitici che vanno monitorati con attenzione, questi si inseriscono oggi in un contesto di miglioramento dell’attività industriale”, conclude Tognoli. “Se lo slancio dovesse persistere, potrebbe consolidare ulteriormente l’ampliamento della leadership del mercato azionario e trasformarlo in una tendenza più duratura”.
