L’Ungheria si conferma il punto più delicato dell’Europa centrale. Secondo Michele Mattioda, Investor Relations Management Director di MK Global Kapital, il nuovo corso politico potrebbe offrire un sostegno nel breve periodo, a patto che sia in grado di riaprire un dialogo credibile e continuativo con gli altri Paesi dell’Unione Europea e di ricucire un rapporto che negli ultimi anni si è progressivamente deteriorato con Bruxelles. Un miglioramento delle relazioni istituzionali, spiega Mattioda, potrebbe tradursi in un accesso più fluido ai fondi europei, elemento tutt’altro che secondario per sostenere investimenti e stabilità macroeconomica nel breve termine.
Problemi strutturali e conti pubblici sotto pressione
Tuttavia, questo potenziale cambio di passo non modifica in modo sostanziale i problemi strutturali più profondi che caratterizzano l’economia ungherese. I conti pubblici restano sotto pressione, complice una combinazione di crescita disomogenea, politiche espansive adottate in passato e un contesto internazionale meno favorevole. I margini fiscali risultano quindi limitati, riducendo lo spazio di manovra del Governo proprio in una fase in cui sarebbero necessari interventi mirati per rafforzare la resilienza economica. A ciò si aggiunge una certa vulnerabilità sul fronte valutario e una dipendenza ancora significativa da fattori esterni, che amplificano la percezione di rischio da parte degli investitori internazionali.
Il confronto con l’area centro-orientale
Se si amplia lo sguardo all’intera area dell’Europa centro-orientale, il quadro appare relativamente più definito e, per certi versi, più rassicurante. Paesi come Polonia, Repubblica Ceca e, in misura crescente, Romania mostrano fondamentali più solidi, grazie a una maggiore stabilità istituzionale, a politiche economiche percepite come più prevedibili e a un miglior posizionamento rispetto alle catene del valore europee. Questi mercati continuano ad attrarre capitali e a beneficiare di una fiducia più diffusa, anche in un contesto globale caratterizzato da incertezza. Al contrario, le economie in cui la componente politica incide in maniera più marcata sulle scelte economiche e sulla governance continueranno verosimilmente a scontare un premio per il rischio più elevato. L’incertezza normativa, la percezione di una minore indipendenza delle istituzioni e i rapporti complessi con l’Unione Europea rappresentano fattori che alimentano la diffidenza degli investitori e frenano l’afflusso di capitali di lungo periodo.
La duplice sfida per Budapest
In questo contesto, la sfida per Budapest sarà duplice. Da un lato, sarà necessario recuperare credibilità nei confronti delle istituzioni europee, dimostrando un impegno concreto nel rispettare le regole comuni e nel garantire maggiore trasparenza e stabilità normativa. Dall’altro, servirà rendere più chiara e tangibile la traiettoria di consolidamento dei conti pubblici, attraverso misure credibili e sostenibili nel tempo. Come sottolinea Mattioda, senza progressi su questi due fronti, la crescita economica rischia di rimanere fragile e discontinua, esposta a shock esterni e a repentini cambiamenti di sentiment. Di conseguenza, il mercato continuerà a guardare all’Ungheria con cautela, richiedendo rendimenti più elevati per compensare il rischio percepito e mantenendo un atteggiamento selettivo nei confronti delle opportunità di investimento nel Paese.
