La Fed ha lasciato i tassi di interesse invariati, come ampiamente previsto dai mercati, mantenendo il range obiettivo dei Fed funds al 3,5–3,75%. Una decisione che conferma l’atteggiamento prudente del FOMC, ancora in fase di osservazione dell’evoluzione macroeconomica prima di eventuali nuove mosse.
Nel comunicato ufficiale, la banca centrale ha ribadito che “l’entità e la tempistica” di futuri interventi dipenderanno dai dati in arrivo. Un messaggio che, secondo Max Stainton, senior global macro strategist di Fidelity International, conferma la neutralità di questa fase. “I due voti dissenzienti di orientamento accomodante sono stati compensati da un linguaggio più deciso su crescita e mercato del lavoro, a conferma di una pausa sostanzialmente neutrale”, osserva Stainton.
Durante la conferenza stampa, il presidente Jerome Powell ha insistito sul fatto che il Comitato è “ben posizionato” e che intende lasciare che “siano i dati a indicarci la strada”. Un approccio che, secondo l’analisi di Fidelity, riflette una pazienza oggi maggiore rispetto a sei settimane fa. “Le pubblicazioni macroeconomiche finora sono in larga parte coerenti con lo scenario di base della Fed, che prevede rischi contenuti sul fronte della disoccupazione e un processo di disinflazione ancora in corso”, sottolinea Stainton.
Guardando ai prossimi mesi, Fidelity International non si attende ulteriori tagli dei tassi da parte dell’attuale FOMC. “Riteniamo che il Comitato guidato da Powell consideri il bilanciamento dei rischi tra inflazione e mercato del lavoro sostanzialmente in equilibrio”, afferma Stainton. Più che le decisioni sui tassi, a suo avviso, saranno altri fattori a influenzare i mercati nel resto del mandato di Powell: “A guidare l’attenzione degli investitori sarà probabilmente la serie di procedimenti legali e gli sviluppi politici che coinvolgono la Federal Reserve e il Board of Governors”.
In particolare, Fidelity monitora le citazioni in giudizio del Dipartimento di Giustizia nei confronti della Fed e il caso Lisa Cook, attualmente all’esame della Corte Suprema, come possibili indicatori del grado di politicizzazione dell’istituzione. Non a caso, Powell ha respinto esplicitamente le recenti critiche dell’amministrazione sulla sua presenza all’udienza della Corte Suprema, richiamando l’esistenza di un precedente consolidato. “La disponibilità di Powell ad assumere un atteggiamento più conflittuale nei confronti dell’amministrazione Trump è un elemento chiave”, evidenzia Stainton.
Un altro punto di attenzione riguarda il futuro dello stesso Powell dopo la fine del suo mandato da presidente. “Se Powell dovesse rimanere nel Board come governatore, il mercato potrebbe interpretare la sua presenza come un fattore di controbilanciamento rispetto a un’eccessiva politicizzazione della Fed”, aggiunge lo strategist.
Oltre l’attuale leadership, Fidelity International si aspetta l’avvio di un nuovo ciclo di allentamento monetario con la nomina di un nuovo presidente della Fed a maggio. “Prevediamo tre tagli nella seconda metà dell’anno, quasi due in più rispetto a quanto attualmente scontato dal mercato”, afferma Stainton. Questo nuovo ciclo, secondo l’analisi, sarà più orientato al futuro e maggiormente focalizzato su ipotesi di forte crescita della produttività, attribuendo meno peso ai dati di breve termine.
Un’impostazione che potrebbe però comportare rischi. “Questa funzione di reazione è probabile che aumenti i rischi di inflazione al rialzo nella seconda metà dell’anno, mentre l’amministrazione Trump tenterà di far girare l’economia ‘a pieno regime’ attraverso ulteriori stimoli fiscali in vista delle elezioni di medio termine”, conclude Stainton. A suo avviso, questa direzione di politica economica appare altamente probabile indipendentemente da chi sarà il prossimo presidente della Fed, mentre la nomina sarà decisiva soprattutto nel definire fino a che punto il bilancio della banca centrale tornerà a essere uno strumento attivo di politica monetaria.
