UBS GWM: “Il market timing è costoso. Meglio un portafoglio bilanciato e tanta pazienza”

Nell’attuale scenario di incertezza impattato dalla guerra in Medio oriente, Mark Haefele, Chief Investment Officer di UBS Global Wealth Management, invita gli investitori a non farsi prendere dal panico: “È naturale che gli investitori si sentano turbati o prendano in considerazione l’idea di restare a guardare finché il quadro non diventa più chiaro. Ma i periodi di incertezza e stress dei mercati non sono una novità. I dati storici dimostrano che gli investitori con un orizzonte di lungo termine sono ripagati se rimangono investiti con un portafoglio diversificato”.

Haefele sottolinea poi un punto cruciale: la volatilità non deve essere un motivo per uscire dal mercato. “I cali infra-annuali sono comuni: dal 1981 il calo massimo medio dell’S&P 500 è stato di circa il 14%. Tuttavia, l’indice ha chiuso in negativo solo 10 volte negli ultimi 45 anni. Inoltre, dopo episodi di forte volatilità, i titoli azionari tendono a performare bene”.

Un dato su tutti: dal 1990, l’S&P 500 ha registrato un rendimento medio a 12 mesi dell’11,5% dopo i periodi in cui l’indice VIX saliva tra 27,5 e 30, e addirittura del 22,1% dopo che il VIX raggiungeva quota 35-40. Performance migliori della media del 10% registrata in tutti gli altri periodi.

I costi del “market timing” e l’importanza della diversificazione

UBS GWM lancia anche un monito a chi tenta di “temporeggiare” sul mercato, cercando di entrare e uscire nei momenti giusti. L’errore di timing può costare caro.

Secondo le simulazioni della banca, un investimento di 100 dollari nell’S&P 500 del settembre 1989 sarebbe cresciuto fino a 3.617 dollari con una semplice strategia di “buy and hold”. Ma perdere solo la migliore settimana avrebbe ridotto il rendimento a 3.249 dollari, mentre perdere il miglior trimestre avrebbe portato il risultato a soli 2.863 dollari: oltre il 20% in meno per chi è rimasto investito.

Rimanere investiti sarà probabilmente ancora ripagato con performance interessanti nel lungo termine,” continua Haefele. “Dal 1960, l’S&P 500 ha registrato guadagni nel 72% degli anni solari. Dal 1926, l’indice non ha mai registrato un rendimento negativo in nessun periodo di 20 anni”.

Per questo, UBS consiglia di mantenere una visione strategica: “Per gli investitori che detengono un portafoglio ben diversificato e hanno la capacità di rimanere investiti nel lungo termine, continuiamo a credere che saranno ripagati per aver tenuto la rotta”.

Le raccomandazioni operative: cosa fare ora

Per chi ha posizioni azionarie concentrate, il consiglio è chiaro: “Raccomandiamo di ampliare l’esposizione tra settori e aree geografiche. Riteniamo inoltre che allocazioni adeguate a obbligazioni di qualità, oro e alternative come gli hedge fund possano aiutare gli investitori a navigare il mercato che ci attende”.

Europa e inflazione: le banche centrali restano vigili

Sul fronte europeo, UBS GWM analizza le recenti dichiarazioni dei banchieri centrali. Dopo i commenti falchi di Peter Kazimir e Joachim Nagel, i mercati hanno iniziato a scontare un rialzo dei tassi prima del previsto. Ma la posizione resta prudente: “Il nostro scenario di base rimane che le ostilità tra Usa e Iran non porteranno a un aumento sostenuto dei prezzi dell’energia. Ci aspettiamo che la BCE guardi oltre qualsiasi shock temporaneo nel nostro scenario di base. Manteniamo un bias di credito up-in-quality e continuiamo a preferire obbligazioni con scadenze medie tra 4 e 8 anni”.

Per quanto riguarda le banche europee, dopo un lungo periodo di outperformance, UBS GWM ha deciso di declassare il settore a neutrale. “Le valutazioni si sono ora normalizzate e il posizionamento appare più affollato. Sebbene i fondamentali rimangano solidi, i rischi di credito di fine ciclo stanno aumentando. Con la situazione in Iran ancora in evoluzione, anche modeste sorprese negative potrebbero innescare correzioni più marcate”.

Usa: l’inflazione core ai minimi da aprile 2021

Negli Stati Uniti, a febbraio l’inflazione core (esclusi energia e alimentari) è salita solo del 2,5% su base annua, il ritmo più lento in quasi cinque anni. Tuttavia, UBS invita a non cantare vittoria troppo presto.

“L’inflazione core dei beni è rimasta bassa, ma mostra segni di pass-through dei dazi. La misura core PCE, preferita dalla Fed, probabilmente darà un’impressione molto più rigida. Questo dato sull’inflazione non cattura l’escalation delle tensioni in Medio Oriente del 28 febbraio. Prevediamo ancora due tagli dei tassi da parte della Fed quest’anno, ma i mercati oscilleranno tra pessimismo e ottimismo fino a che non si avrà maggiore chiarezza”.