Nel panorama finanziario del 2026, dominato dall’intelligenza artificiale e dalle incertezze geopolitiche, un gruppo di analisti sta proponendo un ritorno alle basi. Secondo Richard Bernstein Advisors, esistono tre principi di investimento “collaudati e affidabili” che possono orientare le scelte in questa fase di mercato.
Il primo principio, spiegano gli esperti della società di consulenza, è che “in ultima analisi, la crescita degli utili determina la performance azionaria”. Il secondo: “Il ritorno sul capitale investito è maggiore laddove il capitale è scarso”. Il terzo, forse il più significativo per il momento attuale: “I vincitori dell’ultimo ciclo raramente, se non mai, sono i vincitori del ciclo successivo”.
Applicando questi principi ai mercati odierni, il giudizio degli analisti è netto: “Le azioni internazionali sembrano sempre più posizionate per un potenziale cambio di leadership nel 2026”. Tre fattori spingerebbero questa transizione: un miglioramento della dinamica degli utili al di fuori degli Stati Uniti, una scarsità estrema di capitale allocato ai mercati non statunitensi, e un quadro macroeconomico meno favorevole ai vincitori del ciclo precedente.
Sul fronte degli utili, gli esperti di Richard Bernstein Advisors sottolineano un passaggio cruciale: “Gli investitori devono ricordare che la crescita degli utili è molto più importante dei livelli degli stessi”. Oggi, “le aspettative sugli utili stanno accelerando nella maggior parte delle principali regioni, mentre quelle statunitensi sembrano appiattirsi”.
Questo non significa che gli Stati Uniti si dirigano verso una flessione, precisano. Piuttosto, “evidenzia un cambiamento importante: il divario tra la dinamica degli utili statunitensi e quella del resto del mondo si sta riducendo, e la dinamica relativa tende a essere un fattore chiave della performance azionaria relativa”.
In particolare, “i mercati internazionali sviluppati sembrano particolarmente interessanti dal punto di vista dello slancio degli utili nel corso del 2026, mentre i mercati emergenti sembrano in grado di recuperare rapidamente terreno dopo anni di performance inferiori alle aspettative”.
Il secondo principio riguarda la scarsità di capitale. “Nel lungo termine”, argomentano gli analisti, “il rendimento del capitale investito è solitamente più elevato laddove il capitale è scarso”. La metafora usata è chiara: “È preferibile essere l’unico banchiere in una città con mille debitori, non uno dei mille banchieri che competono per un singolo debitore”.
Oggi, secondo i dati citati nel rapporto, “i mercati internazionali sembrano insolitamente a corto di capitali”. I numeri parlano chiaro: gli investitori detengono solo il 5% dei loro portafogli in azioni internazionali, a fronte di una ponderazione di circa il 36% nell’indice globale ACWI. Al contrario, “gli investitori detengono il 16% nei Magnifici 7, a fronte di una ponderazione del 22% in ACWI”.
La conseguenza, spiegano gli esperti, è che “entrambe le allocazioni si collocano al di sotto delle ponderazioni del mercato globale, ma il divario è molto più ampio per le azioni internazionali, evidenziando un significativo sottopeso e una scarsità di capitale che potrebbero continuare a sostenere solidi rendimenti futuri”.
Il terzo principio è forse il più rilevante per comprendere il cambio di passo in atto. “La leadership di mercato è plasmata dal contesto macroeconomico”, osservano gli analisti, “e tale contesto raramente si traduce in un passaggio netto da un ciclo all’altro. Quando le condizioni di fondo cambiano, di solito cambiano anche i vincitori”.
L’ultimo ciclo ha premiato gli asset a lunga scadenza: crescita concentrata degli utili, bassa inflazione, quantitative easing e tassi bassi hanno favorito mega-cap, capitale di rischio, private equity e credito privato. Il prossimo ciclo, invece, “inizia ad apparire molto diverso”.
Secondo Richard Bernstein Advisors, “una crescita più ampia degli utili, un’inflazione più rigida, un ridotto sostegno politico e tassi di interesse più elevati favoriscono un diverso gruppo di vincitori: i mercati internazionali, i paesi e i settori orientati alle materie prime e sensibili all’inflazione, le small cap, i titoli industriali e i titoli value”.
La raccomandazione conclusiva degli esperti è orientata verso “aree che combinano valutazioni ragionevoli con un potenziale di rendimento futuro interessante, in particolare dove il posizionamento rimane leggero e i fondamentali stanno migliorando”.
“L’ampiezza delle opportunità nel 2026 e oltre non ha eguali dal 2010”, affermano. Mentre l’attenzione resta concentrata su intelligenza artificiale, criptovalute e settori ad alta concentrazione, “la leadership si sta già spostando verso regioni sotto-possedute con fondamentali in miglioramento”.
Un paragone conclusivo aiuta a inquadrare il momento: “Per molti versi, ricorda il 2010, quando mantenevamo una sovraponderazione sulle azioni statunitensi nonostante il sentiment fosse pessimista, le valutazioni fossero interessanti e i fondamentali stessero iniziando a cambiare, un quadro che alla fine si è rivelato corretto con l’emergere della leadership statunitense”. Stavolta, però, la direzione sembra essere inversa.
