Nonostante un marzo segnato da turbolenze e tensioni internazionali, il mercato dei titoli di Stato dell’area euro mostra una sostanziale resilienza. Le emissioni lorde da inizio anno hanno già superato i 450 miliardi di euro, equivalenti a quasi un terzo dell’obiettivo annuale, mentre l’emissione netta record ha raggiunto i 240 miliardi.
Emissioni a lunga scadenza e domanda solida
Un dato di rilievo riguarda la composizione delle emissioni: la quota di titoli con scadenze pari o superiori a dieci anni è salita al 45%, portando la durata media delle nuove emissioni a quasi 11 anni. Un livello, questo, definito “sorprendentemente elevato” da Florian Späte, senior bond strategist di Generali Investments, se si considera la forte inclinazione della curva dei rendimenti registrata a febbraio, con lo spread tra Bund a due e 30 anni ai massimi dal 2018.
Nonostante ciò, la domanda da parte degli investitori, sia esteri sia domestici, è rimasta solida. In particolare, il sostegno è arrivato dagli investitori europei “real money” come banche e assicurazioni, mentre i non europei hanno operato in modo più opportunistico.
Il peso del Quantitative Tightening e i rischi sull’offerta
Secondo le stime di Generali Investments, il Quantitative Tightening della BCE dovrebbe ammontare a circa 395 miliardi di euro nel corso del 2026. Considerando questo fattore, l’emissione netta (al netto del QT) che resta da collocare entro fine anno ammonta a 540 miliardi di euro. “Considerato il contesto geopolitico, i rischi dal lato dell’offerta sono orientati al rialzo”, avverte Späte.
L’aumento delle tensioni internazionali, in particolare il conflitto con l’Iran, unito a una crescita più debole del previsto e a una spesa crescente per difesa e sicurezza, potrebbe spingere i Governi a ricostituire buffer di liquidità o ad anticipare operazioni di pre-financing, generando volumi di emissione superiori alle attuali previsioni. Per ora, nessun governo dell’area euro ha rivisto al rialzo i piani di finanziamento per il 2026.
Green bond: emissioni al di sotto delle attese
Nel primo trimestre sono stati collocati poco più di 17 miliardi di euro di green bond sovrani, portando lo stock complessivo dell’area euro a 342 miliardi. Francia e Germania si confermano i principali emittenti. La quota di green bond sul totale delle emissioni, pari a circa il 4%, è risultata “lievemente inferiore alle aspettative”, secondo Späte. L’obiettivo annuo di 60 miliardi di nuove emissioni per il 2026 appare comunque ancora realistico.
Outlook: spread guidati dalla geopolitica nel breve, BTP favoriti sugli OAT
Nel mese di marzo gli spread sovrani dell’area euro si sono inizialmente ristretti per poi allargarsi, a causa della maggiore volatilità, delle aspettative di crescita debole, dei rischi fiscali e di attese di tassi BCE più elevati. Un allargamento che, secondo gli analisti, è avvenuto in modo ordinato e coerente con l’andamento dei credit spread, senza segnali di frammentazione.
“Nel breve termine, gli spread dei titoli non-core seguiranno l’andamento dei prezzi dell’energia e la volatilità del mercato obbligazionario”, spiega Späte. “Una volta attenuatesi le tensioni geopolitiche, gli spread avranno margine per restringersi nuovamente, con i BTP favoriti rispetto agli OAT”.
La preferenza per i titoli italiani rispetto a quelli francesi si basa su valutazioni ritenute più convenienti e su una maggiore sensibilità ai prezzi dell’energia. Gli OAT francesi appaiono invece più vulnerabili, con poco rischio politico attualizzato nei prezzi nonostante le evidenti sfide fiscali. La strategia di Generali Investments per il medio periodo punta quindi a un posizionamento overweight sui BTP rispetto agli OAT.

