Tassi Usa: salgono le probabilità che la Fed resti quest’anno immobile

Inflazione e livello dei tassi prospettico rimangono in cima all’agenda degli analisti. E il dato odierno sul mercato del lavoro americano potrebbe dare qualche indicazione in più sulle future mosse della Fed, con una lettura prevista poco incisiva ma che potrebbe riservare sorprese alla luce di quanto emerso nelle giornate passate dall’ADP report e, ieri, dal Challenger Report, che ha fortemente smorzato il dato inerente le intenzioni di licenziamento nel mese passato dopo lo shockante risultato di gennaio che ha visto i layoff prospettici balzare ai massimi dal 2009.

Inevitabile, a ogni modo, un ripensamento delle attuali strategie monetarie della Fed, con gli analisti che stanno progressivamente scontando un orientamento meno espansivo, se non addiritura (con una chance del 25%) nessuna mossa per questo 2026.

Ad eccezione del petrolio, e di converso del dollaro americano (che si appresta a chiudere la migliore settimana dal 2024), gli altri comparti finanziari non sembrano tuttavia reagire in linea con altri episodi di avversione al rischio generati da fattori geopolitici.

I Treasury americani, storico strumento di diversificazione, registrano però un incremento pari a 20 punti sul decennale questa settimana, lo scostamento più ampio a far data dall’annuncio delle tariffe l’aprile scorso, andando oltretutto ad invertire la solida tendenza rialzista nei corsi che ha visto gennaio segnare il più ampio ribasso nei rendimenti da un anno a questa parte.

A cura di Michael Palatiello, ad e strategist di Wings Partners Sim