Stagflazione incombente? Per Generali AM i mercati sono ancora troppo compiacenti

L’inizio dell’estate 2026 si presenta con un quadro macroeconomico e geopolitico alquanto complesso per gli investitori. Da un lato, la crescita globale prosegue ma a ritmi più lenti e fragili; dall’altro, l’incertezza resta elevata, con rischi al ribasso sempre più evidenti. A tracciare di seguito il quadro è Sebastiano Chiodino, Head of Liability-Driven Investing di Generali Asset Management, che nella sua analisi suggerisce un approccio prudente ma non privo di opportunità.

Crescita lenta e fragile, ma senza recessione imminente

Secondo il Chiodino, sebbene l’economia globale continui a espandersi, il ritmo della crescita appare più lento e più fragile, con stime intorno al 3% e segnali di decelerazione nella maggior parte delle economie avanzate: “La resilienza osservata negli ultimi 12–18 mesi, sostenuta dallo stimolo fiscale e dai cospicui investimenti collegati all’AI, appare oggi sempre più disomogenea e dispersa”. Tuttavia, nel breve termine, la dinamica più probabile è quella di “una progressiva perdita di slancio ciclico piuttosto che di una vera e propria recessione”.

Se l’Europa soffre per una domanda più debole e ricadute sugli scambi commerciali, gli Stati Uniti mostrano maggiore resilienza, ma concentrata su pochi pilastri, primi fra tutti gli investimenti nell’intelligenza artificiale, il che rende il ciclo americano più esposto a shock avversi.

Rischio stagflazionistico e il dilemma delle banche centrali

Il margine di errore intorno allo scenario base si sta assottigliando. Chiodino evidenzia che “le banche centrali riconoscono ormai esplicitamente che le tensioni geopolitiche stiano generando simultaneamente pressioni inflattive e indebolimento della crescita”.

Più grave, secondo l’esperto, è che i rischi inflattivi, non più limitati all’energia, prospettano effetti di secondo ordine su alimentari e catene dell’offerta, minacciando che le aspettative di inflazione possano progressivamente disancorarsi. Ne consegue che “il regime macro tenderebbe quindi ad assumere un costrutto stagflazionistico che non sembra ancora riflettersi omogeneamente e coerentemente nelle diverse asset class d’investimento”.

Per i mercati, questo implica un minore sostegno da parte della politica monetaria e una maggiore sensibilità alle sorprese macroeconomiche, mentre i mercati mostrano ancora “un certo grado di compiacenza rispetto ai rischi macro”.

Azionario e credito: due facce della stessa tensione

Sui mercati azionari, Chiodino nota che restano sostenuti dalla solida crescita degli utili, specialmente nei comparti legati all’AI, che ha conferito loro una forte capacità di assorbire la volatilità macro. Tuttavia, “le loro valutazioni restano ancora relativamente elevate e riflettono la leadership dominante di un numero limitato di titoli e temi”.

Sul fronte del credito, i mercati continuano a beneficiare di un forte supporto tecnico, con spread compressi che segnalano una limitata incorporazione dei rischi al ribasso. La tensione principale, riassume l’head di Generali AM, è “tra fondamentali micro ancora solidi e una prospettiva macro in potenziale deterioramento”.

I quattro rischi chiave per i prossimi mesi

Nel breve e medio termine, i principali fattori di rischio si concentrano attorno ad alcune aree chiave, elencate da Chiodino:

  • Il rischio geopolitico, associato alle principali rotte commerciali.
  • Shock inflattivi trainati dall’energia, che costringerebbero le banche centrali a una postura restrittiva ancora più vigorosa.
  • Sorprese negative sulla crescita, specialmente in caso di indebolimento di consumi e investimenti.
  • Il rischio di posizionamento, con trade affollati – dall’equity legato all’AI al credito a spread compressi – vulnerabili a improvvise correzioni.

Opportunità e strategie

Nonostante il deterioramento del bilancio dei rischi, la prospettiva estiva secondo Chiodino “sembra ancora poter essere quella di una certa ulteriore resilienza di mercato accompagnata da volatilità episodica”. E aggiunge: “ricostituito un più favorevole premio per il rischio, potrà offrire valide occasioni di acquisto”.

In questo contesto, la raccomandazione è mantenere un buon livello di diversificazione, anche geografica, evitare concentrazioni eccessive e preservare flessibilità. Quanto ai tassi di interesse, “grande convitato di pietra” finora, Chiodino prevede una possibile stabilizzazione intorno ai livelli prezzati oggi, ma con prudenza: “Lo scenario di un’evoluzione avversa dell’inflazione è infatti lo scenario di coda principale”.