La tentazione di seguire il proverbio borsistico “Sell in May and go away” torna ogni anno con l’arrivo dell’estate. Ma secondo Aberdeen Investments, fidarsi ciecamente del calendario può far perdere di vista ciò che conta davvero nel lungo periodo.
Così gli analisti della casa invitano gli investitori a fare un passo indietro e a riscoprire cinque lezioni di mercato spesso dimenticate, specialmente nei momenti di incertezza.
Il reddito conta più di quanto molti credano
Quando i mercati crescono lentamente o si muovono lateralmente, il reddito generato dagli investimenti diventa spesso un fattore decisivo. I dividendi delle azioni e gli interessi delle obbligazioni hanno storicamente contribuito alla crescita dei portafogli, anche quando i prezzi non registravano variazioni significative.
Secondo i dati citati da Aberdeen Investments, nel lungo periodo i dividendi hanno rappresentato circa un terzo del rendimento totale dell’indice S&P 500.
“Il total return non dipende solo dall’aumento dei prezzi, ma comprende anche i profitti generati dagli investimenti nel corso del tempo”, spiegano gli esperti della società. Detenere un portafoglio che genera reddito può rendere i ritorni più affidabili e smorzare le oscillazioni in periodi di volatilità.
I mercati si riprendono più in fretta degli investitori
Dopo i forti cali del 2008 e del 2020, molti investitori hanno venduto nel momento peggiore possibile, aspettando che la situazione tornasse a sembrare “sicura” prima di reinvestire. Ma i mercati non aspettano che torni la fiducia.
Un esempio recente: in seguito all’annuncio sui dazi del 2 aprile 2025, noto come “Liberation Day”, i titoli azionari globali hanno subito un forte calo, toccando il minimo l’8 aprile per poi rimbalzare rapidamente e recuperare i precedenti massimi entro il 2 maggio 2025.
“In genere, rimanere investiti nel tempo è più importante che aspettare certezze”, sottolineano da Aberdeen Investments.
La concentrazione degli investimenti accumula rischi in silenzio
I mercati attraversano fasi in cui un paese, un settore o uno stile di investimento domina la scena. Alla fine degli anni ’80 il Giappone rappresentava quasi la metà del mercato azionario globale. Alla fine degli anni ’90 furono i titoli tecnologici a fare da traino.
Oggi l’elevata concentrazione in poche grandi società statunitensi, le cosiddette “Magnificent Seven”, che da sole rappresentano circa il 20% dell’indice azionario globale, offre un monito. “La diversificazione è fondamentale quando un segmento del mercato sembra inarrestabile”, avvertono gli esperti.
L’inflazione cambia le regole del gioco
Periodi di forte inflazione come gli anni ’70, il 2022 e più recentemente hanno dimostrato che i mercati non si comportano sempre come previsto. Le azioni faticano a tenere il passo e le obbligazioni non forniscono la protezione su cui molti investitori facevano affidamento.
Nel 2022, sia le azioni che le obbligazioni hanno registrato un calo: l’indice S&P 500 è sceso di circa il 18%, mentre l’indice Bloomberg US Aggregate Bond ha perso circa il 13% in termini locali.
“L’inflazione modifica il comportamento dei mercati e le vecchie convinzioni non sempre restano valide”, ricordano da Aberdeen Investments, suggerendo che portafogli diversificati con infrastrutture o altri asset reali possono svolgere un ruolo utile.
I beni rifugio non si comportano sempre allo stesso modo
Nemmeno i tradizionali beni rifugio sono immuni da forti oscillazioni. L’oro, a lungo considerato una riserva di valore nei periodi di crisi, alla fine di marzo 2026 ha perso quasi l’11% in una sola settimana, registrando uno dei cali a breve termine più marcati degli ultimi decenni.
“Difensivo non significa privo di rischio”, spiegano gli esperti di Aberdeen Investments. “È necessaria una combinazione di strumenti difensivi, non una singola copertura”.
Katie Trowsdale, Head of Multi-Asset Solutions di Aberdeen Investments, fa notare come: “I detti di mercato come ‘Sell in May’ sono facili da ricordare e rassicuranti nella loro semplicità, soprattutto nei periodi di incertezza. Ma la storia suggerisce che il successo degli investimenti a lungo termine è stato raramente determinato dal seguire il calendario. Al contrario, è derivato piuttosto dal mantenimento della diversificazione, dal rimanere investiti attraverso i cicli di mercato e dall’adattarsi al mutare delle condizioni”.
“Più volte i mercati hanno dimostrato che il reddito, la diversificazione e la pazienza spesso contano più del tempismo tattico, mentre anche i cosiddetti beni rifugio possono comportarsi in modo imprevedibile”, ha aggiunto Trowsdale. “Mentre gli investitori valutano la loro prossima mossa, potrebbe valere la pena concentrarsi meno su frasi ad effetto e più sulle lezioni che i mercati hanno ripetutamente insegnato, spesso proprio nei momenti in cui è più facile dimenticarle”.
