L’Europa ha smesso di inseguire. Dopo anni di dibattiti, il concetto di «autonomia strategica» si sta traducendo in numeri, piani industriali e, soprattutto, risorse. Ma la strada è ancora lunga e irta di squilibri. «Sebbene questo “risveglio” dell’Europa abbia innescato un’ondata di iniziative strategiche e azioni politiche, i progressi rimangono disomogenei tra i vari settori», spiega Sylvain De Bus, Deputy Head of Global Bonds di Candriam. «Trasporti, reti energetiche, materie prime critiche e difesa sono quelli che stanno avanzando maggiormente, spinti dall’urgenza politica».
Il rapporto curato da Mario Draghi ha messo nero su bianco la portata della sfida: servono 750-800 miliardi di euro l’anno, circa il 4,5% del PIL UE, tra pubblico e privato. Una cifra che impone una scelta di campo. «L’entità degli investimenti richiesti – prosegue De Bus – evidenzia l’importanza dei finanziamenti sia pubblici che privati e sta già iniziando a creare chiare opportunità per gli investitori».
Difesa e aerospazio, oltre il boom iniziale
Il primo segnale è arrivato dai titoli legati alla Germania e al comparto aerospazio-difesa, protagonisti di una corsa che ha ridisegnato le valutazioni. Ma per De Bus non è finita. «Ai prezzi attuali questi titoli non sono più economici, ma questi comparti non sono ancora ampiamente presenti nei portafogli degli investitori. Se a ciò si aggiunge una solida crescita delle vendite e degli utili, la difesa diventa un tema che potrebbe essere difficile da ignorare nei prossimi anni».
Piuttosto, l’esperto di Candriam invita a guardare con maggiore attenzione ai settori che verranno trainati dalla nuova politica industriale europea. «Dopo una forte corsa, le valutazioni stanno iniziando a normalizzarsi, creando nuovi punti di ingresso. La spesa per la difesa rimarrà probabilmente elevata data la persistente minaccia russa e la necessità di ricostruire le capacità militari. Privilegiamo le aziende che beneficiano dell’aumento dei budget tedeschi e quelle le cui valutazioni appaiono ancora ragionevoli».
Semiconduttori, il punto di forza europeo
C’è poi un’Europa che non produce solo carri armati, ma anche tecnologia all’avanguardia. «L’Europa è leader globale in alcune aree critiche, come le macchine per la produzione di chip e i chip specializzati per l’energia e l’IA – sottolinea De Bus –. Ciò sostiene l’indipendenza digitale e la competitività europea, supportata da politiche come lo European Chips Act». Dopo il picco del 2024, le valutazioni sono scese, e per Candriam «l’investimento è interessante nel lungo periodo».
Parallelamente, il vecchio continente si prepara a ricostruire se stesso. «Il settore delle costruzioni beneficia della maggiore spesa per le infrastrutture in Germania, della futura ricostruzione dell’Ucraina e dei più ampi piani di investimento in tutta Europa. Segmenti come i materiali da costruzione offrono ancora opportunità a valutazioni ragionevoli».
Utility, banche e Pmi: i pilastri nascosti
A sostenere il ciclo arrivano anche le utility, spinte dal piano RePowerEU e dalla necessità di adeguare le reti elettriche a una domanda in crescita, complice il boom dei data center per l’IA. «Il settore rimane valutato correttamente rispetto al mercato più ampio», osserva De Bus.
Buone notizie anche dal sistema creditizio. «I fondamentali delle banche rimangono robusti, sostenuti da un’economia UE resiliente. La domanda di credito potrebbe riprendersi gradualmente grazie agli investimenti delle aziende e ai mutui delle famiglie. Il margine di interesse netto sembra aver toccato i minimi, dato che la BCE ha sospeso i tagli dei tassi, mentre le banche europee rimangono strutturalmente ben capitalizzate. Nel complesso, le valutazioni non appaiono eccessive».
Infine, un’attenzione particolare va alle piccole e medie imprese, spesso il vero motore dell’economia continentale. «Le società più piccole potrebbero offrire un potenziale di rendimento interessante nei prossimi anni. Esse scambiano ancora a livelli di valutazione bassi nonostante una politica monetaria più favorevole, forti investimenti pubblici e l’allentamento delle pressioni derivanti dai costi energetici e dall’inflazione».
Il posizionamento per il nuovo ciclo
Per De Bus, la direzione è tracciata. «Concentrandosi sui temi strategici emergenti dell’Europa, gli investitori possono posizionare i propri portafogli per una trasformazione che potrebbe plasmare il prossimo ciclo di crescita della regione». Un ciclo che, per la prima volta dopo anni, non si chiamerà austerity, ma investimento. E autonomia.
