A cura di Afonso Borges, Fixed Income Research, Julius Baer
Il Tesoro statunitense non ha riservato sorprese, mantenendo invariati sia gli importi delle aste dei titoli con cedola sia le proprie forward guidance. Questo elimina un fattore di rischio rialzista per i rendimenti nel breve termine, ma rinvia semplicemente l’aggiustamento necessario per affrontare il crescente fabbisogno di finanziamento.
Come noi e il consenso ci aspettavamo, il Tesoro statunitense ha mantenuto invariati gli importi delle aste dei titoli nominali con cedola e la relativa forward guidance, continuando a prevedere che tali importi rimarranno stabili “per almeno i prossimi diversi trimestri”. In altre parole, riprendendo la recente descrizione del Segretario al Tesoro Bessent sul ritiro della Federal Reserve dalla forward guidance, non c’è alcun “detox” dalla guidance del Tesoro. Questa insistenza è degna di nota per due motivi. In primo luogo, Bessent aveva criticato il Tesoro guidato da Yellen per aver presumibilmente utilizzato l’emissione di titoli di Stato per comprimere i rendimenti a più lunga scadenza in vista delle elezioni del 2024. Se quella critica aveva un qualche fondamento, oggi ne avrebbe ancora di più, due anni dopo, considerando il maggiore fabbisogno di finanziamento, la crescente dipendenza del Tesoro dai T-bill e l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato. In secondo luogo, il Treasury Borrowing Advisory Committee (TBAC) riteneva opportuno un detox: con un deficit di finanziamento previsto pari a 1450 miliardi di dollari nell’anno fiscale 2027-2028, mantenendo invariati gli attuali importi delle emissioni con cedola, il comitato ha raccomandato al Tesoro di valutare un aggiornamento della propria comunicazione, così da preservare una maggiore flessibilità in vista dell’anno fiscale 2027. Per il momento, ciò elimina un rischio rialzista per i rendimenti nel breve termine. Tuttavia, la realtà resta invariata: mantenere la guidance immutata significa soltanto rinviare l’aggiustamento inevitabile. Il rifinanziamento di novembre, che avverrà poco dopo le elezioni di metà mandato, rappresenta un’occasione politicamente più favorevole per ammorbidire il linguaggio utilizzato e recuperare una certa flessibilità nelle emissioni. Quando inizieranno gli aumenti, concentrarli sulle scadenze inferiori ai dieci anni limiterebbe la durata aggiuntiva che il mercato dovrebbe assorbire, rimanendo al contempo sostanzialmente coerente con il quadro di ottimizzazione del debito. Il Tesoro potrebbe segnalare questa preferenza già nel prossimo rifinanziamento e riteniamo che ciò contribuirebbe ad attenuare l’impatto negativo sui mercati derivante dall’apertura alla possibilità di aumentare gli importi delle emissioni con cedola.
