Ray Dalio, fondatore del gigante degli hedge fund Bridgewater Associates e riconosciuto guru dei mercati finanziari a livello globale, ha lanciato un nuovo avvertimento: gli Stati Uniti si avvicinano a una crisi del debito che potrebbe manifestarsi già a partire dai prossimi anni. In un post pubblicato su LinkedIn, Dalio ha quindi esortato gli investitori a ridurre drasticamente l’esposizione ai titoli di Stato e a incrementare quella verso asset “non governativi” come l’oro e, in misura minore, il Bitcoin.
Le dichiarazioni del noto investitore giungono in un momento di forte tensione sui mercati obbligazionari, con i rendimenti dei Treasury a lungo termine ai massimi pluriennali e il Giappone, il principale creditore estero degli Usa, che ha venduto parte dei propri titoli per sostenere lo yen.
Il “buco” da 2.000 miliardi di dollari
Secondo le stime di Dalio, le entrate del Governo federale Usa si attesteranno quest’anno intorno ai 5.500 miliardi di dollari, contro una spesa di 7.500 miliardi, lasciando un deficit di circa 2.000 miliardi di dollari (circa il 7% del PIL). A ciò si aggiunge un costo per gli interessi sul debito di circa 1.000 miliardi di dollari all’anno e la necessità di rifinanziare circa 10.000 miliardi di dollari di debito. “Se non cambierà rotta”, ha scritto Dalio, “una crisi del debito statunitense arriverà nei prossimi anni”. L’unica via d’uscita, secondo il fondatore di Bridgewater, sarebbe quella di ridurre il deficit fiscale al 3% del PIL, attraverso un mix di tagli alla spesa, aumento delle entrate fiscali e riduzione dei tassi di interesse.
La strategia: vendere obbligazioni governative, comprare oro (e un po’ di Bitcoin)
Di fronte a questo scenario, Dalio raccomanda una chiara riallocazione del portafoglio. “Sottopesare le obbligazioni e detenere circa il 10-15% del portafoglio in oro e ‘un po” di Bitcoin potrebbe sia ridurre il rischio che aumentare i rendimenti”, ha affermato.
In particolare:
Oro: Dalio suggerisce una allocazione specifica tra il 10% e il 15% del portafoglio, considerandolo la copertura principale contro il deprezzamento valutario e l’inflazione. Il metallo prezioso ha già registrato un aumento di oltre il 30% negli ultimi dodici mesi.
Bitcoin: La raccomandazione è più cauta. Dalio parla di detenere “un po’” di Bitcoin o “una piccola percentuale”, riconoscendone il ruolo come asset non governativo, ma senza equipararlo all’oro in termini di peso nel portafoglio.
“Mi aspetto che monete non prodotte dai governi, come l’oro e il Bitcoin, se la cavino relativamente bene”, ha spiegato Dalio. La sua tesi si basa sul fatto che, in un contesto di debito pubblico insostenibile, le banche centrali potrebbero essere costrette a stampare moneta per acquistare debito, indebolendo le valute e alimentando l’inflazione.
Un cambio di tono (parziale) su Bitcoin
Le dichiarazioni di Dalio segnano un’evoluzione rispetto al passato. In precedenza, il gestore aveva più volte sostenuto che il Bitcoin non potesse sostituire l’oro come riserva di valore. Pur ribadendo la preferenza per il metallo prezioso, l’investitore ha ora riconosciuto che una piccola esposizione alla criptovaluta può avere senso in un portafoglio diversificato. Già nel luglio 2025, Dalio aveva confermato di possedere una piccola quantità di Bitcoin.
Il fondatore di Bridgewater ha inoltre osservato che i recenti stress sul mercato dei Treasury, tra cui l’annuncio del Segretario al Tesoro Scott Bessent di incrementare i riacquisti di titoli a lungo termine, si inseriscono perfettamente nel quadro del ciclo del debito descritto nel suo libro “How Countries Go Broke: The Big Cycle“. Tali mosse, secondo Dalio, sono sintomo di una domanda di debito Usa che si sta assottigliando, e la capacità del governo di continuare su questa strada è limitata.
Con il debito pubblico USA che ha superato i 40.000 miliardi di dollari e il rapporto debito/PIL al 122%, il più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, l’allarme di Dalio si aggiunge a un coro crescente di voci che mettono in guardia sulla sostenibilità delle finanze americane. Per gli investitori, il messaggio è chiaro: è tempo di guardare oltre i confini del debito sovrano.
