La settimana che si apre si preannuncia particolarmente intensa per gli operatori finanziari, con un calendario ricco di dati macroeconomici di primaria importanza sia dagli Stati Uniti che dall’Eurozona. E, come sottolinea Antonio Tognoli, responsabile macro analisi e comunicazione di Cfo Sim, “Il piatto forte sarà il rapporto sull’occupazione, ma non mancheranno altri indicatori capaci di orientare le aspettative degli investitori”.
Il mercato del lavoro americano al centro dell’attenzione
Il calendario statunitense si apre mercoledì 1 luglio con l’ISM Manufacturing PMI di giugno, dopo il buon 54 registrato a maggio, e l’ADP Employment Change, stimato intorno ai 120mila nuovi posti di lavoro, sostanzialmente in linea con i 122mila del mese precedente. Ma il vero appuntamento clou è fissato per giovedì 2 luglio, anticipato di un giorno a causa della chiusura di venerdì 3 per l’Independence Day. In quella data saranno diffusi i Non-Farm Payrolls di giugno, insieme al tasso di disoccupazione e alla crescita dei salari. Dopo i 172mila posti di lavoro creati a maggio e un tasso di disoccupazione stabile al 4,3%, gli investitori cercheranno conferme su quanto il mercato del lavoro stia effettivamente rallentando o se invece continui a mostrare segnali di resilienza. “Un employment report forte rafforzerebbe il dollaro, mentre un dato debole, invece, alimenterebbe narrative di rallentamento e sostituirebbe la propensione al rischio”, spiega Tognoli.
Gli altri indicatori USA: prezzi delle case e fiducia dei consumatori
Oltre ai dati sull’occupazione, la settimana offrirà altri spunti significativi. Martedì saranno pubblicati il Case-Shiller sui prezzi delle case, la Consumer Confidence e il rapporto JOLTS sulle offerte di lavoro. Mercoledì, infine, arriveranno i dati sulla Construction Spending. Nel loro complesso, questi indicatori punteranno a chiarire se l’economia americana mantenga lo slancio nonostante le tensioni geopolitiche e le possibili ripercussioni tariffarie. La difficoltà principale, come rileva l’analista, sta nel fatto che “questi dati potrebbero non contribuire a chiarire il quadro dell’inflazione o le prossime mosse della Fed”. Di conseguenza, è probabile una certa volatilità nel breve termine.
L’Eurozona tra inflazione ostinata e recupero fragile
Per quanto riguarda l’Eurozona, l’attenzione si concentrerà sui dati di inflazione e sentiment. Mercoledì 1 luglio verrà diffuso il flash HICP di giugno dell’Eurozona. Dopo il 3,2% di maggio, il dato più alto da settembre 2023, le attese sono per un valore stabile o in lieve calo intorno al 3,1%. Un’inflazione che si ostina a rimanere sopra il 3% rafforzerebbe l’idea di una Banca Centrale Europea molto cauta sui tassi. L’Eurozona, commenta Tognoli, “continua ad apparire ancora in modalità recupero fragile, vista la crescita moderata, l’inflazione appiccicosa e la dipendenza dalle dinamiche energetiche globali”. Per l’Europa, un’inflazione core che non scende aggraverebbe il divario di policy con la Fed e manterrebbe pressione sull’euro.
Il peso della riunione FOMC e i segnali dalla curva dei rendimenti
Il catalizzatore più significativo delle scorse settimane è stata la riunione del FOMC, la prima di Warsh come presidente della Fed. Sebbene la decisione di lasciare i tassi invariati sia stata unanime, il dot plot aggiornato ha chiarito che una parte consistente del comitato ha assunto una posizione più restrittiva, spingendo i future sui tassi federali a prezzare due rialzi entro la metà del 2027. “Rendimenti più elevati, un dollaro che tenta di rafforzarsi e il significativo appiattimento della curva dopo la riunione del FOMC, rappresentano tutti fattori di rischio a breve termine per la propensione al rischio”, avverte l’esperto. Questi elementi sottolineano inoltre la crescente importanza della diversificazione, soprattutto considerando che le correlazioni tra azioni e obbligazioni rimangono elevate.
Il quadro macro migliora nonostante le incertezze
Nonostante le difficoltà macroeconomiche sul fronte dei tassi di interesse e del dollaro, il quadro generale continua a migliorare. L’indice anticipatore dell’economia LEI del Conference Board è aumentato dello 0,1% a maggio, trainato dalle componenti finanziarie dell’indagine. Anche il Business Roundtable CEO Economic Outlook Index ha registrato un miglioramento per il quarto trimestre consecutivo. Inoltre, l’indice di attività generale corrente della Fed di Filadelfia è tornato in territorio espansivo a giugno, grazie a un netto miglioramento dei nuovi ordini. “Questo è importante perché un contesto macroeconomico più stabile, favorito dal memorandum d’intesa di 60 giorni con l’Iran e da un certo allentamento del rischio geopolitico, dovrebbe continuare a sostenere i mercati azionari”, osserva Tognoli.
Gli utili restano il motore principale del mercato
Quest’anno gli utili sono stati il principale motore della sostenibilità del mercato e le revisioni degli utili per azione rimangono positive, in particolare nel settore dell’intelligenza artificiale. Il mese prossimo inizierà la stagione degli utili del secondo trimestre, dopo il trimestre con la crescita degli EPS più forte dalla riapertura post-COVID. “Sì, il settore tecnologico statunitense rimane al centro del trend positivo degli utili, ma l’ampiezza di tale trend è maggiore di quanto suggeriscano i rendimenti di mercato”, afferma Tognoli. Le stime medie degli analisti non mostrano alcun settore statunitense con revisioni al ribasso, mentre a livello europeo e globale solo i due settori dei beni di consumo registrano più declassamenti che miglioramenti.
La diversificazione e l’importanza della selettività
La strategia di investimento rimane incentrata sull’equilibrio e sulla selettività, piuttosto che sulla ricerca di una rotazione binaria. La concentrazione del mercato è aumentata e il divario di performance tra le aziende che hanno investito nell’IA e quelle che non l’hanno fatto rimane evidente. Tuttavia, i dati principali degli indici raccontano una storia più complessa. Nonostante la forte attenzione all’IA, l’indice S&P 500 ponderato per capitalizzazione e l’indice S&P 500 Equal Weight hanno registrato rendimenti quasi identici da inizio anno, rispettivamente del 10,18% e del 10,25%. Le small cap si sono distinte in modo più evidente, con l’indice Russell 2000 in rialzo del 20,81% da inizio anno. “La dispersione all’interno di ciascun indice rimane elevata, sottolineando l’importanza dei fondamentali specifici delle singole aziende nel determinare le performance quest’anno”, conclude Tognoli.
Volatilità e opportunità in un mercato in lateralizzazione
Gli analisti continuano ad individuare opportunità, ma la pazienza è fondamentale in un mercato che sta ancora attraversando una fase di lateralizzazione. Sebbene l’ottimismo si sia concretizzato, non si può certo escludere completamente la debolezza stagionale tipica degli anni delle elezioni di medio termine. È importante quindi mantenere un’esposizione al mercato e gli investitori dovrebbero valutare la possibilità di sfruttare i periodi di debolezza per incrementare selettivamente tale esposizione, continuando al contempo a ricercare strumenti di diversificazione. Come sottolinea Tognoli, “rimaniamo ottimisti sugli asset rischiosi e sfrutteremmo i ribassi in modo opportunistico mentre il mercato si fa strada attraverso le fluttuazioni”.
