Il dibattito sul private credit è ora dominato dai riflettori puntati sulle Business Development Companies (BDC) retail, ma per gli analisti di Goldman Sachs il quadro complessivo è molto più ampio e rassicurante. «Per i partecipanti ai più ampi mercati del credito societario – scrivono in un recente report Amanda Lynam, Arun Manohar, Spencer Rogers e i loro colleghi – un’altra importante angolazione da considerare è se il ruolo del private credit nell’ecosistema del finanziamento sia cambiato a seguito degli eventi recenti. Noi crediamo che rimanga intatto e prevediamo di vedere opportunità di impiego in espansione nel lungo termine».
Secondo il rapporto “Private Credit Monitor: The longer-term view”, datato 13 aprile 2026, la dimensione del mercato globale del private credit (escluse le strategie di asset-based finance) è ancora modesta rispetto ad altri canali di finanziamento. A livello globale, il private equity è sei volte più grande, con 10.500 miliardi di dollari di asset in gestione contro i circa 1.700 miliardi del private credit. In Nord America, il credito privato risulta più contenuto anche rispetto ai prestiti commerciali e industriali delle banche statunitensi.
«La dimensione del mercato del private credit non è eccessiva rispetto ad altri canali di finanziamento come il private equity, i prestiti bancari e i mercati obbligazionari e sindacati – sottolinea il team di Goldman Sachs –. Vediamo spazio per un’ulteriore espansione, poiché l’insieme di opportunità per finanziare imprese a capitale privato è significativo».
Un dato centrale riguarda la platea di potenziali prenditori: il 63% delle imprese statunitensi con ricavi annuali pari o superiori a 100 milioni di dollari sono private, con quote ancora più elevate in Europa e Regno Unito. Il fatturato aggregato di queste aziende raggiunge quasi i 12.000 miliardi di dollari.
Negli ultimi anni, osservano gli esperti, si è assistito a una crescente fluidità tra mercato sindacato e private credit. Operazioni di rifinanziamento che vanno dall’uno all’altro sono sempre più frequenti, tanto che Goldman Sachs parla di un «continuum finanziario» tra mercati pubblici e privati. In particolare, i cosiddetti “jumbo loan” (prestiti da 1 miliardo di dollari o più) sono diventati più comuni, consentendo al private credit di servire imprese più grandi che in passato si sarebbero rivolte esclusivamente ai mercati sindacati.
Sul fronte della performance, il Cliffwater Direct Lending Index (CDLI) ha sovraperformato sia l’high yield che i leveraged loan in 15 degli ultimi 21 anni. «I rendimenti totali del CDLI sono stati positivi in tutti gli anni tranne uno (il 2008, con -6,5%)», evidenzia il rapporto.
Quanto ai rischi di credito, gli esperti di Goldman Sachs notano che le perdite realizzate nel 2025 si sono attestate a 64 punti base, al di sotto della media storica di 100 punti base dal 2004. Anche i tassi di non-accrual e l’utilizzo del pagamento in kind (PIK) si mantengono in un range stabile. «L’attività di PIK all’interno del CDLI è stata compresa in un range negli ultimi anni e non segnala un deterioramento brusco», scrivono Lynam, Manohar e colleghi.
Sul fronte della covenant protection, il mercato diretto americano rimane più prudente rispetto a quello sindacato. Mentre il 92% dell’indice USD Leveraged Loan è cov-lite (privo di covenant finanziari manutentivi), nel private credit la maggior parte dei deal prevede almeno un covenant. «I prestiti private credit tendono ad avere più covenant di mantenimento – spiegano gli analisti –. Di conseguenza, i default da covenant sono spesso il primo segnale di difficoltà nel private credit, mentre nel mercato sindacato il primo segnale è più probabile che sia uno scambio distressed o una cedola mancata».
Per quanto riguarda i prezzi, dopo i picchi del 2022-2023, gli spread si sono compressi, ma rimane un differenziale significativo tra direct lending e leveraged loan, sia negli Stati Uniti che in Europa. «Questo differenziale esiste in larga parte per compensare il prestatore di private credit per aver mantenuto il prestito fino alla scadenza, nonché per il valore della personalizzazione, della flessibilità e della certezza di esecuzione e di prezzo».
Infine, il documento affronta il tema della concentrazione settoriale. Molti osservatori temono un’eccessiva esposizione al comparto software. Goldman Sachs osserva però che anche il mercato sindacato dei leveraged loan ha una esposizione altrettanto rilevante al settore tecnologico. «Se nel prossimo futuro si manifestasse un’ampia disruption legata all’intelligenza artificiale nel mercato del private credit – concludono gli autori – è altamente probabile che anche il mercato dei leveraged loan sindacati ne sia colpito. In tal caso, il private credit potrebbe utilizzare la sua dry powder per riempire i vuoti di finanziamento lasciati dalla volatilità del mercato».
