Portafogli e rischio “Minsky moment”

Dalla crisi finanziaria globale del 2008, i mercati finanziari sembrano aver sviluppato una singolare capacità di assorbire i colpi senza crollare. Titoli sulla crisi dell’Eurozona? “Comprare sui ribassi”. Rallentamento della Cina? “Comprare ancora”. Una pandemia globale? “Fare incetta”. Dazi commerciali? “Nessun problema”. Questa narrazione, ormai consolidata, racconta di un sistema in cui ogni flessione è stata rapidamente riassorbita grazie all’intervento tempestivo di banche centrali e governi. Attraverso quantitative easing (QE), tassi di interesse a zero, stimoli diretti e inversioni di politica economica, le autorità hanno di fatto insegnato al mercato una lezione pericolosa: che qualsiasi turbolenza è destinata a essere seguita da un rapido rimbalzo a “V”.

“Tutto ciò ha generato un eccesso di fiducia e ha portato a sottovalutare le potenziali minacce. E finora questo approccio ha dato ottimi frutti”, spiega Donny Kranson, portfolio manager, Quality Growth Boutique di Vontobel.

Fragilità nascosta sotto la superficie

Questa fiducia incrollabile ha avuto un effetto concreto sul comportamento degli investitori. Con i ribassi percepiti come rari e di breve durata, molti hanno deciso di abbassare la guardia. Le società difensive – quelle che crescono più lentamente del mercato ma proteggono il capitale nelle fasi di ribasso – sono state progressivamente abbandonate. “Con rischi che appaiono contenuti, non sorprende che gli investitori aprano i cordoni della borsa a ogni turbolenza e che le valutazioni si siano espanse”, osserva Kranson.

Tuttavia, questa noncuranza ha un prezzo. L’analista richiama il concetto di Minsky moment (termine economico che indica un improvviso collasso del mercato dopo un periodo di eccessiva assunzione di rischio, teorizzato dall’economista Hyman Minsky), una dinamica in cui lunghi periodi di stabilità alimentano una crescente propensione al rischio, creando le condizioni per correzioni profonde e prolungate. “Nell’aspettativa che ogni fase di ribasso sia seguita da un rapido rimbalzo a V, molti investitori hanno progressivamente ridotto il livello di protezione dei portafogli, esponendoli maggiormente a scenari di stagnazione persistente”. Secondo Kranson, la miscela attuale è tossica: “Valutazioni elevate, portafogli non posizionati per ribassi prolungati e crescenti livelli di debito mondiale costituiscono, a nostro avviso, una miscela tossica”.

Il monito della storia: correzioni brevi, poi decenni perduti

Per comprendere il rischio che si sta correndo, Kranson invita a guardare lontano, oltre gli ultimi quindici anni. Un’analisi di Morningstar citata dal gestore mostra la performance del mercato azionario statunitense dal 1870 a oggi, evidenziando un pattern ricorrente: periodi di correzioni contenute e rapide sono quasi sempre stati seguiti da fasi di declino molto più lunghi e dolorosi. “Abbiamo osservato altre correzioni contenute e di breve durata. Questi periodi sono stati tutti seguiti da correzioni più profonde e prolungate”, avverte il gestore.

Il dossier storico è eloquente:

  • I movimenti di fine Ottocento furono seguiti da un drawdown massiccio negli anni Dieci del Novecento, con un recupero durato oltre un decennio.
  • La calma degli anni Venti precedette la Grande Depressione.
  • Il boom degli anni Cinquanta e Sessanta lasciò spazio al logorante mercato ribassista degli anni Settanta.
  • La corsa inarrestabile degli anni Novanta si concluse con lo scoppio della bolla tecnologica e la crisi finanziaria globale.

Per chi ritiene che questi episodi appartengano a un passato remoto e irripetibile, Kranson offre un dato eloquente: “Solo 13 anni fa, nel 2013, le Borse statunitensi hanno finalmente ritrovato i livelli del 2000 in termini reali”. Un decennio perduto, insomma, non è solo un capitolo di storia, ma un fenomeno ancora attuale.

Proteggersi dalla prossima inversione

L’incognita principale rimane il catalizzatore. Saranno le attuali tensioni in Medio Oriente? L’instabilità nel mercato del credito privato? Per Kranson, la domanda è meno importante della risposta che si intende adottare. “Mantenere un’esposizione difensiva è forse ancora più importante man mano che aumenta la compiacenza di mercato. Comprare sui ribassi è un’ottima strategia se le flessioni sono contenute e rapide. Se però si protraggono, i flussi di capitale possono invertirsi, spesso in modo drammatico e senza preavviso”.

La strategia suggerita dal gestore non è quella di abbandonare la crescita, ma di bilanciarla con la resilienza. “Riteniamo che un portafoglio che bilancia società di qualità ad alta crescita con aziende più stabili, ma a crescita moderata, possa generare rendimenti superiori su un ciclo completo”, conclude Kranson. “Le società più stabili proteggono il capitale durante i ribassi e diventano il meccanismo di finanziamento per ribilanciare verso opportunità a crescita più rapida, quando i mercati sono in ripresa”.

In un contesto in cui l’illusione di sicurezza ha spinto molti a ridurre la protezione, la vera sfida per gli investitori potrebbe essere proprio quella di riscoprire il valore della pazienza e della difesa, prima che sia troppo tardi.