Portafogli azionari: come fattori e stili di investimento possono tradire le attese

Quando un investitore osserva il proprio portafoglio azionario, l’attenzione si concentra abitualmente sui grandi temi: l’andamento dei mercati, l’esposizione settoriale, le condizioni macroeconomiche. Ma esiste una minaccia meno visibile, spesso trascurata, che può erodere silenziosamente i rendimenti nel lungo periodo. È il cosiddetto rischio di stile e di fattore, e secondo gli esperti di Alliance Bernstein merita molta più attenzione di quanta ne riceva abitualmente.

I professionisti della società di gestione spiegano che “tali inclinazioni involontarie possono compromettere silenziosamente i rendimenti a lungo termine, aumentando la volatilità senza offrire rendimenti costanti”. Per le allocazioni azionarie principali, la loro raccomandazione è di ridurre attivamente questi rischi, essenziale per mantenere la strategia di investimento sulla giusta rotta.

Ma cosa sono esattamente i rischi fattoriali e di stile? Gli autori li definiscono come “l’esposizione di un portafoglio a fattori sistematici, come valore, crescita, momentum o bassa volatilità”. Alcune inclinazioni sono volute, altre no. Il problema è che molte si insinuano involontariamente, persino in portafogli concepiti per essere neutrali. E la difficoltà maggiore è che “stile e fattori vanno e vengono, a volte violentemente, e i portafogli con inclinazioni nascoste possono essere destabilizzati da queste rotazioni”.

Tre tendenze recenti rendono il fenomeno ancora più preoccupante. La prima è l’aumento della volatilità. Secondo la ricerca citata nel documento, “la volatilità annualizzata dei fattori momentum, growth, value e a bassa volatilità è aumentata sostanzialmente dall’inizio della pandemia di COVID-19”. Ciò significa che un’alterazione involontaria in un portafoglio può introdurre un rischio maggiore rispetto al passato.

La seconda tendenza riguarda la velocità delle rotazioni. Negli ultimi cinque anni, spiegano gli esperti, “la performance dello stile ha cambiato direzione in media ogni 233 giorni, rispetto a ogni 796 giorni tra il 2010 e il 2015”. Le implicazioni sono rilevanti: ciò che ha funzionato l’anno scorso potrebbe rivelarsi deludente l’anno prossimo. Gli autori sottolineano che “cercare di prevedere l’esposizione a specifici stili di investimento o fare affidamento sui successi passati è una strategia ancora più rischiosa, quasi impossibile da attuare e che può comportare conseguenze fiscali negative”.

La terza evidenza è forse la più significativa per chi cerca stabilità. Le strategie basate su stili e fattori specifici, scrivono da Alliance Bernstein, “non hanno sempre generato rendimenti superiori alla media nel lungo periodo”. Guardando all’ultimo decennio, emerge che sebbene alcuni fattori abbiano i loro momenti di gloria, “nessuno sovraperforma in modo affidabile il mercato nel tempo”.

Quali soluzioni propongono allora gli specialisti per chi desidera un portafoglio azionario di base stabile e bilanciato? La chiave, suggeriscono, è “minimizzare attivamente i rischi indesiderati nell’intera allocazione”. Neutralizzare le inclinazioni significa “bilanciare l’esposizione ai fattori in modo che nessun singolo fattore o stile determini la performance”.

L’approccio raccomandato si fonda su alcuni pilastri operativi. Innanzitutto, “la selezione dei titoli dovrebbe basarsi su un’analisi fondamentale per individuare aziende con una solida posizione competitiva, flussi di cassa robusti e team di gestione in grado di allocare il capitale con saggezza”. In altre parole, cercare “buone case in buoni quartieri – senza lasciare che le preferenze di stile prevalgano sui fondamentali”.

In secondo luogo, le posizioni dovrebbero essere dimensionate “per massimizzare l’alpha neutralizzando al contempo le distorsioni di fattore e di stile a livello di portafoglio”, il che può contribuire a ridurre la volatilità relativa della performance. Gli strumenti quantitativi di rischio sono essenziali per misurare l’esposizione ai fattori: “Quando i modelli di rischio rilevano inclinazioni indesiderate, le dimensioni delle posizioni possono essere modificate per minimizzare il rischio di fattore”.

La gestione disciplinata del rischio, aggiungono gli autori, deve andare oltre lo stile e i fattori. “I portafogli dovrebbero gestire attivamente anche altri rischi di mercato, di settore e legati alle mega-cap, e utilizzare il dimensionamento delle posizioni per evitare la concentrazione”. Tra le tecniche menzionate figurano l’analisi dei cluster per individuare correlazioni nascoste tra gruppi di titoli, e l’analisi tematica per decifrare in tempo reale cosa sta guidando i rendimenti, che si tratti di intelligenza artificiale, inflazione o cambiamenti politici.

In sintesi

La conclusione degli esperti è chiara: “Con l’evoluzione dei mercati, cambiano anche le influenze nascoste che modellano i risultati del portafoglio. Gli investitori che comprendono e gestiscono i rischi di stile e di fattore possono evitare deviazioni inutili e mantenere un percorso più chiaro verso i loro obiettivi di rendimento”. La raccomandazione finale è di “esaminare attentamente il profilo fattoriale del proprio portafoglio e chiedersi se tali esposizioni riflettono una convinzione o una coincidenza”. Solo i gestori che controllano attivamente questi rischi, concludono, possono contribuire a garantire che l’allocazione azionaria principale rimanga bilanciata, mirata e meglio posizionata per affrontare con maggiore serenità le rotazioni future.