Pimco: “Nesso debito-IA esagerato, il vero motore dei rendimenti dei Treasury resta la Fed”

Secondo un’analisi di PIMCO, il forte aumento delle emissioni di debito legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale non è la causa principale del recente rialzo dei rendimenti dei Treasury USA a lungo termine. A pesare sarebbero piuttosto le aspettative di politica monetaria e le mosse della Fed.

Ciclo e struttura: due forze da distinguere

Lotfi Karoui, Multi-Asset Credit Strategist di PIMCO, spiaga: “L’intelligenza artificiale è una tecnologia trasformativa con implicazioni sia a breve che a lungo termine per l’economia”. Tuttavia, l’impatto sul debito e sui premi per il rischio si manifesterebbe solo attraverso “un processo di aggiustamento pluriennale”, senza prevalere “sulle forze cicliche che influenzano i mercati”.

Karoui sottolinea che l’idea secondo cui “il forte aumento delle emissioni di debito legate all’intelligenza artificiale registrato dall’inizio dell’anno abbia contribuito al recente rialzo dei rendimenti del Treasury Usa a lungo termine appare esagerata”. L’andamento sarebbe invece determinato “principalmente dall’evoluzione delle aspettative di politica monetaria” e da “una rivalutazione del percorso atteso dei tassi da parte della Fed”.

Tassi e premio a termine: cosa dicono i numeri

L’analisi PIMCO scompone la variazione del rendimento del Treasury USA a dieci anni a partire dal 27 febbraio, ultimo giorno lavorativo prima dell’inizio del conflitto con l’Iran. Da quella data, i rendimenti sono aumentati di circa 51 punti base. Di questi, “38 punti base sono attribuibili al cambiamento delle aspettative sui tassi e solo 13 punti base a un premio a termine più elevato”.

Secondo Karoui, “lo shock dal lato dell’offerta di duration non si è ancora manifestato appieno”. Gli indicatori di duration media sugli indici Bloomberg restano “ben al di sotto dei picchi raggiunti nel periodo post-COVID”, segno che il mercato non ha ancora dovuto assorbire l’intera esposizione a una duration più lunga, che un ciclo sostenuto di investimenti in IA finanziato tramite debito “potrebbe alla fine generare”. Il rischio, conclude il strategist, “è reale, ma è più probabile che si manifesti come una pressione strutturale a lento sviluppo”.

I Treasury Usa restano una copertura utile

Nonostante l’espansione del credito legata all’IA, l’aumento dei deficit fiscali e gli squilibri esterni, PIMCO ritiene che i Treasury Usa non abbiano perso il loro ruolo di copertura nei portafogli multi-asset. “Sebbene l’attuale quadro fiscale in uno scenario di recessione non sia particolarmente rassicurante”, scrive Karoui, “è opportuno distinguere l’andamento ciclico dei mercati dalle preoccupazioni di più lungo periodo. Le due dimensioni possono coesistere.”

In caso di recessione, la maggior parte degli shock è di natura negativa sulla domanda, con effetti disinflazionistici che rappresentano “un fattore positivo per la duration”. Inoltre, il recente rialzo dei rendimenti obbligazionari “sta già giocando a favore degli investitori”, migliorando il profilo dei rendimenti totali attesi. “Se la crescita dovesse rallentare o le aspettative di politica monetaria dovessero essere riviste al ribasso, quel rendimento di partenza più elevato potrebbe fungere sia da cuscinetto che da potenziale di rialzo.”

Credito diviso in due: hyperscaler e resto del mercato

Il rapporto PIMCO evidenzia una divergenza significativa all’interno del mercato del credito. “Le curve degli spread 10–30 anni degli hyperscaler continuano a divergere rispetto a quelle dei loro pari non finanziari”, si legge nel testo. Gli hyperscaler (i grandi operatori tecnologici che investono massicciamente in IA) hanno mostrato “una forte propensione a fissare i rendimenti su scadenze molto più lunghe”.

Dall’inizio dell’anno, gli hyperscaler hanno rappresentato il 13% dell’offerta decennale (circa 21 miliardi di dollari), ma oltre il 30% delle emissioni a 30 anni (circa 32 miliardi di dollari). Il fenomeno è transvalutario: si osserva in euro, sterlina britannica, dollaro canadese, yen giapponese e franco svizzero. A febbraio, Alphabet ha persino emesso un’obbligazione centenaria in sterline.

Secondo Karoui, “l’irripidimento delle curve dei rendimenti a lungo termine degli hyperscaler riflette direttamente la richiesta da parte degli investitori di un maggiore premio per il rischio proprio nei segmenti in cui l’emissione è stata più consistente”.

Escludendo questi emittenti, la quota di offerta di credito investment grade a 30 anni in dollari è ai livelli più bassi del periodo post-Covid, inferiore al 10% del totale. Un fattore tecnico che, conclude PIMCO, continua ad attrarre gli investitori orientati al rendimento complessivo verso il credito corporate a lunga scadenza.