“La guerra tra Stati Uniti e Iran continua, senza un accordo in vista che risolva il doppio blocco delle spedizioni attraverso il Golfo Persico”. Così gli analisti di Barclays aprono il loro report settimanale sulle materie prime energetiche, tracciando un quadro di crescente tensione nei mercati petroliferi globali.
Il documento, intitolato “Chart Book: Diminishing strategic buffer“, dipinge uno scenario in cui le riserve strategiche di petrolio dei Paesi Ocse si stanno rapidamente assottigliando, mentre i flussi attraverso lo Stretto di Hormuz rimangono a livelli storicamente depressi.
Flussi in caduta attraverso lo Stretto di Hormuz
Secondo i dati citati dagli analisti di Barclays, nella settimana conclusasi il 14 agosto, le esportazioni nette di greggio e prodotti raffinati attraverso lo Stretto di Hormuz sono state in media di 4 milioni di barili al giorno, rispetto ai 4,8 milioni della settimana precedente. “Includendo l’effetto di alcuni reindirizzamenti”, scrivono gli esperti, “le esportazioni di greggio e prodotti raffinati dalla regione sono state in media di 8,4 milioni di barili al giorno durante i primi 38 giorni della nuova fase di escalation della guerra Usa-Iran, in calo del 60% rispetto ai livelli prebellici”.
Il cuscinetto strategico si riduce pericolosamente
Il dato più allarmante emerso dal report riguarda le scorte strategiche. “Le scorte petrolifere governative dell’Ocse sono diminuite di 180 milioni di barili durante i primi quattro mesi della guerra in Iran”, riferiscono gli analisti di Barclays citando i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. “Alla fine di giugno, il buffer strategico petrolifero dell’Ocse era pari a 23 giorni di domanda, in calo rispetto ai 27 giorni di fine febbraio”.
Questa riduzione del cuscinetto strategico rappresenta un elemento di vulnerabilità per i mercati energetici globali, in un momento in cui le tensioni geopolitiche non accennano a diminuire.
Le previsioni sui prezzi del Brent
Nonostante l’incertezza, Barclays mantiene le sue previsioni sui prezzi del petrolio. “Manteniamo le nostre previsioni sul Brent a 96 dollari al barile per il 2026 e 85 dollari al barile per il 2027”, dichiarano gli analisti, “rispetto alle medie implicite dei futures rispettivamente di 89 e 79 dollari al barile al momento della stesura del rapporto”.
La banca d’affari conferma inoltre la sua posizione rialzista attraverso strumenti derivati: “Manteniamo anche la nostra posizione lunga sullo spread call con strike 90-100 dollari al barile sui futures Brent di dicembre 2026”.
Il posizionamento degli speculatori
Un elemento interessante emerso dall’analisi riguarda il posizionamento degli speculatori. “Il posizionamento netto gestito dai money manager in Brent e Wti combinato si trovava la scorsa settimana al 29esimo percentile guardando al periodo dal 2014”, sottolineano gli esperti di Barclays. Questo dato suggerisce che gli speculatori non stanno scommettendo massicciamente su un ulteriore rialzo dei prezzi, nonostante le tensioni geopolitiche e la riduzione delle scorte strategiche.
