Per Comgest sull’azionario Usa tech, semiconduttori e pharma guidano le opportunità

Il primo trimestre dell’anno in corso si è chiuso con un bilancio complesso per i mercati azionari statunitensi, segnato da volatilità e cambiamenti strutturali che hanno colpito in particolare il settore tecnologico e i titoli growth. A tracciare di seguito il quadro è Francesco Manfredini, analista e gestore azionario Usa di Comgest, che evidenzia due shock principali alla base della fase di turbolenza.

Pressione sull’hi-tech e sul modello SaaS

Il primo elemento destabilizzante è stato l’avvento di strumenti di intelligenza artificiale agentica, che ha messo in discussione uno dei pilastri del settore software. “Abbiamo assistito a una contrazione dei multipli del Software-as-a-Service, poiché gli investitori hanno iniziato a interrogarsi sulla sostenibilità del modello basato sugli abbonamenti per utente”, spiega Manfredini. Un cambio di percezione rilevante, considerando che il SaaS era stato finora apprezzato per la sua capacità di generare ricavi stabili e margini elevati.

Tensioni geopolitiche e shock energetico

A peggiorare il contesto è intervenuta la crisi geopolitica legata all’Iran, con l’azione militare statunitense che ha spinto il prezzo del petrolio Brent vicino ai 120 dollari al barile nel mese di marzo. “Questo shock ha colpito in modo diretto i settori industriali e dei consumi, alimentando al contempo un rialzo dei rendimenti dei Treasury e riaccendendo i timori inflazionistici”, osserva Manfredini. Parallelamente, il quadro politico-commerciale ha subito un cambiamento significativo con la decisione della Corte Suprema di invalidare i dazi introdotti dall’amministrazione Trump, sostituiti rapidamente da una tassa globale del 15%.

Dati macro solidi (per ora)

Prima dello shock geopolitico, il contesto macroeconomico appariva tuttavia costruttivo. L’inflazione si attestava al 2,4% su base annua, mentre il tasso di disoccupazione rimaneva stabile tra il 4,2% e il 4,3%. “La spesa dei consumatori ha mostrato una buona resilienza, con una crescita dello 0,4% su base mensile a gennaio”, sottolinea Manfredini.

Performance dei mercati e rotazione settoriale

Nel complesso, l’S&P 500 ha registrato un calo del 4,4% nel trimestre, con perdite concentrate nei comparti tecnologico, finanziario e dei beni di consumo discrezionali. In controtendenza il settore energetico, sostenuto proprio dall’escalation geopolitica.

I titoli sotto osservazione

Tra le singole società, emergono dinamiche differenziate. Analog Devices ha mostrato una performance positiva, sostenuta dalla convinzione degli investitori sull’avvio di un nuovo ciclo espansivo. “Riteniamo che la società stia beneficiando di una crescita diversificata e dell’accelerazione dei ricavi legati all’intelligenza artificiale”, afferma Manfredini. Johnson & Johnson ha invece evidenziato una crescita in accelerazione, grazie soprattutto al contributo dell’oncologia e al recupero del segmento MedTech. “Si tratta di un titolo tipicamente difensivo, che tende a offrire stabilità nei momenti di incertezza”, aggiunge. Più articolata la lettura su Microsoft. Nonostante ricavi in crescita del 17% e un backlog in aumento del 110%, permangono interrogativi sugli investimenti. “Persistono dubbi sull’entità del CapEx e sui ritorni attesi, anche alla luce della concorrenza e dell’innovazione guidata da nuovi attori”, spiega Manfredini, pur ribadendo il ruolo centrale dell’azienda. “Microsoft resta un fornitore mission-critical di software e infrastrutture, uno dei veri ‘computer del mondo’.” Anche Oracle ha offerto segnali contrastanti. “Il mercato ha accolto positivamente l’aumento del backlog e la revisione al rialzo delle stime di fatturato, ma resta in attesa di maggiore chiarezza su rendimenti e sostenibilità degli investimenti”, osserva.

Prospettive: tra inflazione e disruption tecnologica

Guardando al secondo trimestre, il contesto resta incerto e dominato da forze contrapposte. “Da un lato abbiamo pressioni inflazionistiche nel breve termine, legate a geopolitica e politiche commerciali; dall’altro, forze deflazionistiche più strutturali derivanti dalla disruption dell’intelligenza artificiale”, evidenzia Manfredini. Una combinazione destinata a mantenere elevata la volatilità sui mercati.

Le strategie di investimento

In questo scenario, emergono due direttrici chiave. La prima riguarda una selezione più attenta nel comparto software. “Non tutte le società software sono uguali: privilegiamo quelle con dati proprietari, forte integrazione nei flussi di lavoro e ampie basi clienti”, spiega Manfredini. La seconda è focalizzata sulla costruzione di portafogli resilienti e diversificati. “Individuiamo motori di crescita strutturale come i pagamenti digitali, il miglioramento delle cure mediche, l’outsourcing e gli investimenti pubblici in infrastrutture”, conclude. Un approccio che mira a trasformare le fasi di volatilità in opportunità di lungo periodo.