PCE, Nvidia e Fed: il trittico che può cambiare il sentiment di Wall St.

La settimana che si apre si preannuncia come uno snodo cruciale per i mercati finanziari globali. In meno di settantadue ore, tre eventi di natura apparentemente diversa – la pubblicazione del dato sull’inflazione preferito dalla Fed, i conti del gigante dei chip Nvidia e il simposio di Jackson Hole – andranno a comporre un quadro unico, mettendo alla prova la solidità della tesi che ha sostenuto le borse negli ultimi mesi.

Come osserva Gabriel Debach, market analyst di eToro, questi appuntamenti “metteranno alla prova la stessa tesi: la crescita dell’intelligenza artificiale è ancora abbastanza forte da convivere con inflazione persistente, rendimenti elevati e un prezzo del capitale sempre meno controllato dalla sola Fed?”.

Petrolio, debito e fiducia

Prima del clou di metà settimana, il mercato dovrà attraversare due giornate che, pur apparendo di preparazione, potrebbero modificare il contesto complessivo. Lunedì, l’attenzione sarà concentrata sulle mosse di Scott Bessent, che presenterà una nuova offensiva economica contro l’Iran, mentre Teheran continua a minacciare conseguenze sulle esportazioni petrolifere dal Golfo. Con il Brent ancora saldamente nell’area dei 93 dollari al barile, lo Stretto di Hormuz si conferma una variabile monetaria di primo piano, capace di influenzare le aspettative sui prezzi dell’energia.

Martedì, il calendario macroeconomico si infittisce con l’indice Ifo tedesco, la fiducia dei consumatori americani e le vendite di nuove abitazioni. A questi indicatori si aggiunge un dettaglio tecnico di non poco conto: l’inizio di tre giorni consecutivi di aste del Tesoro americano. Dopo quanto accaduto la scorsa settimana, questo appuntamento si trasforma in un vero e proprio referendum quotidiano sulla domanda di debito statunitense, un termometro della fiducia degli investitori verso i titoli di Stato a lunga scadenza.

Il crocevia del PCE: inflazione o premio al rischio?

Il momento cardine della settimana scatterà mercoledì con la pubblicazione del deflatore PCE core relativo a luglio. Le attese degli analisti indicano un aumento dello 0,2% su base mensile, con la variazione tendenziale che dovrebbe attestarsi ancora intorno al 3,3%, un livello decisamente superiore al target del 2% della Fed. Nella stessa tornata di dati, verranno diffusi anche i redditi e i consumi personali, la seconda stima del PIL e gli ordini di beni durevoli. Proprio questi ultimi, come sottolineato da Debach, “meritano un’attenzione particolare perché misurano anche la propensione delle imprese a investire, quindi indirettamente una parte del grande ciclo di spesa legato all’AI”. L’economia statunitense, intanto, continua a sorprendere per la sua resistenza, con il PMI composito di agosto salito a quota 56, il livello più alto da oltre quattro anni.

Un dato PCE in linea con le attese potrebbe essere accolto positivamente, ma la vera sfida sarà osservare la reazione del mercato obbligazionario. Se i rendimenti del decennale e del trentennale scendessero in scia al dato, si riproporrebbe la relazione classica: inflazione più morbida, Fed meno aggressiva e rendimenti più bassi. Tuttavia, se anche un buon PCE lasciasse il trentennale vicino ai massimi, avremmo una notizia forse più importante dello stesso dato sull’inflazione. Secondo l’analista di eToro, ciò “vorrebbe dire che il mercato sta cominciando a chiedere un premio più elevato per detenere debito americano indipendentemente dal prossimo movimento della Fed. A quel punto il problema non sarebbe più soltanto quanto alzerà Warsh. Sarebbe quanto costa finanziare l’America”.

Nvidia, il termometro dell’intelligenza artificiale

A poche ore di distanza dal PCE, sarà la volta di Nvidia, la regina indiscussa del settore AI. Con una capitalizzazione di oltre 5.000 miliardi di dollari e un peso vicino all’8% dell’indice S&P 500, il risultato del colosso dei chip difficilmente resterà confinato al singolo titolo. Nvidia, come evidenziato da Debach, “è diventata contemporaneamente un’azienda, un termometro degli investimenti e una proxy della fiducia nell’intero ciclo AI”. Nel primo trimestre fiscale 2027, la società ha generato 81,6 miliardi di dollari di ricavi, in crescita dell’85% su base annua, con il settore Data Center a produrne 75,2 miliardi, il 92% del fatturato complessivo.

Per il trimestre in pubblicazione, la società ha indicato una guidance di circa 91 miliardi di dollari di ricavi, ma il consenso degli analisti è già salito oltre i 92 miliardi, con le stime più ottimistiche vicine ai 96 miliardi e un EPS atteso intorno a 2,09 dollari. Il problema, avverte Debach, è che “Wall Street si è abituata allo straordinario. Un beat potrebbe quindi non bastare. La vera partita sarà sulla guidance e, soprattutto, sull’economia degli investimenti AI”.

A complicare il quadro, si aggiungono segnali di un rialzo dei costi lungo la filiera. Bloomberg riferisce che alcuni dei maggiori clienti di Nvidia sono stati informati di aumenti superiori al 15% sui prezzi dei server AI, spinti principalmente dall’incremento dei costi delle memorie. L’intelligenza artificiale si trova così a fare i conti con una doppia inflazione: quella che arriva dai mercati finanziari, con i Treasury più alti che rendono più costoso finanziare data center e infrastrutture, e quella interna ai data center, dove memorie, networking, energia e componentistica costano di più.

Gli indicatori industriali, per ora, non mostrano un raffreddamento della domanda. Nei primi venti giorni di agosto, le esportazioni coreane di semiconduttori sono cresciute del 198,8% su base annua, mentre computer e periferiche hanno superato il +240%. Taiwan offre una fotografia meno euforica ma ancora robusta, con ordini all’export in crescita del 61,9% annuo.

Attenzione poi a Marvell Technology

Giovedì, l’attenzione si sposterà su Marvell Technology, con ricavi attesi intorno a 2,71 miliardi di dollari e un EPS di circa 0,93 dollari. Jensen Huang, il ceo di Nvidia, l’ha provocatoriamente indicata come una possibile futura società da 1.000 miliardi di dollari. Come spiega Debach, al di là dell’enfasi, la logica è interessante: “Se Nvidia misura la forza del cuore dell’AI, Marvell può dirci quanto quel cuore stia alimentando il resto del corpo”. I risultati di Marvell forniranno quindi un indicatore fondamentale per capire se la domanda di tecnologie AI si sta effettivamente irradiando a tutto l’ecosistema.

Il simposio di Jackson Hole

Il gran finale della settimana è affidato a venerdì e al simposio di Jackson Hole, dove interverrà il presidente della Fed, Kevin Warsh. Secondo Debach, “è forse l’appuntamento su cui Wall Street rischia di cercare la risposta sbagliata. Il mercato entrerà a Jackson Hole domandandosi se Warsh suggerirà un rialzo a settembre, una pausa o un nuovo cambio di rotta. Potrebbe non concedere nessuna delle tre cose”.

La nuova Fed, guidata da Warsh, sembra voler ridurre la dipendenza dalla forward guidance e riportare maggiore responsabilità sulle decisioni degli investitori. L’istituto centrale viene raffigurato più come un arbitro che come un giocatore: un arbitro stabilisce le regole, osserva ciò che accade e interviene quando necessario, senza sentire il bisogno di anticipare ogni fischio. Per questo, come sottolinea l’analista, “venerdì conterà meno sapere cosa farà a settembre e molto di più capire come pensa. Quanto pesa un’inflazione ancora sopra il 3%? Quanto conta un mercato del lavoro che sta rallentando? Come interpreta una curva che si irrigidisce mentre diminuiscono le aspettative di rialzi? E soprattutto, quanto deve fare la Fed quando il mercato obbligazionario sta già facendo parte del lavoro al posto suo?”.

La scorsa settimana, il decennale ha chiuso intorno al 4,74% e il trentennale al 5,27%, dopo essere scesi nel giorno dell’intervento del Tesoro. Il mercato ha ascoltato Washington, ma non le ha consegnato il controllo della curva. Se Warsh intendesse lasciare che i Treasury svolgano parte del lavoro di politica monetaria, anche l’assenza di una grande indicazione da Jackson Hole diventerebbe di per sé un messaggio. Il discorso di Warsh coinciderà con la pubblicazione della stima preliminare della revisione benchmark annuale dei payroll, un dato capace di modificare retroattivamente la fotografia del mercato del lavoro, e con l’arrivo dell’indice Chicago PMI e della fiducia finale dell’Università del Michigan.

La combinazione migliore per Wall Street sarebbe semplice: PCE contenuto, Nvidia capace di alzare nuovamente la guidance e rendimenti di lungo periodo in stabilizzazione. Tuttavia, come conclude Debach, “saranno probabilmente le contraddizioni a raccontare la storia più interessante”. Una settimana, insomma, in cui le certezze dell’era dell’intelligenza artificiale verranno messe alla prova da un incrocio di variabili economiche, finanziarie e geopolitiche di rara intensità.