La seconda edizione dello Swisscanto CIO Survey, pubblicata oggi, dipinge il ritratto di un settore finanziario elvetico che guarda al futuro con cauto ottimismo. Nonostante le turbolenze geopolitiche e le correzioni di mercato, i Chief Investment Officer degli istituti finanziari svizzeri mostrano una fiducia di fondo, orientando le proprie scelte verso asset reali e titoli tecnologici, in un contesto che sembra aver già metabolizzato lo shock petrolifero legato al conflitto in Iran.
Il petrolio non spaventa più
La sorpresa più rilevante emersa dal sondaggio, condotto su un campione di 50 CIO tra il 16 e il 23 giugno 2026, riguarda le previsioni sul prezzo del petrolio. Nonostante il perdurare di negoziati di pace considerati lenti e la concreta possibilità di una nuova escalation, nessuno degli intervistati si aspetta un ritorno del greggio sopra la soglia dei 100 dollari al barile. La maggioranza prevede anzi un consolidamento del prezzo in un intervallo compreso tra i 60 e gli 80 dollari, una forchetta che ricorda i livelli precedenti allo scoppio del conflitto. Questa percezione di normalizzazione è un elemento chiave per comprendere l’intero sentiment del mercato.
Tassi di interesse, il rischio inflazione è archiviato?
In coerenza con la visione distesa sul fronte energetico, solo il 22% dei CIO prevede un intervento restrittivo della Fed entro la fine dell’anno. Una posizione che contrasta con le aspettative del mercato, che attualmente sconta fino a due rialzi. Secondo Nicola Grass, responsabile della survey e senior portfolio manager presso ZKB/Swisscanto, il rischio di inflazione derivante dall’aumento del petrolio viene quindi considerato marginale. Gli occhi sono puntati invece sulla Banca Centrale Europea e sulla Banca del Giappone, per le quali la maggioranza prevede un ulteriore inasprimento monetario. Per quanto riguarda la Svizzera, la previsione dominante è invece quella di un tasso di riferimento invariato, suggerendo che il passaggio da un ciclo globale di tagli a uno di aumenti non sia affatto scontato.
L’oro resta il re degli asset
Nonostante una correzione del prezzo del 25% dai massimi di gennaio, l’oro si conferma l’asset class più amata dai CIO svizzeri. Il 57% degli intervistati si dichiara sovrappesato sul metallo prezioso rispetto alla propria allocazione strategica, con un posizionamento netto del 51%. Sebbene in calo rispetto all’impressionante 77% registrato a fine 2025, questa preferenza rimane schiacciante. Quasi il 90% del campione non prevede ulteriori ribassi significativi per il resto dell’anno, indicando che la recente flessione è stata interpretata più come un’opportunità che come l’inizio di una tendenza ribassista.
Azioni: Stati Uniti ed emergenti in pole position
All’interno del comparto azionario, le preferenze si concentrano sui mercati emergenti e sugli Stati Uniti. Il motivo principale risiede nell’elevata ponderazione dei titoli tecnologici in questi indici. I CIO scommettono quindi sulla continuità del rialzo guidato dall’intelligenza artificiale, un tema che continua a catalizzare l’interesse degli investitori. La fiducia generale appare comunque leggermente attenuata rispetto alla fine del 2025, con un posizionamento più neutrale in diverse categorie. Un dato significativo è l’alta percentuale di valutazioni neutre per le azioni svizzere, penalizzate da un indice fortemente sbilanciato verso settori difensivi come la sanità e i beni di consumo, meno attraenti nell’attuale contesto di mercato.
Europa e obbligazioni: i grandi esclusi
All’estremo opposto delle preferenze si collocano i titoli di Stato e le obbligazioni in franchi svizzeri, ampiamente sottopesati dalla stragrande maggioranza dei CIO. La combinazione di debito pubblico elevato, inflazione in rialzo e tassi di interesse persistentemente bassi in Svizzera continua a rendere questa asset class poco appetibile, una condizione destinata a rimanere invariata almeno fino al prossimo sondaggio. Nel comparto azionario, invece, a farne le spese è l’Europa. La debolezza relativa degli utili aziendali, influenzata dai maggiori costi energetici e da una minore esposizione alla filiera dell’intelligenza artificiale, rende i titoli europei meno competitivi rispetto alle controparti statunitensi.
L’ombra di una correzione tecnologica
Il forte entusiasmo per i titoli tecnologici convive con una diffusa consapevolezza dei rischi. Gli stessi CIO indicano che una delusione legata all’intelligenza artificiale rappresenta il fattore scatenante più probabile per una correzione del mercato azionario nella seconda metà dell’anno. Il rally sostenuto dall’IA è quindi percepito sia come un’opportunità che come un pericolo. A completare il quadro, solo il 4% degli intervistati prevede una recessione negli Stati Uniti, un dato che giustifica il sottopeso sui titoli di Stato. Un eventuale e marcato rallentamento della crescita americana coglierebbe quindi impreparata la quasi totalità dei gestori.
