Oro, WisdomTree: “La correzione è un sano reset per un nuovo uptrend”

L’oro ha vissuto una prima metà del 2026 da ricordare, ma per ragioni ben diverse rispetto allo straordinario rally degli anni precedenti. Dopo aver toccato il record storico intraday di 5.595 dollari l’oncia il 29 gennaio, le quotazioni hanno subito una brusca inversione di tendenza, riportandosi su livelli inferiori rispetto a quelli di inizio anno.

Un crollo che ha turbato non poco gli investitori, ma secondo Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research di WisdomTree, “si tratta di un sano assestamento e non della fine del bull market strutturale“. Il gestore sottolinea come l’eccezionale premio di valutazione accumulato durante il rally 2025-26 sia stato ampiamente riassorbito, riportando le quotazioni “decisamente più vicine alla nostra stima del fair value”.

I tre fattori che hanno innescato la correzione

La correzione non è stata causata da un singolo evento, ma da un concorso di fattori che hanno agito in sinergia. Il primo e forse più rilevante riguarda la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve. Secondo Shah, “la nomina ha ridato fiducia ai mercati circa l’indipendenza della politica monetaria statunitense”, facendo svanire quel premio al rischio che si era accumulato quando circolavano timori su una designazione di stampo più politico da parte della Casa Bianca.

Il secondo elemento è stato lo scoppio delle ostilità con l’Iran. Paradossalmente, un evento geopolitico che solitamente sostiene l’oro ha prodotto l’effetto opposto: “l’oro è stato utilizzato dagli operatori come asset altamente liquido per raccogliere il contante necessario a soddisfare richieste di coperture d’emergenza“. Un cortocircuito temporaneo, ma dagli effetti immediati e tangibili.

Il terzo fattore riguarda la domanda strutturale. “Gli afflussi verso gli Etp cinesi e indiani sono rallentati, e le nostre stime indicano che anche l’accumulo di oro da parte di Tether è diminuito significativamente“. Una frenata che ha contribuito a ridimensionare quella che Shah definisce “una nuova categoria di investitori” che aveva spinto i prezzi ben oltre i livelli giustificati dai tradizionali fondamentali macroeconomici.

Il premio di valutazione è evaporato

La tesi centrale dell’analisi di WisdomTree è che la correzione abbia azzerato quel premio di valutazione che si era creato nei due anni precedenti. “Con la correzione registrata nella prima metà del 2026, quel premio di valutazione si è quasi interamente assorbito”, afferma il documento.

Questa normalizzazione rappresenta un cambiamento cruciale per le prospettive future. Shah spiega che “piuttosto che dipendere da un’ulteriore espansione dei multipli di valutazione, i rendimenti futuri saranno ora più legati all’evoluzione dei fondamentali macroeconomici”. Un passaggio epocale che riconduce l’oro ai tradizionali driver di lungo periodo.

L’incognita dollaro e il ruolo della Fed

L’analisi di attribuzione condotta da WisdomTree mostra come “buona parte della debolezza registrata dall’oro nel corso del 2026 sia riconducibile al rafforzamento del dollaro statunitense”. Il biglietto verde ha beneficiato della relativa sicurezza energetica degli Stati Uniti durante il conflitto in Iran, salendo ai massimi da oltre un anno.

Shah, tuttavia, ritiene che questo vento favorevole possa presto invertirsi: “ipotizzando che le tensioni geopolitiche continuino ad attenuarsi e che i mercati energetici si normalizzino, parte di questo sostegno per il dollaro potrebbe venire meno”. E aggiunge che nel medio periodo “i fattori strutturali a favore di un deprezzamento del dollaro, tra cui il persistere dei deficit di bilancio e delle partite correnti, rimangono validi”.

Particolarmente interessante è la lettura che WisdomTree offre delle ultime mosse della Fed. Le proiezioni del Federal Open Market Committee e le relative dichiarazioni sono state interpretate dal mercato come il segnale di una banca centrale più hawkish, con i futures che scontano un primo rialzo dei tassi già a settembre. “A nostro avviso, questo riposizionamento del mercato appare eccessivo”, taglia corto Shah.

La tesi è che, con le pressioni energetiche destinate a rientrare e un mercato del lavoro che mostra “una crescita dell’occupazione più contenuta”, l’inflazione potrebbe rallentare più rapidamente del previsto. Il consensus degli economisti professionisti interpellati da Bloomberg stima che l’inflazione PCE degli Stati Uniti diminuirà dal 3,9% circa del secondo trimestre del 2026 al 2,2% entro il secondo trimestre del 2027.

Il modello che guarda al 2027

Integrando le stime di consenso di Bloomberg su inflazione, tassi dei Treasury e andamento del dollaro, il modello di valutazione di WisdomTree restituisce un prezzo obiettivo per l’oro di circa 4.563 dollari l’oncia entro il secondo trimestre del 2027.

“Ciò riflette un recupero superiore ai 500 dollari l’oncia rispetto ai livelli registrati alla fine del secondo trimestre del 2026, pur rimanendo nettamente inferiore al massimo storico intraday toccato a gennaio dello stesso anno”, sottolinea il rapporto.

Ma il dato centrale rimane un altro: “Il premio di valutazione che aveva alimentato buona parte del rally nel biennio 2025-26 si è ormai pienamente riassorbito, riportando le quotazioni in linea con le nostre stime di fair value”. Un riallineamento che, secondo WisdomTree, “offre basi più solide per le performance future”.

Le variabili che possono cambiare tutto

Consapevole dell’eccezionale incertezza del contesto macroeconomico, WisdomTree ha scelto di affiancare alla previsione centrale un’articolata analisi di sensibilità. L’approccio è pragmatico: “consente ai lettori di calibrare il modello secondo le proprie assunzioni in materia di inflazione, tassi d’interesse, andamento del dollaro USA e posizionamento degli investitori”.

Un esempio concreto: ipotizzando un dollaro USA a quota 104 e un aumento dei rendimenti dei Treasury decennali nominali a 5,24%, a parità di inflazione al 2,2% e posizioni speculative stabili a 150.000 contratti, il modello implicherebbe un valore dell’oro di circa 4.209 dollari l’oncia. Una differenza di oltre 350 dollari rispetto allo scenario base.

Shah conclude con un messaggio che cerca di bilanciare realismo e fiducia: “Da questo momento, l’outlook sull’oro sarà guidato principalmente dai fondamentali macroeconomici, con particolare riferimento alla traiettoria dell’inflazione, dei tassi d’interesse e del dollaro USA”. La correzione del 2026, per quanto dolorosa, potrebbe aver gettato le basi per una ripresa più solida e sostenibile.