Secondo un nuovo report di Goldman Sachs, il prezzo dell’oro potrebbe raggiungere i 5.400 dollari l’oncia entro la fine del 2026, sostenuto da fattori strutturali come la diversificazione delle riserve da parte delle banche centrali e un previsto taglio dei tassi da parte della Fed. Tuttavia, nel breve periodo, gli analisti della banca d’affari statunitense avvertono che i rischi sono orientati al ribasso.
Nel report intitolato Precious Comment: Structurally Bullish Gold, Tactically Cautious, gli analisti Lina Thomas e Daan Struyven spiegano: “Continuiamo a prevedere un prezzo dell’oro a 5.400 dollari l’oncia entro fine 2026, grazie alla continuazione della diversificazione delle banche centrali, al normalizzarsi di posizionamenti speculativi attualmente relativamente bassi, e ai 50 punti base di tagli dei tassi che i nostri economisti si aspettano dalla Fed”.
Gli analisti aggiungono che lo scenario di base “non prevede ulteriori liquidazioni private dell’oro né un’ulteriore diversificazione privata” al di là del modesto effetto legato ai tagli della Fed.
Un elemento chiave a sostegno delle previsioni arriva da un sondaggio condotto da Goldman Sachs durante la propria conferenza sulle banche centrali. Su un campione di 29 banche centrali, circa il 70% degli intervistati prevede un aumento delle riserve auree globali nei prossimi dodici mesi, mentre il 25% si attende un loro mantenimento sui livelli attuali. Sempre secondo il sondaggio, circa il 70% dei partecipanti ritiene che il prezzo dell’oro si stabilizzerà sopra i 5.000 dollari l’oncia tra un anno.
Nonostante questo quadro favorevole nel medio-lungo termine, gli analisti di Goldman Sachs mettono in guardia sulla volatilità immediata: “Vediamo i rischi di breve termine per la nostra previsione sul prezzo dell’oro come orientati al ribasso, poiché l’oro rimane vulnerabile a ulteriori liquidazioni qualora le interruzioni nello Stretto di Hormuz persistessero e i prezzi obbligazionari o azionari subissero ulteriori correzioni”. Gli autori precisano però che “gran parte del posizionamento sull’oro e l’eccesso di opzioni call sono già stati smaltiti”.
Per quanto riguarda il medio termine, Lina Thomas e Daan Struyven indicano che “i rischi sono orientati al rialzo se l’episodio iraniano – insieme agli sviluppi geopolitici più ampi, come Groenlandia e Venezuela – dovesse accelerare la diversificazione verso l’oro e pesare sulla percezione della sostenibilità fiscale occidentale”.
Il report sottolinea anche che il nowcast delle banche centrali per febbraio è stato debole, con soli 2 tonnellate di acquisti, probabilmente a causa di una pausa nelle comprese in presenza di estrema volatilità dei prezzi. Ciononostante, Goldman Sachs mantiene l’ipotesi che gli acquisti mensili medi delle banche centrali nel 2026 si attesteranno a 60 tonnellate.
Infine, gli analisti certificano la propria indipendenza: “Certifichiamo che tutte le opinioni espresse in questo rapporto riflettono accuratamente le nostre opinioni personali, che non sono state influenzate da considerazioni sugli affari o sulle relazioni con la clientela della banca”.
