Oro, Goldman Sachs: “Acquisti record e ancora prezzi in salita”

La questione della localizzazione delle riserve auree delle banche centrali sta diventando sempre più centrale per i gestori delle riserve internazionali. Lo rivela un’analisi approfondita di Goldman Sachs.

Secondo il sondaggio del World Gold Council citato nel report, la Banca d’Inghilterra rimane il luogo di custodia preferito dai gestori delle riserve, con il 57% degli intervistati che sceglie questa istituzione. Tuttavia, gli analisti sottolineano che “le banche centrali stanno diversificando sempre di più i luoghi in cui custodiscono il loro oro”.

Perché Londra e New York restano le piazze principali

Il report spiega che le scelte di custodia sono guidate principalmente da considerazioni di liquidità. L’oro detenuto presso la Banca d’Inghilterra o la Federal Reserve di New York si trova all’interno delle principali reti di regolamento mondiale dell’oro, garantendo “accesso immediato al mercato, accesso alla liquidità in dollari attraverso swap e la possibilità di generare reddito attraverso il leasing”.

Ma c’è un rovescio della medaglia. Come evidenziano gli analisti, “l’oro detenuto all’estero non è esente da rischi politici, incluso il rischio di congelamento o accesso limitato”, come dimostra il caso del Venezuela nel 2018, quando le sue riserve aurifere presso la Banca d’Inghilterra furono bloccate.

Il dilemma della custodia: estero o patria?

Il report affronta una domanda cruciale: se l’oro all’estero comporta rischi politici, perché le banche centrali preferiscono la diversificazione geografica alla semplice repatriazione?

Secondo gli analisti di Goldman Sachs, “conservare l’oro in patria riduce l’esposizione alle giurisdizioni estere, ma comporta dei costi”. Lo stoccaggio domestico richiede investimenti in sicurezza fisica, infrastrutture di audit e assicurazioni, costi che possono essere “sproporzionati per le banche centrali più piccole”.

Inoltre, “concentrare tutto l’oro in patria potrebbe sostituire il rischio di giurisdizione estera con il rischio politico e fisico interno”. Il report ricorda che durante la Guerra Fredda, alcune banche centrali europee spostarono parte delle loro riserve aurifere a New York proprio per preoccupazioni legate all’instabilità geopolitica.

Le alternative alla Banca d’Inghilterra

Sebbene la Banca d’Inghilterra e la Federal Reserve di New York rimangano le sedi dominanti per tonnellaggio, il report cita la BIS in Svizzera e la Banque de France come principali alternative. “La Cina ha più recentemente cercato di affermarsi come luogo di custodia alternativo”, aggiungono gli analisti.

I dati mostrano un quadro interessante: il 57% delle banche centrali intervistate dichiara di custodire parte delle riserve aurifere presso la Banca d’Inghilterra, mentre solo il 14% utilizza la Federal Reserve di New York.

Acquisti record e il ruolo della Cina

Il report stima che “gli acquisti delle banche centrali siano stati di 57 tonnellate a giugno”, con un contributo significativo della Cina. Su base trimestrale destagionalizzata, il tasso di acquisto raggiunge le 100 tonnellate al mese, un dato che gli analisti definiscono “ampiamente superiore alla media pre-2022 di 17 tonnellate”.

La Cina è stata il maggiore acquirente identificabile a giugno, con 40 tonnellate. Gli analisti sottolineano che “la diversificazione delle banche centrali dei mercati emergenti, in seguito al congelamento delle riserve russe del 2022, rimane l’ancora della nostra previsione di 4.900 dollari l’oncia per fine 2026“.

Un flusso di oro verso Londra: vendite o trasferimenti di custodia?

Un aspetto particolarmente interessante riguarda le 32 tonnellate di oro monetario affluite a Londra. “In linea di principio, questo potrebbe essere interpretato come oro portato a Londra per essere venduto, ma riteniamo che rifletta più probabilmente un trasferimento di custodia”, spiegano Lina Thomas e Daan Struyven di Goldman Sachs.

A sostegno di questa tesi, gli analisti evidenziano che “le disponibilità ufficiali di oro estero presso la Banca d’Inghilterra sono aumentate di 98 tonnellate durante il mese, più che sufficienti ad assorbire l’afflusso di oro delle banche centrali a Londra”. Se l’oro fosse stato venduto, sarebbe aumentata la detenzione di oro del settore privato a Londra. Invece, “le disponibilità nei caveau londinesi non appartenenti alla Banca d’Inghilterra sono diminuite”.

Prospettive per il prezzo dell’oro

Il prezzo dell’oro ha registrato un aumento del 10% dal minimo di metà luglio, avvicinandosi ai 4.400 dollari l’oncia. Secondo il report, “questo rally riflette un recupero della domanda degli investitori e probabilmente ulteriori acquisti da parte delle banche centrali“.

Gli analisti di Goldman Sachs identificano tre tipi chiave di domanda degli investitori nel loro modello di valutazione: le partecipazioni degli ETF occidentali, il denaro gestito netto del COMEX e la domanda di opzioni per le coperture di politica macroeconomica. Tutti e tre “hanno iniziato a recuperare” grazie all’allentamento delle pressioni sui tassi della Federal Reserve.

“I rischi per la nostra previsione sul prezzo rimangono orientati al rialzo”, avvertono gli analisti. “La quota dell’oro nei portafogli privati rimane bassa e i recenti sviluppi geopolitici, inclusi Iran e tensioni più ampie, potrebbero accelerare la diversificazione oltre le banche centrali, includendo gli investitori privati”.

Per gli anni a venire, Goldman Sachs mantiene l’assunzione di un acquisto medio mensile di 50 tonnellate nel 2026 e di 40 tonnellate al mese nel 2027, confermando la view di un trend pluriennale di accumulo di oro da parte delle banche centrali come copertura contro i rischi geopolitici e finanziari.