Contrariamente alle previsioni di molti analisti, il dollaro statunitense non ha subìto il deprezzamento atteso in seguito agli accordi di pace in Iran. Mentre molti operatori finanziari immaginavano un indebolimento della valuta americana dopo il cessate il fuoco e l’avvio dei negoziati di pace, la realtà dei mercati ha raccontato una storia differente. Come spiega Valentin Bissat, chief economist and senior strategist di Mirabaud Asset Management, “Il dollaro si è apprezzato durante il conflitto in Iran. Si pensava che proprio l’accordo di cessate il fuoco e, successivamente, l’accordo di pace – che comunque è in fase di negoziazione – potessero portare infine a un deprezzamento del dollaro ma non è stato così”.
Il ruolo chiave della Fed
La spiegazione di questa dinamica apparentemente controintuitiva risiede principalmente nelle scelte di politica monetaria adottate dalla Banca centrale americana. Secondo Bissat, “Ciò si spiega, per il momento, principalmente con l’operato della Banca centrale americana. Molti si aspettavano una Fed forse un po’ più accomodante, almeno nelle dichiarazioni”. La svolta è arrivata con la prima riunione della banca centrale sotto la nuova guida di Kevin Warsh, che ha riportato l’attenzione sull’inflazione. Le aspettative degli investitori si sono rapidamente adeguate: “Gli investitori si aspettano adesso circa due aumenti dei tassi nei prossimi mesi. Anche questo, quindi, contribuisce a sostenere il dollaro“, aggiunge l’esperto.
IA e flussi di investimento
Un ulteriore fattore di sostegno per il biglietto verde proviene dal settore tecnologico e, in particolare, dall’intelligenza artificiale. Bissat osserva che “per quanto riguarda il tema dell’intelligenza artificiale, sappiamo che i Paesi che ne traggono vantaggio sono certamente Taiwan, la Corea del Sud, il Giappone, ma anche gli Stati Uniti. Pertanto, in termini di flussi di investimento, ciò è positivo anche per il biglietto verde“. La convergenza tra politica monetaria restrittiva e attrattività del comparto tecnologico americano continua dunque a favorire la valuta statunitense.
Oro: correzione e opportunità di lungo periodo
La forza del dollaro e l’aumento significativo dei tassi di interesse reali stanno esercitando una pressione al ribasso sul prezzo dell’oro. Tuttavia, Bissat vede in questa fase di correzione un’opportunità: “Da parte nostra, abbiamo approfittato della correzione dell’oro per incrementare leggermente l’esposizione. Riteniamo che nel medio-lungo termine le prospettive per il metallo giallo siano ancora interessanti”. Nonostante i timori di breve termine legati a potenziali svalutazioni, le preoccupazioni strutturali rimangono valide. “Alla fine lascerà correre l’inflazione? Tornerà in primo piano la questione del debito? Si tratta di temi che al momento sono un po’ meno presenti, ma riteniamo che torneranno di attualità nel medio-breve termine”, spiega l’economista.
Prospettive e strategie d’investimento
Con un prezzo dell’oro intorno ai 4.000 dollari l’oncia, Bissat ritiene che “si tratti di livelli piuttosto interessanti per reinvestire in questo asset”. La strategia suggerita dal chief economist di Mirabaud Asset Management punta a sfruttare la debolezza temporanea del metallo prezioso per costruire posizioni in ottica di medio-lungo periodo, in attesa che i fattori di rischio legati all’inflazione e al debito sovrano tornino al centro dell’attenzione dei mercati. Un approccio che bilancia la forza attuale del dollaro con le opportunità offerte dalle correzioni di mercato.
