La riunione della Bce di oggi si preannuncia come una pausa rispetto al ciclo di rialzi dei tassi iniziato a giugno. Secondo Patrick Barbe, Head of European Investment Grade Fixed Income di Neuberger, “ci aspettiamo una pausa nella riunione della BCE di oggi, dato che dal primo rialzo di giugno i prezzi dell’energia e i dati sull’attività economica non hanno subito variazioni significative, rimanendo vicini allo scenario moderato della BCE”. L’analista sottolinea poi come i dati sull’inflazione fino a giugno si siano rivelati nettamente inferiori alle attese, elemento che ha influenzato le decisioni dell’istituto di Francoforte.
La BCE ha abbandonato la forward guidance tradizionale a favore di un approccio basato su scenari, una scelta dettata dalle difficoltà nel prevedere l’andamento dei prezzi energetici. “Prevedere i prezzi dell’energia è difficile, date le incertezze che circondano lo Stretto di Hormuz”, ha spiegato Barbe. Questo nuovo metodo consente alla banca centrale di delineare diverse prospettive di politica monetaria in funzione dell’evoluzione dei prezzi dell’energia, fornendo così maggiore visibilità ai mercati finanziari.
L’impatto dell’energia sull’economia europea
L’aumento dei prezzi dell’energia rappresenta principalmente una tassa sull’attività economica nell’area Euro, configurandosi come uno shock esogeno che può essere compensato, seppur con ritardo, da aumenti salariali. Barbe ha osservato che “per il momento non sono stati osservati effetti di secondo round; l’indicatore salariale dell’area Euro mostra un aumento su base annua del 2,6%, un livello inferiore alla soglia del 3% considerata motivo di preoccupazione”. Questo dato suggerisce che, nonostante le pressioni inflazionistiche, il rischio di una spirale prezzi-salari rimane contenuto.
La politica monetaria e i rendimenti obbligazionari
Secondo l’analisi di Barbe, “la politica preventiva della BCE non modifica le prospettive di rendimento delle obbligazioni dell’area Euro, che sono determinate dai fondamentali interni dell’area – caratterizzati da un’attività economica debole, in particolare in termini di spesa per gli investimenti”. L’esperto sottolinea come la politica restrittiva aggravi ulteriormente la debolezza degli investimenti, creando un circolo vizioso per l’economia europea.
La forma della curva dei rendimenti, piuttosto che i livelli assoluti, risulterà modificata dalle decisioni della BCE: “è prevedibile un appiattimento della curva tra le scadenze a 2 e a 10 anni”, ha previsto Barbe. L’analista ritiene che “la BCE dovrebbe adottare un orientamento restrittivo e annunciare un altro rialzo dei tassi a settembre, data la mancanza di una soluzione per la riapertura dello Stretto di Hormuz”.
Inflazione indiretta e prospettive di crescita
La BCE ha confermato di considerare un certo livello di inflazione indiretta come inevitabile, sebbene rimangano incognite sui tempi, l’entità e la durata di tale fenomeno. Barbe ha chiarito che “non riteniamo che un dato economico di questo tipo possa modificare la politica della BCE: solo una recessione o un’impennata nella perdita di posti di lavoro potrebbero influire sulla politica monetaria di Francoforte”.
Per quanto riguarda le possibili ripercussioni dei dazi commerciali, l’analista si mostra cauto: “non crediamo che nuovi dazi possano avere un impatto a breve termine sull’area Euro, poiché le sue esportazioni verso gli Stati Uniti sono troppo esigue rispetto al PIL stesso dell’area”. Tuttavia, ha avvertito che “un tale impatto potrebbe verificarsi se i dazi fossero di lunga durata e innescassero misure di ritorsione da parte dei governi europei”.
Il problema della crescita e il messaggio della BCE
Secondo Barbe, “il problema principale dell’area Euro è la debolezza della crescita, soprattutto alla luce della conclusione del programma NGEU il prossimo anno e del fatto che i rendimenti delle obbligazioni in euro siano già aumentati in anticipazione della politica restrittiva della BCE, ampiamente prevista”. L’analista suggerisce che la BCE dovrebbe lanciare un messaggio “hawkish” per annunciare un ulteriore aumento dei tassi a settembre, pur mantenendo un orientamento “data dependent”.
Opportunità di investimento e divergenze con gli Stati Uniti
Barbe individua un’opportunità principale “nell’attrattiva della curva dei rendimenti molto ripida, che offre elevati rendimenti da carry sulle obbligazioni a lungo termine rispetto al moderato rischio di inflazione interna nell’Eurozona”. L’esperto non prevede un impatto significativo dalla politica della Fed, sottolineando la crescente divergenza tra le due economie: “i dati mostrano una divergenza significativa: la forte attività negli Stati Uniti, trainata dal boom degli investimenti in IA, sta generando nuova occupazione, mentre ciò contrasta con la situazione in Europa, dove il settore industriale deve ripensare il proprio modello, in particolare alla luce degli elevati costi energetici”.
