Obbligazioni, Capital Group: “Più prudenti sul credito, opportunità sulla duration”

Le prospettive per l’economia mondiale, pur restando complessivamente favorevoli, si trovano ad affrontare un quadro sempre più fragile. A gettare ombre sul panorama internazionale è l’escalation del conflitto in Iran, che ha introdotto un nuovo e significativo fattore di incertezza. Lo scenario, già caratterizzato da segnali di rallentamento dell’economia statunitense, vede ora aumentare i rischi al ribasso per una crescita che, nel resto del mondo, si manteneva fino a poco tempo fa su livelli relativamente solidi. L’analisi della situazione arriva da Flavio Carpenzano, Asset Class Lead Fixed Income, Europe e Asia di Capital Group, che di seguito delinea un contesto in cui la volatilità geopolitica si somma alle fragilità macroeconomiche preesistenti.

Inflazione e banche centrali: il dilemma tra crescita e prezzi

Secondo Carpenzano, l’impatto inflazionistico derivante dal conflitto potrebbe rivelarsi più complesso del previsto. Nel lungo periodo, l’effetto sui prezzi potrebbe essere aggravato dal rallentamento della crescita e dal deterioramento della fiducia dei consumatori. Tale combinazione renderebbe potenzialmente non sostenibile un ulteriore aumento dei tassi di interesse. Tuttavia, le banche centrali si muovono con il ricordo del 2022 ancora vivo e potrebbero mostrarsi meno inclini a ignorare eventuali fiammate dell’inflazione, specialmente in un contesto di prezzi del petrolio persistentemente elevati.

Fed vs Bce: divergenze nelle strategie di politica monetaria

L’analisi di Capital Group evidenzia una probabile divergenza tra le principali banche centrali. Carpenzano prevede che la Federal Reserve adotterà un atteggiamento più prudente rispetto ad altre istituzioni, alla luce del suo duplice mandato e di un mercato del lavoro già in fase di indebolimento. Al contrario, le economie europee, maggiormente esposte alle pressioni sui prezzi, potrebbero indurre la Banca Centrale Europea e la Bank of England a mantenere un orientamento più restrittivo. Un elemento chiave, sottolinea l’esperto, è che il contesto attuale differisce significativamente dal 2022, con tassi più elevati e mercati del lavoro meno solidi, fattori che suggeriscono come gli effetti inflazionistici di secondo livello potrebbero risultare più contenuti.

Le mosse sull’asset allocation: focus sulla duration

Il conflitto in Iran ha già determinato un rialzo dei rendimenti obbligazionari, alimentato dall’aumento dei rischi inflazionistici percepiti. Questo movimento si è concentrato sui titoli a breve scadenza, provocando un appiattimento della curva dei rendimenti (bear flattening). In questo scenario, la duration torna a essere più interessante sotto il profilo valutativo. Carpenzano ha infatti modificato l’orientamento strategico, passando da una preferenza per il sottopeso di duration a una visione favorevole al sovrappeso. In particolare, vengono privilegiate la duration di Stati Uniti e Giappone, mentre si mantiene un approccio prudente nei confronti di quella europea.

La strategia sui tassi e il posizionamento geografico

Negli Stati Uniti, la preferenza si concentra sul tratto quinquennale della curva dei Treasury, ritenuto maggiormente resiliente in caso di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed. Parallelamente, i portafogli globali sono posizionati con strategie di “steepening” della curva. In tale ottica, Carpenzano spiega l’intenzione di ridurre le posizioni corte sui titoli decennali, incrementando la duration in Giappone e alleggerendo al contempo le posizioni sui mercati europei. Per quanto riguarda i mercati emergenti, si segnalano opportunità selettive in valuta locale, con l’eccezione della Cina, nei confronti della quale si preferisce ridurre il posizionamento. Al momento, non è invece giustificata una strategia di protezione dall’inflazione tramite TIPS.

Credito e valute: un approccio più prudente

Alla luce di uno scenario macroeconomico sempre più fragile, l’approccio sul credito è stato rivisto in chiave più prudenziale. Si privilegia ora un sottopeso alla spread duration, poiché gli spread non hanno ancora registrato un repricing significativo nonostante l’aumento dei rischi. Resta orientata una modesta posizione corta sugli MBS e una limitata esposizione alle obbligazioni corporate high yield. Nell’area europea semi-core, l’allocazione è stata ridotta, con una visione particolarmente negativa sulla Francia. Sul fronte valutario, infine, si mantiene un orientamento prudenzialmente ribassista sul dollaro, pur riconoscendo che il protrarsi del conflitto potrebbe sostenere il biglietto verde nel breve termine. A compensazione di questo rischio, il portafoglio presenta un sovrappeso sui mercati emergenti e, in misura più contenuta, sulle valute dei Paesi sviluppati.