Obbligazioni, attenzione: “Non basta più comprare e dimenticare”

I rendimenti obbligazionari, a livello globale, navigano vicino ai massimi da oltre un decennio, ma il messaggio per gli investitori è chiaro: la pacchia del “buy and hold” è finita.

Secondo Julien Houdain, Head of Global Unconstrained Fixed Income di Schroders, il 2022 ha rappresentato uno spartiacque storico, ponendo fine all’era dei tassi ultra-bassi e modificando la struttura stessa dei mercati. “I mercati obbligazionari globali continuano a offrire livelli di rendimento interessanti, ma gli investitori non possono più considerare il reddito fisso come un’allocazione semplice e passiva”, afferma Houdain. Con gli spread creditizi compressi rispetto agli standard storici, la componente “tasso” è tornata a farla da padrone, rendendo l’analisi delle mosse delle banche centrali cruciale quanto la selezione del credito.

Il “cuscinetto” del 5-6% e la protezione reale

Nonostante le turbolenze geopolitiche, Houdain evidenzia un vantaggio strutturale assente fino a pochi anni fa: il reddito iniziale. “A differenza del 2022, i livelli di income attuali offrono un punto di partenza solido. I rendimenti reali, al netto dell’inflazione, sono tornati a livelli significativi e contribuiscono a proteggere dalla volatilità dei mercati”, spiega l’esperto. Questa rete di sicurezza, definita “cuscinetto incorporato”, permette anche a portafogli prudenti con esposizione limitata ai settori più rischiosi di puntare a rendimenti complessivi nell’ordine del 5-6%. Un ritorno che, in un contesto di inflazione in calo ma non domata, restituisce appeal a un asset class a lungo trascurata.

Divergenza monetaria: la Germania sale, gli USA scendono

La chiave per navigare il 2026, secondo Schroders, risiede nella divergenza delle politiche monetarie. Houdain sottolinea come i movimenti dei tassi siano ormai slegati e spesso opposti tra le principali economie. “Se si osservano i movimenti nei principali mercati dei tassi, i risultati sono molto diversi”, nota. “I rendimenti a lunga scadenza in Germania e Giappone sono stati penalizzati a causa di politiche fiscali espansive. Al contrario, negli Stati Uniti e nel Regno Unito, i movimenti sono stati guidati dal calo delle pressioni inflazionistiche e da un indebolimento del mercato del lavoro”. Questa asimmetria impone flessibilità. Per sfruttarla, Houdain suggerisce un approccio chirurgico: separare l’esposizione al credito da quella ai tassi. “Si può essere positivi sulle aziende europee che beneficeranno degli stimoli fiscali tedeschi, coprendo però il rischio di tasso. Non esiste più un concetto di semplice ‘income’”, avverte.

Il paradosso fiscale: mercati emergenti più solidi?

In un rovesciamento delle percezioni tradizionali, l’analisi di Schroders evidenzia come le vulnerabilità fiscali siano oggi più concentrate nei Paesi Sviluppati che in quelli Emergenti. “Considerando il rapporto debito/Pil rispetto ai rendimenti reali, gli investitori sono meglio remunerati per detenere debito dei mercati emergenti rispetto a quello dei Paesi sviluppati, dove il debito è elevato e i rendimenti reali sono relativamente più bassi”, afferma Houdain. Tuttavia, anche in questo caso l’approccio deve essere selettivo. La preferenza va alle scadenze brevi (0-5 anni), segmento in cui le banche centrali locali esercitano un controllo maggiore, evitando un’eccessiva esposizione alle parti lunghe delle curve in presenza di deficit elevati.

Rete di sicurezza, ma niente pilota automatico

Guardando ai prossimi dodici mesi, lo scenario dipinto da Schroders è quello di un obbligazionario che funge da ammortizzatore quasi universale. Che si vada incontro a un rallentamento marcato con tagli aggressivi dei tassi o a una crescita più sostenuta, è “difficile immaginare un contesto in cui il reddito fisso non contribuisca ai rendimenti di un portafoglio”. La condizione imprescindibile, conclude Houdain, è l’abbandono della passività. “Per trarre davvero vantaggio dai cambiamenti di narrativa, è necessario confrontare il proprio livello di convinzione con il consenso di mercato. I rendimenti offrono una rete di sicurezza, ma per sfruttare appieno le opportunità serve molto più che limitarsi ad acquistare obbligazioni”.